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JonatanCoe e i suoi ascolti

JonatanCoe
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Picazzo, il pittore pazzo!
[a.k.a. l'uomo che dipingeva la musica ascoltando i dipinti] [34 di 40]

JonatanCoe
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Picazzo, il pittore pazzo!
[a.k.a. l'uomo che dipingeva la musica ascoltando i dipinti] [34 di 40]

Anteprima
The Artist's Wife Sitting at a Window in a Sunlit Room - Carl Vilhelm Holsøe (circa 1900)

"The Artist's Wife Sitting at a Window in a Sunlit Room" è un olio su tela, 81.9 x 90.2 cm, databile circa l'anno 1900.
Molte opere della pittura di Carl Holsoe (1863-1935) riproducono gli interni della propria casa, con la moglie intenta a ricamare o leggere. E' curioso osservare i mobili antichi, i tendaggi, gli oggetti appesi alle pareti, e paragonare le ambientazioni alle nostre case di oggi. E' passato un secolo, ma sembrano attualissime. Dai suoi dipinti trapela la tranquillita' della vita familiare, il senso di pace, il trascorrere lento delle ore e la quiete ovattata che hanno i colori delle estati, nei paesi nordici. [fonte antichitabellini.it]

Associato LP del 1977

JonatanCoe
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Picazzo, il pittore pazzo!
[a.k.a. l'uomo che dipingeva la musica ascoltando i dipinti] [33 di 40]

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Picazzo, il pittore pazzo!
[a.k.a. l'uomo che dipingeva la musica ascoltando i dipinti] [33 di 40]

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Pioggia sullo Yerres - Gustave Caillebotte (1875)

The Yerres, Rain è un dipinto di Gustave Caillebotte realizzato nel 1875. È conservato all'Indiana University Art Museum di Bloomington. La tela è stata realizzata nella proprietà di famiglia di Caillebotte. [fonte Wikipedia]

Associato LP del 1972

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Picazzo, il pittore pazzo!
[a.k.a. l'uomo che dipingeva la musica ascoltando i dipinti] [32 di 40]

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Picazzo, il pittore pazzo!
[a.k.a. l'uomo che dipingeva la musica ascoltando i dipinti] [32 di 40]

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Allegoria della Simulazione - Lorenzo Lippi (1643 circa)

Questo ritratto di una giovane donna - forse un'attrice o una cortigiana - che tiene in una mano una maschera e nell'altra un melograno aperto è un'allegoria insolita perché questi due simboli non sono mai associati.
La maschera è l'emblema del teatro, di imitazione, ma anche della falsità, menzogna e occultamento. Il melograno, con una spessa corteccia, il cui frutto è formato da numerosi piccoli granelli, evoca l'unità, anche la democrazia, ma anche l'aspetto falso perché a volte può sorprendere quando aperto.
I due simboli associati potrebbero significare la simulazione. [fonte L'arte di guardare l'Arte]

Associato LP del 1979

JonatanCoe
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Picazzo, il pittore pazzo!
[a.k.a. l'uomo che dipingeva la musica ascoltando i dipinti] [31 di 40]

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Picazzo, il pittore pazzo!
[a.k.a. l'uomo che dipingeva la musica ascoltando i dipinti] [31 di 40]

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Napoleone Bonaparte al passaggio del Gran San Bernardo - Jacques-Louis David (1801)

Napoleone Bonaparte al passaggio del Gran San Bernardo di Jacques-Louis David è un dipinto iconico che rappresenta il conquistatore come un imperatore classico. Napoleone è dipinto in sella mentre trattiene con sicurezza l’animale che impenna nervoso e impaurito. Il condottiero inoltre indossa una divisa da parata e porta un ampio mantello si alza nel vento verso sinistra. I soldati intanto salgono verso l’alto sullo stretto sentiero della montagna. Jacques-Louis David fu incaricato da Napoleone di creare la sua immagine imperiale, attraverso una grande opera, per celebrare la sua grandezza in Europa. Il dipinto infatti testimonia la forza del primo console ritraendolo come un eroico condottiero al valico del Gran San Bernardo. Il volto di Napoleone è fermo, sereno e assertivo mentre l’espressone del cavallo è spaventata, tesa. Il risultato di questa scelta è la rappresentazione di un condottiero dal carattere deciso e forte che riesce a domare la furia naturale e a trattenerne la tensione. I soldati che salgono verso sinistra sono molto piccoli rispetto a Napoleone, dipinti nella loro fragile umanità e si percepisce lo sforzo della salita. L’autore ritrae Napoleone a cavallo, durante il viaggio sulle Alpi. Il futuro imperatore è immortalato al momento di valicare il passo del Gran San Bernardo. Per rafforzare la sua fama di grande imperatore, Napoleone fece dipingere su delle rocce, sulla sinistra, i nomi di Carlo Magno che passò le Alpi al Cenisio con le sue truppe, nel 773 d.C., per combattere contro i Longobardi. Inoltre si legge il nome di Annibale, il cartaginese che, in occasione della Seconda Guerra Punica, nel III secolo a.C., giunse in Italia, valicando le Alpi, per sfidare i romani. [fonte analisidellopera.it]

