I Colonna Infame incarnano lo spirito di un'epoca che ha ancora tanto da insegnare.

 E verrà anche il tuo turno, sporco fricchettone!

La recensione del Demo dei Colonna Infame Skinhead esplora con nostalgia e coinvolgimento l'importanza della band nella formazione identitaria giovanile. Il disco, emblema della scena Oi! italiana, unisce ribellione antifascista ed energia musicale, anche se pecca di monotonia. Nonostante i difetti stilistici, resta un pezzo di storia dal forte impatto culturale e musicale. Riscopri l'energia e il messaggio senza tempo del Demo dei Colonna Infame Skinhead!

 La musica degli Spacemen 3 presuppone uno stato di alterazione per essere davvero compresa.

 È un documento che mostra l’intenzione prima della forma, la tensione prima del controllo.

La recensione indaga la prima registrazione degli Spacemen 3, sottolineando come l'album sia manifestazione di una visione musicale ancora grezza ma potentemente autentica. Il disco emerge come un documento di transizione, legato indissolubilmente a un'esperienza percettiva alterata e alla ricerca di una propria grammatica espressiva. Le tracce sono studiate per modificare lo stato d'animo dell’ascoltatore. Le carenze tecniche sono lette come punti di forza dell'urgenza creativa. Un'opera di origine, non di compimento. Scopri come è nata la leggenda degli Spacemen 3 e immergiti nelle radici della psichedelia più pura.

 "Sirat è il ponte tra paradiso e inferno, sottile come un capello e affilato come una lama."

 "Stare insieme ci salva, ci cambia, ci migliora. Anche nel deserto infernale del Marocco profondo."

Il film 'Sirāt' di Óliver Laxe trasporta lo spettatore in uno scenario desertico, dove un rave diventa metafora di un viaggio esistenziale. Tra paesaggi mozzafiato e colonne sonore techno ipnotiche di Kangding Ray, i protagonisti ricercano libertà e redenzione, sospesi tra inferno e paradiso. La narrazione approfondisce temi come la solidarietà, la trasformazione umana e la difficile ricerca di senso, in un'atmosfera visiva intensa e meditativa. Entra anche tu nel viaggio mistico di Sirāt: lasciati conquistare dal deserto e dalla sua techno ipnotica.

 Duap e Colonna Infame: due pesi massimi per uno split che è storia del punk italiano.

 "Nel nostro cuore, la nostra forza! E la speranza, non è mai morta!": uno dei bridge più fieri mai scritti.

La recensione esplora lo split tra Duap e Colonna Infame Skinhead, due band fondamentali dello street punk italiano a cavallo tra anni '90 e 2000. L'autore descrive l'intensità, la rabbia e i temi emotivi emergenti dalle tracce, sottolineando come entrambi i gruppi abbiano dato vita ad alcuni brani ormai iconici. Menzione d'onore ai testi che, pur semplici, trasmettono un forte spirito di rivalsa e appartenenza. Non mancano riflessioni sull'evoluzione delle band e il loro lascito nella scena punk nazionale. Scopri l'energia cruda dello street punk italiano: ascolta Duap e Colonna Infame Skinhead!

 Quando ci si adagia nella placida certezza che con la chitarra elettrica non ci sia più nulla di nuovo da comunicare, si può essere altrettanto certi che prima o poi arriverà qualcuno a dimostrare il contrario.

 La prospettiva unica di Mendoza sulla musica stessa... trasforma materiale familiare in qualcosa di vivo, in continua metamorfosi e riconoscibilmente suo.

La recensione mette in luce come Ava Mendoza riesca a rinnovare il ruolo della chitarra elettrica attraverso un approccio personale e originale. L'album d'esordio Shadow Stories si distingue per la capacità di reinterpretare standard, fondendo le influenze classiche e la formazione jazzistica con uno stile unico, espressivo e mai scontato. Mendoza evita i cliché sonori del guitar hero, privilegiando invece un racconto sonoro autentico e innovativo. Scopri come Ava Mendoza reinterpreta la chitarra e lasciati sorprendere dal suo stile!

