Voto:
Tra le innumerevoli magie dell'era nuova e pixelica e incorporea, senz'altro i links, formidabili pertugi per voyeurs origlianti. Così approfitto del "More info" e scarico tre brani del disco e scopro anche tre piccoli saggi del giovanotto, oltre alla trascrizione ed esecuzione per basso elettrico delle suites di Bach... Accipicchia! I pdf nel quali stan racchiusi i testi contengono elementi che ne impediscono la visualizzazione (colpa della mia macchina antelucana,presumo)- I links delle suites chiedono un programma che qui non ho (e non installo) ma tornerò per ascoltarle.. restano i tre brani: quello che apre il disco è descritto molto bene nella recensione, ma a parte la gradevolezza e l'indubbia qualità d'esecuzione, non mi suona inedito, nè particolarmente rilevante. Anche per la Milonga vale il medesimo discorso, ma qui affiora una certa "meccanicità" nella struttura, come di giustapposizione non sempre funzionale al brano. E l'aggettivo "struggente", che della milonga è forse figlio, mi sembra non aderire a questo tentativo di lirismo "concettuale". Ma si gusta, senza duddio, si gusta, con la testa più che con el corazon (come anche alcune astrattezze del vecchio Astor, ad esempio, ma in quelle palpita sempre qualcosa, sul fondo) soprattutto il giuoco dei "rimbalzi" a ridosso della parte finale, un po' scontata e prolissa. Per "Devien Que Ce Tu Es" sposo le parole di JakeChambers ed è forse, dei tre, il brano che mi ha catturato di più. Certo sarebbe presuntuoso (e pretestuoso?) evincere alcunchè da tre pezzi, ascoltati una volta, mentre si scrivon e "riscrivono" verbali di C.d.A., ma una benedetta prima impressione la si può concedere, credo. Ed è quella d'una mancanza di "suono" complessiva, di una mancanza di corposità, dinamica ed energia laddove il brano sembra quasi implorarle ed una maggiore asciuttezza ed incisiva precisione quando si vira verso lande "concettuali". Qui, nonostante la varietà di "temi" sembra affiorare un approccio "piatto". Ma son orecchie d'un profano, che stonerebbe anche con il clacson... - Per infilarmi nel discorso Italia (e Polonia, e Scandinavia, e Belgio ecc ecc) VS Resto del Jazz, insisto con un amore tricolore e antico: l'ottetto di Trovesi e le sue scorribande, dottissime e sanguigne e ruspanti e concettuali, sino al suo ultimo in trio, del quale tentati un vaghissimo ritratto. Avendo avuto la fortuna di qualche piacevole incontro di quelli descritti nel post di Jack, con Fresu e Di Castri, ad esempio, mi spiace di essermi perso, sinora, quello con Il Gianluigi. Perchè la sua musica mi dice di lui un gran bene. E per certe cose, la musica non mente. Ecco il mio piccolo suggerimento, per chi vuol provare: "From G to G" e "Les Hommes Armes" - Per tornare a Pierluigi Balducci e chiudere questo esercizio logorroico confesso che, le prime volte che lessi di lui, pensai si trattasse d'un vecchio compagno di liceo, appassionato(allora) di jazz, dal medesimo nome. Scoperto che questi non al jazz si dedicò, ma a libri illustrati, dimenticai il Balducci "vero". Ora la bella ed entusiastica recensione ha acceso la curiosità, che non s'esaurirà in questo frettoloso ascolto. Perchè "Il ragazzo è "acerbo" e si "farà" ? Può darsi." Bene, io su questo conto, e visto che prepara un nuovo disco, là lo aspetto. Grazie per la segnalazione e la pazienza. Baci.