EasyCure Live in Lugano - 30/07/2004
Voto:
Bellissima la foto dei moschettieri della panza: uno per tutti e tutti per uno :)
Francesco De Gregori Rimmel
Voto:
Questa recensione mi ricorda che qualcuno un giorno lontano mi chiese questo cd in prestito e non me lo restituì mai più ... caz## po*##!#§§!!. Però il disco lo ricordo abbastanza bene e la recensione mi lascia qualche perplessità. In particolare, che significa dire che "Le storie di ieri è un'amara riflessione sulla ragione perduta"? Ciao e benvenuto egebamyasi.
Fabrizio De André La buona novella
Voto:
Maria nella bottega del falegname è una canzone di condanna della guerra come molte di faber. Ma i momenti più intensi sono nei brani successivi. In questi la passione viene vissuta prima attraverso lo strazio cruento del Cristo (Via della croce “poterti smembrare denti e le mani, /sapere i tuoi occhi bevuti dai cani, / di morire in croce puoi essere grato / a un brav'uomo di nome Pilato.") poi attraverso gli occhi delle tre madri dei tre crocefissi: Gesù e i due ladroni Tito e Dimaco, uno buono e uno cattivo … chissà perché si chiedeva De Andrè in merito a questa distinzione fra i due ladroni. Le madri di questi ultimi chiedono a Maria di lasciarle piangere "un po' più forte chi non risorgerà più dalla morte" dato che Gesù per l'appunto nel terzo giorno risorgerà. La chiusura del disco è il momento più alto in quanto Tito nel suo testamento inficia ad uno ad uno tutti i comandamenti del vecchio testamento (Non avrai altro Dio all'infuori di me / spesso mi ha fatto pensare / genti diverse venute dall'est dicevan che in fondo era uguale / credevano a un altro diverso da te e non mi hanno fatto del male ....) Ma alla fine di questo percorso di distruzione dell'antica parola di Dio scopre quella nuova di Gesù. Infatti scopre l'amore "nel vedere quest'uomo che muore". Chiude l'album una sorta di invocazione verso Gesù visto appunto come uomo (laudate hominem) Poetico, organico, bellissimo. Un disco che De Andrè ripropose quasi per intero nel suo ultimo tour in quanto probabilemte da lui considerato uno dei suoi lavori più importanti.
Fabrizio De André La buona novella
Voto:
Quando Faber pubblicò la buona novella suscitò la perplessità dei figli del '68 che gli dissero "ma come? noi vogliamo fare la rivoluzione e tu ci parli dei vangeli?". De Andrè rispose che secondo lui Gesù Cristo fu il più grande rivoluzionario della storia dell'uomo. E con questo disco volle evidenziare i caratteri umani dei personaggi dei vangeli. In primis Maria di cui si racconta l’infanzia. Dopo essere stata scacciata dal tempio per aver avuto le prime mestruazioni ("la tua verginità che si tingeva di rosso") venne data in sorte (“del corpo di una vergine si fa lotteria”) come sposa a Giuseppe, un anziano falegname ("padre per professione") cui venne data una figlia di troppo "su cui non aveva intenzione". Poi Giuseppe fece un lungo viaggio e al ritorno trovò Maria incinta la quale gli raccontò un sogno, che le lasciò "impresso nel ventre" colui che sarebbe stato chiamato figlio di Dio. Qui si vede tutta l'umanità di Giuseppe che comprende ciò che Maria gli racconta e più come un padre o addirittura un nonno la accoglie a sé con una carezza ("i vecchi quando accarezzano hanno il timore di far troppo forte").
