Non c'è niente di meglio di un bicchiere di vino rosso per lubrificare una conversazione, tranne forse due. Quella sera comunque non ricordo di averli contati. Ricordo invece che, dopo aver stappato una bottiglia di Terre Brune del 2001, c'è voluto davvero poco per veder scorrere accanto al vino fluenti parole su uno dei nostri argomenti preferiti: la musica. Banali argomentazioni condivise sulla povertà del panorama musicale odierno sono state le migliori premesse della discussione. Queste pian piano ci hanno portato a sfogliare con curiosità una prestigiosa rivista mensile alla ricerca di novità interessanti, in grado di smentirci. Lì, con sommo stupore, abbiamo scoperto l'esistenza di un disco appartenente al genere "Fast Folk". "Fast Folk? E cos'è?"

Lo spunto classificatorio del recensore e i vapori etilici ci hanno così portato a filosofeggiare a lungo sul fatto che affermare un "Fast Folk" presupponeva probabilmente l'esistenza di uno "Slow Folk". Però, questa logica ineccepibile e alcolica, fonte di narcistica soddisfazione, risultava nella sostanza inutile, poiché non ci aiutava a capire cosa effettivamente fosse l'uno (Fast) ed eventualmente l'altro (Slow). Di qui una domanda: le incomprensioni manifestatesi nascevano dalla nostra ignoranza, oppure dall'incapacità comunicativa del recensore o ancora da entrambe? Preso atto che la nostra ignoranza crassa in materia era da ritenersi certa, indiscussa, pacifica, rimaneva il dubbio sull'eventuale sussistenza della seconda ipotesi. Così dopo ben sette minuti di drammatica tensione nel cercare una risoluzione al dilemma, accompagnati da un'incerta rilettura a voce alta della recensione, alla fine prima ci siamo arresi, poi abbiamo assolto il recensore, quindi abbiamo dato tutta la colpa dei dubbi al vino, stappando per punizione una seconda bottiglia (tiè!). Poi mezzo ubriachi ci siamo ascoltati un bel disco folk, senza domandarci se fosse "Fast" o "Slow" e 'fanculo alle classificazioni.

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Sarà per il costante ripetersi delle identiche forme del rituale, ma faccio davvero fatica a pensare senza irritazione al capodanno imminente: brindisi, sorrisi, feste, cenoni e naturalmente auguri ad libitum. E proprio gli auguri sono forse il problema maggiore, più che altro perché, dai primi di Dicembre in poi, fra fugaci incontri nella ressa dei negozi, sms, mail e quant'altro, non finiscono mai ed alla fine la loro ripetizione estenuante - attiva e passiva - sembra svuotarne il senso reale, se mai ne esiste uno. In più capita abitualmente di dimenticarsi di porgere i propri auguri a qualcuno o al limite di essere dimenticato. Se il secondo caso non è un problema, il primo può diventarlo, specialmente se sei geneticamente distratto e con tanti amici permalosi.
Se poi sei anche un web-tossicodipendente, dovrebbe essere naturale formalizzare gli auguri ai membri delle varie community, cui tutti i web-maniaci - categoria cui ti pregi di appartenere - capita di bazzicare più o meno intensamente. E qua i problemi aumentano ancora, più che altro perché, talvolta, non sai nemmeno a chi stai porgendo i tuoi auguri. La moltiplicazione dei troll e dei fake, che manco Gesù Cristo con i pani e i pesci, comporta, infatti, lo sviluppo formale di una moltitudine di relazioni, spesso fittizie, che di fatto risultano potenzialmente riconducibili a poche effettive unità.
Ecco dunque l'augurio all'irriducibile e duro del forum, ma anche alla timida, romantica e sognatrice utente, magari sospettando, se non sapendo, che alla fin fine sono la stessa persona, suddivisa dall'invincibile tentazione della sempre più diffusa schizofrenia virtuale. Che fare allora davanti a questa continua dissoluzione dell'io? Suddividere di conseguenza anche gli auguri? Oppure ottimizzare lo sforzo con un augurio al prezzo di due? Mah... pensandoci bene... forse l'unica è non pensarci troppo. In fondo anche nella vita reale l'ipocrisia delle maschere è all'ordine del giorno e non da oggi. Auguri quindi a tutti, anche doppi, tripli se non quadrupli, sperando che il nuovo anno riappacifichi anime suddivise in tanti misteriosi rivoli.

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Davanti all'ipocrita platea di Los Angeles, dove dovevi ritirare un premio alla carriera tardivo e altrettanto ipocrita, raccontasti del tuo cuore malandato, ormai sostituito con quello di una giovane e sfortunata trentenne. Avrebbe potuto battere altri quarant'anni, nei quali avresti continuato a raccontare le tue storie, la tua america popolata da splendidi figli di puttana, perché avevi sempre voglia di cinema. In fondo ci credevi, lo si leggeva nelle tue parole. Invece... Allora proveremo noi a immaginarle quelle storie che sarebbero potute essere, useremo belle canzoni, sceglieremo gli attori, immagineremo i personaggi e una bozza di storia. Accenderemo la luce e poi diremo "si gira". Non sarà mai la stessa cosa, lo sappiamo. Forse ci si potrà in parte consolare riguardando ciò che hai lasciato, che per essere amato non ha mai avuto bisogno di un premio.
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(Robert Altman fece il suo ingresso ad Hollywood nell'anno di grazia 1970 con la pellicola M.A.S.H., una commedia amara sull'idiozia della guerra e uno stile cinematografico alquanto particolare: largo utilizzo di attori e incoraggiamento all'improvvisazione. Altman è morto in un ospedale di Los Angeles la notte di lunedì: aveva ricevuto l'Oscar alla carriera quest'anno. Il suo più grande successo dopo M.A.S.H. resta Gosford Park, un thriller inglese fino al midollo e Golden Globe per la regia. Nominato per un Academy Award cinque volte (ma mai premiato), personalmente gli sono grato soprattutto per Nashville, dai più sottovalutato, dove il regista creò un affresco di anime - c'è la rock star, il cantante country, casalinghe frustrate - ognuna con la sua storia greve, raccontata così seccamente da non darti neanche il tempo di esser loro indifferente - mp).

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Stanco? Stressato? Debilitato? Esausto? Ti manca la fiducia? Il premier forte ti dà acidità di stomaco? "Morte del bicameralismo perfetto" secondo te dovrebbe essere solo il titolo di un brutto film? La devoluzione ti insinua l'idea d'una carenza vitaminica connessa ad acuti attacchi elicoidali ai testicoli/gonadi? Non digerisci la scadenza non programmata delle tue garanzie?
I sintomi sono chiari: sei debole di Costituzione. Rimediare però è veramente facile basta votare "NO" al referendum. "NO" al referendum e recupererai degnamente salute, lucidità, forza, ottimismo, serenità.

"Vota NO" in tutte le cabine elettorali il 25 e 26 Giugno

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