Chi è veramente "me"?

- scene da ricordare (62) -
 
Isaac Hayes - (They Long To Be) Close To You

SETTIMANA ISAAC HAYES: They Long To Be Close To You.....
 
Zoviet France - Mohnomishe (A1/A2) I Zoviet hanno provato in tutti i modi a donare alla scena Experimental una "Vernal Equinox" o "Music For 18 Musicians", senza riuscirci fin troppo. Il grezzo "Garista" rimane eccessivamente ancorato ai tribalismi dei 23 Skidoo, mentre dagli altri lavori mi aspettavo qualcosa di maggiormente "noise". Qui, però, sfornano una traccia killer, fatta di divino minimalismo e paurose bordate industrial.
 
Aurora Sutra - Regression (1993) Una bella prova dark ambient in stile Dead Can Dance. 1993.
 
Arrows of Love - Toad [ Official Video ]
Quando le Frecce d'Amore colpiscono, colpiscono.
 
V; - "1926"
V;=post punk band, di Boston ('79-'82), dei chitarristi Gary Gogel e George Petcoff. Canta Susan Anway.
 
Andiamo avanti con queste sperimentazioni nord-europee e muovendoci questa volta in terra germanica con una nuova proposta della rassegna #buzz riguardante un gruppo che - chiaramente - non conoscevo e che mi è stato come sempre suggerito da @[ALFAMA] .

Dzyan - Electric Silence (Bacillus Records, 1974)

Un altro disco degli anni settanta di una band tedesca, un trio (reinhard Karwatky, Peter Giger, Eddy Marron) che non suona esattamente quello che chiamiamo kraut-rock, ma che in questo disco, denominato 'Electric Silence' e uscito nel 1974, pure richiamando alcune sonorità dei Popol Vuh, si avventura su percorsi diversi e che affrontano maggiormente sperimentazioni concettuali ambient e di tipo meditativo. Il disco è il loro ultimo album e si può definire come una specie di improvvisazione ai limiti dello sperimentalismo più estremo e dove si incontrano generi come il jazz fusion e i rimandi alla musica folkloristica orientale. Il disco si apre subito con uno dei pezzi più particolari, 'Back To Where We Come From', una lunga sessione sperimentale di nove minuti basata sostanzialmente sul suono sperimentale del basso e sull'uso di percussioni minimali e suggestioni sintetiche sottomarine fino a una deflagrazione noise finale in una serie di sovraincisioni. Caratteristico il suono delle marimba utilizzato in più occasioni. 'A Day In My Life' si può considerare praticamente come una versione strumentale beta di 'Tomorrow Never Knows' dei Beatles. 'The Road Not Taken' riprende concettualmente la prima traccia: sembra che l'esercizio praticato consista nel fare risuonare gli spazi vuoti, che si alternano prepotentemente a una solitaria chitarra acid blues fantasma in uno stile a metà tra la psichedelia anni settanta e Ry Cooder. 'Khali' è forse la traccia più interessante, praticamente una sessione di musica ambient spaziale mescolata alla tradizionale musica indiana con l'uso di tabla e sitar fino al raggiungimento di una estasi sinfonica che anticipa di qualche decennio gli Spacemen 3. 'For Early Thinking' (in una maniera più sperimentale) e 'Electric Silence' sono episodi più tipicamente jazz fusion e che forse aggiungono poco all'opera nel suo complesso, salvo confermare le grandi capacità tecniche del trio e la loro eccentricità nelle composizioni di ogni genere. Un disco sicuramente particolare e di cui vale menzionare l'autore della bella e particolare copertina: l'artista tedesco Helmut Wenske, che non conoscevo ma che sicuramente vale la pena approfondire, soprattutto considerando il mio culto per la cultura sci-fi.

Dzyan - Khali [Electric Silence] 1974
 
Seconda proposta per la rassegna #zot2017 e in cui come spesso può succedere caschiamo in un episodio di space music e psichedelia drone. Stavolta con un episodio non indimenticabile ma che magari sarà comunque apprezzato dai cultori del genere.

The Space Spectrum ‎– The Dark Side Of The Red Eyed Queen (Self-Released, April 26, 2017)

'The Red Eyed Queen' è un disco pubblicato dagli Space Spectrum, collettivo space/kraut di Rendsburg, Germania. Il disco usciva nel 2013 e poi un anno dopo per l'etichetta Cosmic Eye Records. 'The Dark Side of the Red Eyed Queen', che invece il gruppo ha voluto pubblicare lo scorso 26 aprile, non è altro che la versione originale del disco così come Nico Seel (il frontman e la mente del progetto) l'aveva presentato all'etichetta, prima di ri-registrare il disco con la band al completo e l'aggiunta di Nils Seel al basso, Kevin Klein alla batteria e Jan Davis Schulz al synth. Sicuramente non ci troviamo di fronte a registrazioni di alto livello qualitativo, ma le due lunghe traccie nella loro oscurità drone, sono comunque due interessanti momenti di space music caratterizzate dal suono potente del basso, ua batteria molto elementare (chiaramente il limite principale della registrazione) e riverberi e distorsioni che si sovrappongono l'una all'altra, amplificandone una certa pesantezza e nichilismo. Niente di indimenticabile, ma può piacere forse anche più dell'originale proprio per questo suo essere una opera incompiuta e embrionale, frutto dell'istinto più che di un lavoro accorto e elaborato.

The Dark Side Of The Red Eyed Queen | The Space Spectrum