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 Questo è punk da gustarsi con una bella birra in mano mentre guardi West Ham - Arsenal alla TV di qualche bettola.

 Non sarà il punto più alto mai raggiunto dal punk, ma di certo è un'opera onestissima e molto buona.

La recensione celebra 'Shock Troops' dei Cock Sparrer come uno dei capisaldi dello Oi! e del punk britannico. L'album è descritto come energico, melodico, accessibile e ricco di inni generazionali. Pur non essendo il vertice assoluto del genere, il disco si distingue per onestà e coerenza. Un ascolto godibile, sia per punker esperti che per neofiti. Scopri perché Shock Troops è un punto di riferimento per il punk Oi!: ascoltalo subito!

 Io vedo in The Incident un altro bel capitolo della storia artistica di Steven Wilson e soci.

 La sensazione è che la fanbase del gruppo si fosse abituata talmente bene che da non poter perdonare un lavoro forse più personale nella progettazione e troppo articolato nella sua struttura.

La recensione difende The Incident dai giudizi negativi ricevuti, sottolineando la coesione e la qualità dell’album. L’autore apprezza la sperimentazione, pur riconoscendo qualche brano meno incisivo, e rivaluta sia il concept che i pezzi meno noti. Particolare risalto a Time Flies e alle ballad del secondo disco. In conclusione, The Incident viene visto come un lavoro dignitoso che merita maggior riconoscimento. Scopri perché The Incident merita una seconda possibilità: ascoltalo ora!

 Qui vivaddio ci sono i riff giusti e in generale più sostanza.

 Il rock è morto; morto anche Tim Bogert (nel 2021) ma viva il rock e grazie Tim, Carmine, Jim e Jimmy.

La recensione esalta il ritorno dei Cactus nel 2006 con un album che supera le aspettative, offrendo riff solidi, una produzione curata e maggior coesione compositiva rispetto al passato. Nonostante la mancanza dello storico frontman Rusty Day, la band convince grazie alle notevoli prestazioni dei veterani e alla freschezza delle idee. Il disco emerge come esempio di hard rock energico e maturo, con citazioni e omaggi alle radici storiche del genere. Scopri perché Cactus - V è un imperdibile ritorno per tutti gli amanti dell’hard rock!

 Son cinquanta minuti di un roccaccione con insolito sassofono in aggiunta e con un basso che rotola in avanti senza pietà, tirandosi dietro tutta la compagnia: che figata!

 Di dischi così ne vorrei a centinaia a disposizione in casa: vitali e diretti, genuini, tesi ma gioiosi, suonati da gente brava e sobria.

La recensione celebra il primo e unico album dei DC Drive, sestetto di Detroit, lodando la loro miscela esplosiva di funky hard rock, groove contagioso e originalità. L'autore sottolinea la bravura tecnica della band, la forza del basso di Doug Kahan e tracce come 'Obsession' e 'Just Don't Get It'. Pur penalizzato dall'uscita nel periodo sbagliato, il disco si conferma vitalissimo e genuino, degno di essere scoperto e apprezzato dagli amanti del genere. Riscopri un gioiello nascosto del funky hard rock: ascolta DC Drive e lasciati travolgere dal groove!

 Le idee ci sono, i riff funzionano, non vi sono pose e smorfie a disturbare, c’è solo sostanza chiaramente in una situazione retrò.

 Ogni volta che me lo ascolto, questo disco mi fa pensare che dovrei prenderlo in considerazione più spesso, il che è un ottimo segno.

L'album Burst the Bubble dei Company of Snakes rappresenta un eccellente esempio di british blues rock old school, mantenendo saldo il lascito dei Whitesnake originali, senza fronzoli o contaminazioni moderne. I brani spaziano tra ballate melodiche, hard rock e omaggi a band storiche, enfatizzando la coesione chitarristica di Moody e Marsden. Pur con qualche riempitivo, l'album convince con classe e autenticità. Scopri o riscopri il meglio del british blues rock con Burst the Bubble!

