antoniodeste

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Return To Forever Romantic Warrior
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.........Hai visto aqualife che castroni ci sono nel mio post? quella si chiama fretta..... me ne scuso con chi legge!
Return To Forever Romantic Warrior
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@squireisgod: "Where Have I Known You Before" è effettivamente uno dei grandi lavori di Corea in ambito fusion e mise in luce, credo per la prima volta, in grande spolvero il talento di Al Di Meola. Io preferivo Bill Connors, chitarrista che prese direzioni impreviste, ma pubblicò cose davvero interessanti prioma con la ECM e poi, in forma elettrica con alcune etichette indipendenti. Permettimi però da ascoltatore che ama anche il jazz, e parecchio, di ritenere indiscutibilmente più variegato, aperto e avanguardistico il progetto di Zawinul col bollettino atmosferico. Direi che storicamente i Weather Report sono un riferimento assoluto nella variazione del linguaggio jazz verso formepiù contemporanee. Resta inteso che i Return To Forever nella formazione classica ( Corea, White, Clarke, Connors/Dimeola)restano un grandissimo gruppo di jazz/rock ( come si diceva allora). A WHIKYB aggiungerei, se permetti, anche "Hymn of The 7th Galaxy"; che dici ?
@aqualife: ho lewtto solo oggi il tuo ultimo post. Stai tranquillo; spero che le tensioni siano passate e che tu stia bene. .....magari la prossima volta "correzioni" scrivilo con una sola "Z". senza offesa. bye.
Allan Holdsworth Hard Hat Area
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.....beh, giona, allora tiriamo fuori anche "Hector's House" su "Belladonna" dei dimenticati (e straordinari per l'epoca in cui lavorarono)Nucleus di Ian Carr che sicuramente conosci. Mi piacerebbe però sentire qualche parere riguardante le possibili analogie stilistiche e/o tecniche con l'"altro" grande chitarrista "gemello" di Holdsworth ( e purtroppo scomparso), Ollie Halsall. Interessa? Poi magari si continua con i Tempest e magari i Patto ( che però, detto sottovoce, con Holdsworth c'entrano 'na mazza....). byebye.
Allan Holdsworth Hard Hat Area
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Al solito, un'altra prova della classe, tecnica, creatività, concezione superiore della materia che Holdsworth da sempre, di fatto, ha dimostrato di possedere. Va detto però che non è un musicista per tutte le orecchie e che , nonostante lo stimi da più di trent'anni, effettivamente il suo linguaggio ardito e futuribile, può risultare ostico o addirittura incomprensibile per più d'uno. Personalmente ho visto Holdsworth a Londra nel 79 e, letteralmente mi travolse; la seconda volta a Gorizia, credo nel 2005 e sono rimasto (ancora) leggermente frastornato nel constatare il suo vulcanico approccio con lo strumento. "Hard Hat Area" effettivamente è uno dei suoi lavori più complessi e, ritengo, più riusciti. Ma anche i citati "Atavachron" o "I.O.U", oppure "Velvet Darkness"(quest'ultimo il suo primo lavoro, credo del 77), possono servire per inquadrare bene questo incredibile personaggio. Discreta la segnalazione del recensore. Mi permetto di suggerire, a titolo personale, un incredibile assolo di Holdsworth in "Hazard Profile Part 1" contenuto nell'album "Bundles" dei Soft Machine , credo del 76. Ne vale la pena.
Yes Yessongs
Yes Yessongs
25 ago 08
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@Squireisgod : indubbiamente se c'è una pesantissima pecca che penalizza gravemente "Yessongs" è quella della pessima qualità d'incisione. Mi sembra però paradossale in ogni caso confrontare tecniche e qualità di registrazioni "live" di cose fatte ad un intervallo temporale così forte ( 30 anni !). Si potrebbe riparlarne se "qualcuno" si degnasse di rimasterizzare come si deve ( e finora secondo me non è ancora successo ) un capitolo del prog così importante. Detto sottovoce, personalmente me lo sono rimasterizzato personalmente e con risultati davvero lusinghieri. Ne valeva la pena ( e il tempo ). Quanto alle differenti versioni Live/studio, Squireisgod, padronissimo di preferire quel che ti pare. A titolo personale "Yours is no disgrace", "The Fish" e " Heart Of The Sunrise", tanto per citarne tre dal vivo, sono irresistibilmente più coinvolgenti che quelle in studio, ma, si sa, sui gusti non si discute........... .