Tom McRae Just Like Blood
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è molto più bello il primo disco di questo charles, mamma che scarna questa recensione ... l'avevo proprio dimenticata :) ciao
Fabrizio De André Creuza de mä
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Un disco fuori da ogni logica commerciale, fatto solo per amore della musica. Perchè De Andrè se ne fregava altamente delle mode e dei tempi che preferiva anticipare piuttosto che seguire pedissequamente come tanti musicisti modaioli. La casa discografica non credeva nel progetto, ma la storia diede ragione a Pagani e De Andrè che tirarono fuori un disco bellissimo e ancora oggi affascinante. Non fece sfracelli in classifica anche se si piazzò nella top ten per lungo tempo. Certo è che se fosse stato prodotto 10 anni più tardi avrebbe probabilmente venduto molto di più. Ma se dopo 10 anni la musica etnica aveva assunto maggiore importanza è merito anche di questo disco a mio parere. Il suo filo conduttore è - manco a dirlo - il mare. Si respira iodio in ogni parola, si avverte la folla nei mercati, nei vicoli stretti del centro storico di Genova, affollati di gente di ogni dove e di ogni lingua ed etnia. Le canzoni sono intense. Sidun è una canzone ancora oggi attuale nella sua drammaticità, nell'evocazione del dolore resa perfettamente dalla voce di de Andrè (U mæ nininu mæ u mæ lerfe grasse au su d'amë d'amë) che evoca il dolore per la morte di un figlio. Jaminà una delle canzoni più sensuali ed erotiche che abbia mai ascoltato, un Henry Miller in musica ( citiamo in italiano ... "stella nera che brilla / mi voglio divertire / nell'umido dolce del miele del tuo alveare"). David Byrne considera Creuza De Ma uno de dischi più belli di quel decennio, anche per la sua portata innovatrice. Non è certo l’unico. Comunque secondo me ha ragione. Non concordo quindi con chi non ritiene questo disco un capolavoro. Per me è un capolavoro, un disco rarissimo e importantissimo. Che poi ciononostante possa non piacere … beh è un altro paio di maniche.
Fabrizio De André Creuza de mä
Voto:
Mauro Pagani aveva in mente da molto tempo il progetto che poi divenne “Creuza De Ma”. Per tanti anni si documentò sulla musica mediterranea, studiò a lungo, viaggiò dalla Turchia al Nord Africa, prese appunti, accumulò materiali e poi trovò in De Andrè la sponda ideale per completare questo lavoro. Faber poteva infatti dare le parole giuste, le parole più belle che supportassero quella musica mediterranea, Faber poteva comprendere il sogno di Pagani di trasportare in musica il mediterraneo. Pagani avvertì Faber che per questo progetto avrebbe dovuto cambiare modo di cantare, avrebbe dovuto dimenticare Brassens essere meno autoreferenziale e lui lo fece, credo che si senta chiaramente nel disco. Inizialmente, quando i due stavano progettando il disco, le idee sui testi erano diverse da come poi andarono le cose. I testi non dovevano essere in genovese. Pagani e De Andrè avevano pensato a una lingua inventata ricca di parole del mediterraneo, latine, sarde, arabe ecc ecc. Poi De Andrè si rese conto che quella lingua esisteva già ed era il genovese che lui aveva imparato da bambino. Pagani accolse l'idea e l'album prese forma che conosciamo. L'album, che compie in questo periodo 20 anni, fu un progetto coraggioso, audace per quei tempi. Un disco fuori dal tempo, controcorrente, nato quando la locuzione "musica etnica" non aveva ancora i significati odierni..
Fabrizio De André Anime salve
Voto:
Con queste parole Faber presententava durante il suo ultimo tour il disco Anime Salve. Io non so aggiungere nulla. Chi fosse interessato può trovare le registrazioni di queste presentazioni in un disco inciso dall'editrice anarchica dal titolo "Ed avevamo gli occhi troppo belli".
Fabrizio De André Anime salve
Voto:
Questo ho sempre pensato.
Non vuole essere un elogio della solitudine in senso assoluto,
dell'anacoretismo. Sono il primo a dire che ho molti bisogni da espletare e lo
faccio, di solito, attraverso il contatto con i miei simili. Sono bisogni di
carattere spirituale, economico, sessuale, culturale. Dopo, tutto sommato, è
meglio tornarsene a vivere in contemplazione di se stessi. Questo ho imparato e
lo trasmetto anche a voi.
Fabrizio De André Anime salve
Voto:
Accordandosi con il circostante si ha anche la possibilità di impararsi meglio,
di conoscersi meglio e, conoscendosi meglio, si riesce più facilmente a
risolvere i propri problemi e, forse, anche quelli degli altri. Ora, sono
l'ultima persona a poter dare un consiglio a qualcuno, me ne vergognerei. Però
dico che il più possibile si vive da soli, meglio si vive: prima di tutto, non
si fa del male a nessuno; in secondo luogo, difficilmente te ne fanno. Quello
che veramente mi fa paura sono le aggregazioni, le consociazioni: è al loro
interno che nascono i germi delle violenze, perché le aggregazioni si danno
delle regole, per rispettare le quali creano le polizie; i capi fanno sì che le
altre associazioni non possano interferire; si creano così gli eserciti. A
partire dalla bocciofila, tanto per dire, per passare al Lions Club e arrivare
fino allo stato.
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