 Voce di una bellezza timbrica, mobilità, maschiosità uniche; tre o quattro idee per canzone non di più, però spesso più che pregnanti.

 Non una nota in più del necessario secondo la benedetta legge 'di meno è meglio'.

La recensione analizza Run with the Pack dei Bad Company, terzo album della band inglese, elogiandone il sound minimale e la voce di Paul Rodgers. Nonostante un successo commerciale inferiore rispetto ai predecessori, l’album offre brani iconici come la title track e ‘Silver, Blue & Gold’, restando fedele alla filosofia ‘less is more’. Piacevoli melodie e arrangiamenti senza fronzoli rendono il disco un classico accessibile, pur con alcuni riempitivi. Scopri perché Run with the Pack merita un posto tra i grandi classici del rock!

 La voglia di Paul di cantare il rock duro si sente e mi dispiace, ma che lo abbia fatto solo per soldi mi sembra una stronzata.

 Certo non porta novità nella scena, ma che si stampa in testa e all'ascolto corre che è un piacere.

La recensione analizza l’EP 'Stop The War' di Paul Di' Anno’s Warhorse, considerato il testamento musicale dell’ex voce degli Iron Maiden. Pur non raggiungendo i picchi dei lavori storici, i tre brani propongono un heavy metal diretto e godibile, impreziosito dalla grinta vocale di Di' Anno. L’opera viene vista con affetto e rispetto per l’attitudine da 'vecchio incazzato' che non rinuncia al rock duro, restituendo un addio sentito e onesto. Scopri come suona l’ultimo ruggito heavy metal di Paul Di' Anno!

 Ascoltare questo disco, in base alla canzone, vi condurrà a comprare un poster di Lenin o ritrovarvi con un vago senso di inadeguatezza a guardare nel vuoto fuori dalla finestra.

 Siete stanchi del solito Oi! grezzo e cialtrone ma le menate emo non vi attirano? Questo è il disco per voi.

La recensione celebra 'Tempo che non ritorna' degli Erode, album di punta della scena punk italiana anni '90. Elogia la profondità dei testi, l'approccio politico non scontato e le scelte musicali innovative rispetto al panorama Oi! dell'epoca. Vengono citati i momenti salienti della tracklist e riconosciuta l'autenticità e l'influenza dell'opera su generi e band successivi. Un disco imperfetto, ma fondamentale. Scopri perché 'Tempo che non ritorna' degli Erode è un classico imperdibile del punk.

 La musica è tutto meno che vanesia ed edonista.

 Riesce ad essere ben superiore all’originale, già notevole, con un pianetto rock’n’roll irresistibile e un arrangiamento perfetto.

La recensione celebra ...Twice Shy dei Great White come apice della loro carriera, distinguendoli per un sound hard rock autentico lontano dalle mode del periodo. L'album viene elogiato per la qualità di tutte le tracce e la maestria dei musicisti, evidenziando brani come 'Move It', 'House of Broken Love' e la cover di 'Once Bitten Twice Shy'. L'autore ripercorre anche le vicende del gruppo, sottolineando la tragedia del 2003 e l'attuale rinascita, legando così musica e storia personale della band. Leggi la recensione e scopri perché ...Twice Shy è l'album che ha segnato la storia dei Great White.

 Un nome, un logo, una leggenda: Strana Officina.

 In altre parole, il formidabile apice di uno degli apici del rock italiano.

La recensione celebra 'Rock & Roll Prisoners' della Strana Officina come uno degli apici del rock italiano. Simbolo della scena heavy metal degli anni '80, l'album fonde blues, hard rock e metal con una forte carica emotiva. Pur penalizzato da una produzione non perfetta e da un sound fuori tempo massimo, rimane un disco privo di filler e ricco di ispirazione, rafforzato dal carisma e tecnica della band. Un tributo sentito all'autenticità della Strana Officina. Scopri perché Rock & Roll Prisoners è considerato un capolavoro del rock italiano: ascoltalo ora!