Associato LP del 1996

JonatanCoe
JonatanCoe | Isolabile
The Cure The Figurehead live
Auguri CAPOLAVORO, 39 anni e non sentirli.


JonatanCoe
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Picazzo, il pittore pazzo!
[a.k.a. l'uomo che dipingeva la musica ascoltando i dipinti] [30 di 40]

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Picazzo, il pittore pazzo!
[a.k.a. l'uomo che dipingeva la musica ascoltando i dipinti] [30 di 40]

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La camera di Vincent ad Arles - Vincent van Gogh (1888-1889)

La camera di Vincent ad Arles è il nome di tre dipinti del pittore olandese Vincent van Gogh, realizzati tra il 1888 ed il 1889. I vari oggetti ritratti raccontano l'usuale quotidianità della mattina di van Gogh. Il primo oggetto che colpisce lo sguardo dell'osservatore è il letto di legno, a destra, appena rimesso a posto dopo il sonno notturno: «ed ecco la tua arca, come una sontuosa cuccia di cane randagio, dove ti vedo posarti esausto, con la pelle bruciata dalle intemperie dopo una giornata in un campo di girasoli, o chissà, dove il tuo irrequieto vagabondare ti porta», mormora un critico di Rai Arte in un immaginario colloquio con il pittore. Alle spalle di questo vi è appeso un attaccapanni, sul quale troviamo appesi alcuni indumenti di uso quotidiano e il celebre cappello di paglia con cui van Gogh si era ritratto un anno prima, nel 1887. Dalla parete contigua al letto, invece, incombono un autoritratto del pittore, il ritratto di una sconosciuta e due stampe giapponesi, genere di cui Vincent era un ardente appassionato: le loro «tinte piatte che armonizzano», splendenti di una luce endogena, ebbero un'eco duratura sulla sua arte. Sulla parete di fondo, poi, è distrattamente appeso un ulteriore quadro, stavolta un paesaggio. Proseguendo la visione verso sinistra troviamo una finestra: Vincent la lascia semiaperta, in modo tale da lasciar intuire l'esistenza di altri spazi, estranei per forza di cose alla superficie pittorica, e soprattutto per lasciar «respirare» il dipinto, «eliminando qualsiasi rischio di claustrofobia percettiva» (Federica Armiraglio). Ancora a sinistra vi è uno specchio sporco e bianco appeso alla parete, e al di sotto di questo si erge un tavolino recante l'oggettistica da bagno, con una bacinella, una brocca, un bicchiere, una bottiglia, un piatto e una spazzola al di sopra di esso. Sempre a sinistra, infine, vi sono un asciugamano penzolante da un chiodo e una porta lasciata semichiusa. La visione viene infine completata da due sedie di vimini, l'una posta accanto al letto (Vincent forse la utilizzava come comodino d'emergenza) e l'altra accostata alla parete. Sono vuote: sono, infatti, una metafora ossessiva dell’assenza, forse dell'amico Gauguin, forse della donna della sua vita, così a lungo favoleggiata, ma mai incontrata. [fonte Wikipedia]

Associato LP del 1987

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Picazzo, il pittore pazzo!
[a.k.a. l'uomo che dipingeva la musica ascoltando i dipinti] [29 di 40]

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Picazzo, il pittore pazzo!
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La persistenza della memoria - Salvador Dalí (1931)