 Un concerto godibilissimo che ha quel sapore di spettacolo registrato in presa diretta, veramente una chicca.

 Se volete una versione definitiva per il vostro impianto Dolby Surround è quello che fa per voi.

La recensione celebra la nuova edizione per il 50° anniversario di Wish You Were Here dei Pink Floyd, evidenziando la qualità superiore del cofanetto, l'inedita versione Dolby Atmos, demo rare e un concerto restaurato del 1975. Si sottolinea il valore aggiunto dato dal restauro di Steven Wilson e le differenze rispetto alle precedenti riedizioni. Scopri il cofanetto definitivo di Wish You Were Here e immergiti nel suono unico dei Pink Floyd!

 La gente ci sente spesso un tono estremamente allegro ma io...ci sento un suono molto combattivo e primordiale.

 Il gruppo maneggia infatti la componente strumentale con grande capacità e il modo in cui riesce a alternare brani da taverna a lunghe esplorazioni della natura nordica è mozzafiato.

La recensione analizza Spirit of the Forest dei Korpiklaani, esaltandone il connubio tra folk nordico e metal. L'album viene descritto come un esempio riuscito del genere, con enfasi su strumenti tradizionali, tematiche naturali e uno spirito festoso e combattivo. Il sound distintivo e la capacità narrativa del gruppo sono particolarmente apprezzati. Il disco viene considerato candidato ideale tra i migliori album folk metal. Scopri il sound unico dei Korpiklaani: ascolta Spirit of the Forest!

 L’album è il migliore dei Trinity e chissà perché Brian manderà tutti a casa e continuerà la carriera fondando un nuovo gruppo...

 Dominante su tutto è comunque il fantastico, potente motivo della Pavana del compositore classico Gabriel Fauré, convertito abilmente ad umori jazz rock attraverso le sonorità penetranti e appaganti dell’organo Hammond.

La recensione esalta Befour, ultima fatica dei Brian Auger & The Trinity, come il miglior album del gruppo. Grandi cover, evoluzione della formazione con l’ingresso di Gary Boyle e un sound potentemente jazz rock segnano il disco. L’opera brilla per arrangiamenti e l’uso magistrale dell’organo Hammond, lasciando un’impronta speciale nei primi anni ‘70. Scopri il sound unico di Befour: ascoltalo e lasciati trasportare nei mitici anni '70!

 Stigmate dà proprio l'impressione di essere un film di fine anni '90 girato quindici anni prima e distribuito con molto ritardo.

 Delusione, ahimè. Delusione.

La recensione di Stigmate sottolinea la delusione suscitata dal film, nonostante le premesse interessanti come il cast e la colonna sonora. Viene criticata la regia stereotipata e uno stile visivo datato, poco funzionale alla narrazione. I personaggi appaiono deboli e poco credibili, e l'atmosfera horror non decolla. Il tema dei Vangeli Apocrifi viene trattato in modo superficiale. Nel complesso, il film non riesce a distinguersi nel genere. Vuoi scoprire perché Stigmate divide pubblico e critica? Leggi la recensione!

 Mi aspettavo di più. Le caratteristiche sono poche e semplici, tutte già più o meno note ma a volte un po’ levigate.

 L’album non abbia spunti interessanti e brani più o meno riusciti... ma avrei preferito una marcia superiore.

Il primo capitolo della nuova trilogia dei Green Carnation si rivela solido nel sound ma poco coraggioso nella scrittura. Pur offrendo qualche spunto interessante, l'album rimane eccessivamente lineare e manca della varietà che ci si aspetterebbe da brani di lunga durata. Buona la resa di alcuni brani come 'In Your Paradise', ma nel complesso il disco resta fedele alla formula senza stupire, lasciando la speranza che i prossimi capitoli osino di più. Scopri se A Dark Poem Pt. I fa per te: leggi la recensione completa e lascia il tuo parere!

 Il gruppo quindi convince ancora: il riffing e gli assoli sono di qualità.