 Tre dischi di qualità in quattro anni sono davvero qualcosa di notevole, al netto del dna e della storia personale di chi li ha realizzati.

 "Aspettate di sentire questo ragazzo suonare il basso, la chitarra e la batteria. Può fare tutto quello che faccio io alla chitarra... l'eredità di famiglia andrà avanti anche dopo che me ne sarò andato, perché questo ragazzo è semplicemente naturale".

La recensione celebra The End come l’album più maturo dei Mammoth WVH. Wolfgang Van Halen emerge come erede naturale dello stile Van Halen, spaziando tra post grunge, hard rock e ballad. La produzione di Michael Baskette valorizza le doti compositive e polistrumentali di Wolfgang. Vengono esplorate sia tematiche leggere che attuali, accennando all’eredità musicale e personale di famiglia. L’album conferma la crescita e il talento della band. Scopri come Wolfgang Van Halen rinnova il rock: ascolta The End e lasciati sorprendere dal suo talento!

 Questo è proprio un disco di schietto hard blues settantiano, con gli esperimenti e gli 'aggiornamenti' degli anni precedenti azzerati.

 La buona musica, passionalmente eseguita, va bene per sempre e non solo nella sua epoca.

L’album Power of the Blues segna il ritorno di Gary Moore a un hard blues ortodosso, potente e coinvolgente. La recensione evidenzia la qualità dei brani sia originali che cover, le performance chitarristiche travolgenti e la totale dedizione allo stile blues-rock anni ‘70, privo di contaminazioni moderne. Consigliato a chi ama il blues puro. Scopri la potenza e la passione del blues di Gary Moore in questo album!

 Il suono di questo disco non è il classico di Moore: è più acido, più 'moderno'.

 A molti sicuramente il suono piuttosto psichedelico e drastico di quest’album può costituire una piacevole sorpresa.

L'album 'Scars' segna un importante esperimento nella carriera di Gary Moore, abbracciando sonorità più moderne e psichedeliche lontane dal suo classico rock-blues. Il trio formato con Mooney e Lewis propone groove decisi e atmosfere asciutte. L’autore esprime una moderata delusione ma riconosce le innovazioni, in particolare nei brani come 'Ball and Chain' e lo slow blues finale. Scopri con le tue orecchie se 'Scars' saprà sorprenderli come non ti aspetti!

 Il disco gode di salute propria e non è solo un fratellino dell’insuperabile 'Strade smarrite', ma diciamo che almeno cuginetto lo è.

 Qua infatti un punto cruciale: i Bull Brigade dimostrano che non c’è scritto da nessuna parte che se fai punk devi essere una capra a suonare. Suonano ammodino, come si dice dalle mie parti.

La recensione analizza Vita Libertà dei Bull Brigade, evidenziandone sia i momenti energici sia le nuove contaminazioni stilistiche meno convincenti. Pur risentendo del confronto con il precedente Strade smarrite, il disco mantiene qualità e spunti interessanti, mostrando una band tecnicamente solida. Non privo di difetti, resta un album consigliato sia ai fan che ai nuovi ascoltatori amanti del punk italiano. Scopri come i Bull Brigade uniscono tradizione e novità nel loro disco più maturo!

 Alla fine la cosa migliore, a parte l’intro/outro già considerata, mi risulta ‘Blood of Emeralds’.

 L’artista è ancora condizionato dalle mode ottantiane e suona troppe note, troppo velocemente; non dico senz’anima (impossibile per lui), ma insomma senza quell’abbandono assoluto che poi dimostrerà ampiamente.

La recensione analizza After the War di Gary Moore, album di transizione segnato dall'influenza delle mode anni '80 e da scelte sonore discutibili. Brani come Dunluce e The Messiah Will Come Again emergono per qualità ed emozione, ma la presenza di tracce hard rock anonime ne limita il valore complessivo. Alcuni episodi celtici e atmosfere blues prefigurano la successiva evoluzione dell'artista. Scopri se After the War fa per te: entra nel mondo sfaccettato di Gary Moore!