Robert Fripp Exposure
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'azz, dimentico sempre i numeretti.........
Robert Fripp Exposure
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Devo dire che di rado mi sono imbattuto in una scheda così precisa, dettagliata e pregna di autentica competenza. Magari si potrebbe sottilizzare spulciando su qualche inesattezza, peraltro di poco conto qua e là, come qualcuno ha puntigliosamente rilevato,ma resta il fatto che Carmine, per me, ha scritto una recensione da antologia che racconta molto di sè come ascoltatore/apprezzatore, e di Fripp, figura carismatica del rock di fine secolo e millennio scorso. Non mi risulta facile disquisire su questo contro/introverso lavoro del chitarrista di Bournemouth poichè sono un Crimsoniano di stretta osservanza soprattutto del primo periodo 1969/1974; Seguo Fripp da quando avevo 14 anni e adesso ne ho un bel pò di più, però obiettivamente "Exposure" non l'ho mai gradito tantissimo. Trovo addirittura più stimolanti le collaborazioni con Eno ( "No Pussyfooting" e la prima parte di "Evening Star" - NON "Equatorial Stars" ) e le meravigliose cose fatte con i soundscapes in toto a seguire. Avevo più o meno vent'anni quando "Exposure" uscì me davo ormai Fripp per fritto. Era da un pezzo che non se ne sentiva più notizia e quando lo rividi in vetrina ebbi un sussulto. A tutta prima colsi con sorpresa la sostanziale differenza d'approccio rispetto alla sistematicità e allo stile dei lavori e dei concetti precedenti, ma nonostante gli ospiti di lusso, le variazioni stilistiche, le revisioni dei contenuti, appariva ( e secondo me ancora lo è) un opera incoerente, vagamente slegata, senza un preciso filo conduttore( ammesso che dovesse averne uno), Rispecchia, con probabilità la difficile situazione psico-emotiva di Fripp in quegli anni (75/79) a cui Carmine fa riferimento nella scheda. Alcuni momenti sono notevoli, altri meno, altri molto meno. Ho riascoltato l'opera di recente ma l'impressione, 25 anni dopo, non è mutata di molto. Di solito è difficile "parlar male" di un artista a cui si è legati da moltissimi anni, come nel mio caso, ma credo che le cose migliori di Fripp, per chi proprio dovesse avvicinarsi a lui, King Crimson esclusi,siano da qualche altra parte. Un bravissimo a Carmine Pescatore. Ripeto, è una recensione degna di spazi più ....."up".
Rick Wakeman The Six Wifes Of Henry VIII
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.....Non per sbrodolarci addosso, ma anche da parte mia un sentito ringraziamente per le parole di Green Manalishi che stimo per l'indubbia qualità del gusto musicale e a Joe Cavalli che altresì conosco come profondo conoscitore ed estimatore di belle cose . Ragazzi, Keep on Rollin' !
Rick Wakeman The Six Wifes Of Henry VIII
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@Joe, direi che data l'oculatezza e la conoscenza in materia dell'argomento, sottoscriverei personalmente a grande lettere quello che hai scritto. Tutto molto corretto e utile alla conoscenza di chi, magari tardivamente, potesse aver mancato un autore/interprete/esecutore così importante ( anche per e con gli Strawbs) nella trasformazione del rock nei '70. Dimmi, Joe, hai mai visto Wakeman Live ? Saluti
Rick Wakeman The Six Wifes Of Henry VIII
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@Pi-Airot: Perchè ? White non l'ha fatto ?...... . @ Pibroch: Piacere rileggerti dopo tanto tempo ! Un vero peccato che poi Wakeman, già a partire con il secondo extra magniloquente "Journey to the centere of the earth" sia sbandato sempre di più fino ad arrivare al picco più infimo di "The myths and the Knights of round table"..... . Purtroppo, il personaggio non ha dimostrato, nonostante l'indubbio talento, di saper amministrare con equilibrio un così grande dono e le continue entrate e uscite dagli yes, il "vizietto" dell'alcool, e una produzione disordinata e di dubbia qualità lo hanno fatto scadere velocemente, anche nella credibilità, per quanto tecnicamente sia rimasto il mostro che è sempre stato. Con ciò voglio dire che, personalmente, se si esclude questo grande lavoro, Wakeman in fondo, a livello compositivo si è bruciato un pò troppo presto....... . Per fortuna si è pagato la pensione tornando (once more time ) con gli Yes. Ma ci resterà ancora a lungo ? Mah.....