 ‘Cosmo’ è un buon disco: sebbene mi sembri di notare che non tutte le fanbase punk apprezzino questo corso così metallaro del gruppo, il songwriting e gli arrangiamenti sono quelli giusti.

La recensione analizza 'Cosmo', album che consolida la svolta metal dei Plakkaggio senza però superare il precedente 'Verso la vetta'. Tra varietà di influenze e songwriting solido, il disco conferma la qualità della band pur con qualche rischio di ripetitività. Apprezzata la cover dei Megadeth e la capacità di fondere generi diversi. L'autore resta fiducioso nel futuro percorso artistico del gruppo. Scopri se il nuovo sound dei Plakkaggio conquisterà anche te: ascolta Cosmo ora!

 Il muro non può parlare ma tutta la storia la racconta Roman Kozak in duecento pagine che filano via veloci come un set dei Ramones e quasi altrettanto godibili.

 In fondo, aveva ragione Hilly, quelle quattro lettere, p-u-n-k, significarono poco o niente.

La recensione narra la storia unica del CBGB, celebre locale di New York diventato culla del punk, attraverso il libro di Roman Kozak. Descrive l’evoluzione e il declino del club, i protagonisti come Ramones e Television, e la trasformazione del movimento punk da ribellione genuina a fenomeno commerciale. L'autore del libro riesce a coinvolgere il lettore con racconti vividi e ritmo serrato, quasi fosse un set dei Ramones. Scopri come il CBGB ha scritto la storia del punk: leggi la recensione!

 La parte finale è degna di un film dei fratelli Coen e tanto basta a farti concludere l'avventura degli spaesati con un sorriso soddisfatto e un po' di malinconia.

 La storia che il celebre cantautore narra è fatta di personaggi veri, di situazioni vere, di vita vissuta tra lacrime e risate.

Il debutto narrativo di Emanuele Dabbono esplora con umanità e ironia la vita all'interno di un manicomio genovese nel 1977. Tra fuga, attesa del Natale e personaggi vividi, il romanzo offre uno sguardo coinvolgente e mai banale sull'istituzione psichiatrica pre-Basaglia. Lo stile fluido e poetico rende la lettura scorrevole, con un finale malinconico e soddisfacente. Scopri 'Gli spaesati' e lasciati coinvolgere da una storia intensa tra comicità e realismo.

 Un disco con due anime quindi: il soul jazz di Auger che ospita la graziosa e promettentissima cantante, lasciata sfogare in tre o quattro sue cose di tutt’altro mondo, diciamo folk psic.

 La resa da parte del quartetto allargato dei Trinity di questo super classico (allora non ancora tale a livello mondiale, ma istantaneamente molto amato e ripreso da parecchi addetti ai lavori) è ovviamente carica di soul.

La recensione celebra 'Streetnoise', doppio album del 1969 di Brian Auger & The Trinity, come fusione di soul jazz, folk psichedelico e cover d'autore, animata dalla voce potente di Julie Driscoll. Si elogiano le reinterpretazioni di Miles Davis e Doors, come anche le composizioni originali del gruppo. L'opera rappresenta l'ultima collaborazione tra Auger e Driscoll, offrendo varietà stilistica e intensità emotiva. Scopri le magiche sonorità di Streetnoise e lasciati trasportare nel cuore della musica soul jazz anni '60!

 I Plakkaggio riescono a prendere il meglio; ottimo lavoro.

 Si respira consapevolezza, rivolta, maturità. E sì, anche un po’ di sana boria da metallaro skinhead.

La recensione elogia i Plakkaggio per la capacità di fondere efficacemente punk e metal nell’album Ziğurath, sottolineando la maturità dei testi e la produzione pulita e potente. L’autore apprezza la scelta di cantare in italiano e la presenza di intuizioni melodiche sia nei brani originali sia nella cover degli 883. La band dimostra crescita e coraggio, offrendo un disco coinvolgente e ben suonato. Scopri il sound unico dei Plakkaggio: ascolta Ziğurath ora!