 Il disco è massacrato, per quanto mi riguarda, dalla ricerca di sonorità attuali, cioè brutte.

 Due stelle di rimpianto, e finish.

La recensione boccia Drivetrain, ultimo album in studio dei 38 Special, criticando il goffo tentativo di adottare suoni moderni che soffocano la loro classica eleganza. Il disco, tranne qualche brano sul finale, appare debole e fuori contesto rispetto alla storia della band. Chiude con due stelle di rimpianto, sottolineando l’irrimediabile distacco dai tempi d’oro del gruppo. Scopri di più sulle luci e ombre dell’ultimo capitolo dei 38 Special.

 Il loro hard rotondo, rotondissimo [...] piega decisamente verso una banalizzazione, una poppizzazione, una commercializzazione della proposta.

 Approcciarli da questi solchi rischia di essere una scelta controproducente, per chi ancora non li conosce.

La recensione sottolinea la delusione verso 'Strength in Numbers' dei 38 Special, colpevole di aver ceduto alle mode anni '80, perdendo groove e autenticità. La produzione fredda, le melodie semplicistiche e l'uso forzato delle voci fanno di questo album il punto più basso della loro carriera, anche se il brano 'Like No Other Night' si distingue. Migliori lavori seguiranno. Vuoi scoprire come i grandi possono cadere anche nelle mode? Leggi la recensione completa!

 Grande energia, bell’atteggiamento, grintosi e perfetti suoni 'brown'.

 Un fruttuoso crossover fra essenzialità, energia, pienezza, consistenza melodica, nitida esecuzione, equilibrio strumentale.

La recensione celebra Special Forces dei 38 Special come esempio maturo e perfettamente equilibrato di hard rock melodico. Il disco viene lodato per la sinergia fra le voci, i riff stoppati e la raffinata interazione tra le chitarre. Pur non proponendo rivoluzioni, l'album brilla per energia e compattezza, risultando uno dei vertici della band. L'autore riflette anche sulla sottovalutazione del gruppo nel contesto italiano dell'epoca. Scopri o riscopri un classico del southern rock energico: ascolta Special Forces ora!

 Ecco un tizio che dovrebbe essere il numero uno e invece è stato ignorato per anni dalla macchina dei successi…

 Non erano una macedonia di licks uno dietro l’altro sulla pentatonica blues. E poi il tocco: usava evidentemente plettri molto duri e piccoli, così le ditone che li stringevano entravano anch’esse in gioco, dando un attacco pazzesco alle sue pennate…

La recensione celebra Leslie West come una leggenda del rock blues americano, analizzando il suo stile chitarristico, voce roca e approccio autentico. 'Unusual Suspects' è descritto come un album energico e sincero, arricchito da numerose collaborazioni di rilievo. L’autore sottolinea la coerenza artistica di West e ne ricorda l’emarginazione dall’industria musicale nonostante il talento. Non mancano aneddoti gustosi e riferimenti a Lemmy, che testimoniano la personalità fuori dagli schemi di West. Ascolta Unusual Suspects e lasciati travolgere dal vero blues rock!

 Salì sul prestigiosissimo palco del 'Woodstock Music and Art Fair'… un set di 11 pezzi che nessuno dei pochi presenti ancora lucidi poté dimenticare.

 La rivista Rolling Stone lo considera il duecentoquarantacinquesimo più grande chitarrista di tutti i tempi, mica fichi & pizza.

La recensione offre un tributo appassionato a Leslie West, chitarrista dei Mountain, ricordando la sua storica esibizione al Woodstock Festival del 1969. Vengono ripercorse le tappe della sua carriera, le sue collaborazioni con grandi nomi, le sfide personali e il suo impatto duraturo sulla scena rock. Un racconto ricco di aneddoti e riconoscimenti, ideale per gli amanti della musica e del rock classico. Scopri la storia e l’eredità di Leslie West, un gigante del rock da non dimenticare!