"La persistenza della memoria" è un dipinto eseguito nel 1931 dall’artista catalano Salvador Dalí. La scena è ambientata in riva al mare, sulla costa catalana. La spiaggia appare deserta. Non vi sono presenze umane riconoscibili, se si esclude la strana forma stesa a terra al centro dell’opera, che probabilmente riproduce il profilo dell’artista. I protagonisti di questo dipinto sono alcuni orologi molli, che sembrano fatti di materia fluida. Il primo orologio pende dal bordo di un volume squadrato appoggiato sul terreno in primo piano a sinistra. Il secondo è appeso a un ramo d’ulivo che sorge dal parallelepipedo. Il terzo è steso sul volto che giace a terra con l’occhio chiuso e le lunghe ciglia. Un quarto orologio, che diversamente dagli altri è chiuso e mantiene la sua forma tradizionale, è assalito da un gruppo di formiche brulicanti, insetti per i quali l’artista nutre una fobia che risale all’infanzia. Sullo sfondo della tela, si scorgono le scogliere della costa catalana, dove Dalí trascorre gran parte delle sue estati. Il contrasto tra forme molli e forme dure è da sempre motivo d’interesse per Dalí. L’artista dichiara di aver realizzato il quadro dopo una cena a base di camembert. Assopitosi dopo cena, tra sonno e veglia ha concepito l’immagine degli orologi molli, suggerita alla sua mente dalla consistenza del formaggio che aveva appena mangiato. Così, ha inserito gli orologi molli nel paesaggio che stava dipingendo in quei giorni. Ma il dipinto si presta anche ad altre interpretazioni. L’immagine degli orologi che si sciolgono evoca una riflessione sul tempo. L’orologio, strumento che pretende di misurare il tempo in modo oggettivo, cede di fronte alla soggettività della percezione, e ai meccanismi incontrollabili della memoria. Anche per questo motivo, il dipinto è diventato un’icona del Novecento: secolo iniziato con scoperte come la relatività in fisica e l’inconscio in psicologia, che scardinano le certezze dell’Ottocento. La persistenza della memoria si trova al Museum of Modern Art di New York.
[fonte ovovideo.com]

Associato LP del 1973

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Picazzo, il pittore pazzo!
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Doppio ritratto dei duchi di Urbino - Piero della Francesca (1465-1472 circa)

Fra i più celebri ritratti del Rinascimento italiano, il dittico raffigura i signori di Urbino, Federico da Montefeltro (1422-1482) e sua moglie Battista Sforza (1446-1472). In accordo con la tradizione quattrocentesca, ispirata alla numismatica antica, le due figure sono rappresentate di profilo, taglio che garantiva una notevole verosimiglianza e precisione nella resa dei particolari, senza che trasparissero gli stati d’animo: i duchi di Urbino appaiono infatti immuni da turbamenti e emozioni. I coniugi sono affrontati e l’unità spaziale è suggerita dalla luce e dalla continuità del paesaggio collinare sullo sfondo – il paesaggio marchigiano su cui i Montefeltro regnavano. Spicca il contrasto cromatico fra l’incarnato abbronzato di Federico e quello chiarissimo di Battista Sforza, pallore che, oltre a rispettare le convenzioni estetiche in voga nel Rinascimento, potrebbe alludere alla precoce scomparsa della duchessa, morta giovanissima nel 1472. Sul retro delle tavole, i duchi sono effigiati mentre vengono portati in trionfo su carri, accompagnati dalla Virtù cristiane; le iscrizioni latine inneggiano ai valori morali della coppia. La presenza delle pitture sul verso induce a ritenere che i due dipinti, ora inseriti in una cornice moderna, potessero costituire in origine un dittico.
Opera tra le più famose di Piero della Francesca, il doppio ritratto si inserisce nell’ambito di consolidato rapporto fra il pittore e i duchi di Montefeltro, alla cui corte Piero soggiornò ripetutamente, trovandosi a contatto con un ambiente colto, raffinato, che in breve tempo divenne uno dei più importanti centri culturali e artistici italiani. Il maestro concilia la rigorosa impostazione prospettica appresa durante la formazione fiorentina con la lenticolare rappresentazione della natura propria della pittura fiamminga, raggiungendo risultati di straordinaria e ineguagliata originalità. [fonte uffizi.it]

Associato LP del 1977

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Picazzo, il pittore pazzo!
[a.k.a. l'uomo che dipingeva la musica ascoltando i dipinti] [27 di 40]