 Il jazz non paga le bollette se passi il tuo tempo con un ago piantato nel braccio cercando di dimenticare che faccia ha il sole.

 Helen andò a ricomprare la sua tromba e gliela restituì, dicendogli: 'Suona, Lee. Il mondo ha ancora bisogno della tua luce'.

La recensione intreccia la biografia drammatica di Lee Morgan e Helen Moore con la genesi e l'impatto di Live at the Lighthouse, disco simbolo della rinascita e dell'urgenza creativa dell'artista. L'album è descritto come un punto massimo della carriera di Morgan, con riflessioni profonde sul destino, la memoria e le ferite dell'amore. Il tono sospeso tra malinconia e ammirazione accompagna la narrazione dei successi, delle cadute e della tragica fine del trombettista. Scopri la potenza e il dramma di Lee Morgan: ascolta Live at the Lighthouse.

 Zerocalcare prende di petto le questioni più scomode e racconta, denuncia, spiega, approfondisce.

 Queste sono le cose di cui abbiamo bisogno.

La recensione elogia Nel nido dei serpenti come uno dei migliori lavori di Zerocalcare. L'autore affronta temi scomodi, come neonazismo e antifascismo, con ironia e sensibilità, decostruendo i luoghi comuni della società contemporanea. La narrazione risulta coinvolgente anche per chi non proviene da quegli ambienti, e il messaggio politico e umano emerge con forza. Un libro urgente e necessario. Scopri perché Nel nido dei serpenti è il fumetto politico che tutti dovrebbero leggere.

 Joe è un finto cowboy. È uno stupido romantico che non ha ancora capito come gira il mondo.

 La macchina da presa è instabile, quasi fosse ubriaca e ciondolante, e questo riflette la dissoluzione del sogno americano di Joe.

La recensione analizza lo struggente viaggio di Joe, ingenuo cowboy, nella caotica e dura New York in cerca di successo. Col suo sguardo disilluso, il film mostra la fine delle illusioni e la forza dell'amicizia tra emarginati. Schlesinger dirige con uno stile visivo frenetico che riflette il caos e la crudezza della metropoli. Un'opera gemella di 'Easy Rider', considerata un gioiello del cinema americano. Scopri come Un Uomo da Marciapiede infrange sogni e illusioni americane: leggi la nostra recensione!

 Zalone è aria fresca nei polmoni degli esercenti cinematografici.

 Non sono nemmeno prodotti buttati via, un loro ordine, una loro logica (e anche una discreta, chiamiamola così, impaginazione, ce l’hanno).

La recensione analizza il successo commerciale di Buen Camino, sottolineando come Zalone riesca ancora una volta a portare al cinema pubblico di ogni età. Il film non è il migliore dell’artista, ma mantiene ritmo, comicità e riesce a distinguersi dai tipici cinepanettoni. Buona la regia e interessante il cast, con qualche momento meno brillante nella prima parte. Nel complesso un film che diverte senza scadere nel banale. Scopri se Buen Camino fa per te: leggi la recensione completa e condividi la tua opinione!

 Il toro scatenato sa solo combattere, non solo sul ring. Non sa far altro che la guerra, a tutti.

 Jake vede i significati sottotraccia che corrodono la realtà apparente, e nel farli emergere con le sue battute scatena le risate del pubblico.

La recensione sottolinea la profonda originalità di Toro Scatenato rispetto agli altri film di Scorsese. L’autore evidenzia l’uso innovativo del bianco e nero e la narrazione senza fronzoli per raccontare la parabola tragica di Jake LaMotta, uomo consumato dalla rabbia e dall’ossessione. Il film emerge come una riflessione spietata sui demoni interiori e sulla violenza, mettendo in luce la solitudine del protagonista e la sua incapacità di mediazione. La scelta di uno stile antiretorico e minimalista fornisce al film un’aura unica nel panorama cinematografico. Scopri come Scorsese trasforma il mito della boxe in un intenso viaggio interiore.