antoniodeste

DeRango : 1,38
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Cervello Melos
Cervello Melos
7 ago 06
Voto:
@LogicProbe: Ho visto "live" Anatrofobia un paio d'anni fa; non c'ho capito 'na mazza; questione di gusti, probabilmente; però un paio di friends of mine li seguono con particolare fervore; Stereokimono: bravi ed originali : li ho conosciuti personalmente avendo presentato un contest nel quale ambivano alla "palma d'oro" ( sono arrivati secondi, se non ricordo male ). Buone comunque, Probe, le dritte. @ajeje : 4 album, come dicevo : "Blink" registrato in italia e in via di definizione del loro suono; poi un salto in UK e con guests come Phil Collins, Percy Jones e Narada Michael Walden ( 1978 o giù di lì...) il loro lavoro più bello : "Vimana"; jazzrock at his best ! poi il transitorio, ma interessante "Wings of light" per la Arista con Ric Parnell alla batteria; l'esperienza si concluse con un album schizofrenico, "Sun City" registrato in USA. Metà simil pooh e metà jazzrock anche di alto livello. Poi il gruppo si sfaldò, Rustici lavorò con Walden, Parnell credo suonò con i New Trolls ( !), D'Anna rientrò in Italia non sapendo bene cosa fare e....buonanotte. Per ulteriori informazioni suppongo che il bel sito di Augusto Croce - italianprog.com possa darti ulteriori ragguagli. Ripeto, francamente non so quale reperibilità vi sia circa i loro dischi, almeno in cd. Io ho masterizzato personalmente i vinili, riuscendo a ritrovarli con una certa difficoltà. Purtroppo però questo è un discorso che ha penalizzato ( almeno fino a qualche tempo fa) anche altri gruppi italiani, Agorà e il Baricentro ( eccezionali). Amen. Baciotti.
Tom Waits Foreign Affairs
Voto:
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Tom Waits Foreign Affairs
Voto:
Devo subito ammettere che dopo "Swordfishtrombones" non ho più seguito Waits per motivi di gusti ed orientamenti personali, quindi ho seguito la sua carriera con minor attenzione. Questo "Foreign Affairs" però, per me è quasi un capolavoro. Ricordo ancora con vivida memoria quando solo un anno dopo la sua uscita, qualcuno me ne parlò e lo portai a casa. Non riuscivo a credere che uno potesse avere un vocione così cavernoso in età così giovane. Eppoi fu un approccio col jazz semplice e "da bar" che fino ad allora non mi era mai capitato di avere. "Muriel" è stupenda e "Burma Shave" è indimenticabile. Il resto è da bere..... . E se si vuole continuare a ...."bere"....mi permetto di consigliare il successivo "Nighthawks at the Diner" ( LP all'epoca doppio); un live rivelatorio; e anche "The Heart of Saturday Night". Bella recensione, Daniele; grazie per avermi fatto riaffiorare alla memoria la magia di questo disco. :)
Yes Big Generator
Voto:
Effettivamente per uno abituato al vecchio stile Yes, "Big Generator" può apparire un pò troppo "duro". Ma anche 90125 non scherzava. Del resto, spiazzati dagli anni e i gusti che cambiavano, non avessero trovato un Trevor Rabin a dar loro un'iniezione di "modernità" si sarebbero presto messi in pensione prematuramente. E invece trovarono un nuovo pubblico e una parte dello zoccolo duro dei loro fans, (me compreso), che dava loro ancora delle chances, stando alla finestra a vedere che cosa sarebbe successo. Ha ragione però Joe Cavalli, secondo me. Questo non è ( e non è mai stato) un disco da buttare; è ovvio che si vada a parare sulla percezione estremamente soggettiva della questione, ma vi sono momenti estremamente dinamici e freschi, qui. Forse un pò aspri ed eccessivamente pesanti se confrontati coi "vecchi" yes, ma quasi mai banali e sempre con un centimetro di classe che, all'epoca, altri si sognavano. Inoltre gradirei puntualizzare che personalmente reputo un pò azzardato definire, come qualcuno ha fatto, il chitarrismo di Trevor Rabin "rozzo"; può non piacere lo stile, il modo, il gusto; ma definirlo così è tecnicamente inesatto ed ingeneroso. Ho avuto più volte modo di confrontarmi con altri fans degli Yes : c'è il partito di Howe e quello di Rabin: su una cosa quasi tutti concordano: tecnicamente non c'è confronto tra la scuola di Rabin( più recente, veloce e virtuosistica) e quella classica, tradizionale di Howe. Attenzione : questo non significa che uno sia "migliore" dell'altro. Sono proprio due cose diverse. Se proprio li si vuole confrontare su un piano espressivo e di "profondità", ad esempio, forse Howe ne sa qualcosa di più. E' un disco che va comunque riascoltato, poichè rivela ancora cose piene di "groove". Buona e "riequilibratoria" recensione; Bravo Joe.
Cervello Melos
Cervello Melos
7 ago 06
Voto:
Direi che posso sottoscrivere integralmente l'intervento di Ajeje. Ci sono elementi di originalità, è vero, ma sussistono, a distanza di trent'anni elementi che appaiono troppo datati e anacronistici. Il gruppo indubbiamente aveva mire filosofico-avanguardistiche ma il risultato, pur apprezzabile, è quel che è. Recensione in effetti un pò sbrigativa ma essenziale. Da notare che lo stesso Corrado Rustici ( peraltro ottimo chitarrista di ispirazione McLaughliniana )più tardi diede vita, insieme a Elio D'Anna, ad una delle più sottovalutate formazioni jazz-rock dell'epoca, i Nova; pubblicarono quattro album ( di non facilissima reperibilità ) di cui almeno 2 ( "Vimana" e "Wings Of Light") meriterebbero l'ascolto. baibai.
Moody Blues In Search Of The Lost Chord
Voto:
beh... a sentir apostrofati i Police come "Traghettatori" può far un certo "che"..., però in un certo senso Ghemison ha definito una situazione in cui, effettivamente, il gruppo di Sting costituì un punto di passaggio. ( forse anche i Tears For Fears possono essere considerati alla stessa stregua ? ). Saluti.
Can Soon Over Babaluma
Voto:
@Spartak : Allora: è un doppio cd pubblicato dalla Spoon e intitolato "Can Live - Music ( 1971 - 1977) ( serie "SPOONCD42/43") probabilmente pubblicato nel 2005. questa la sequenza dei titoli. CD 1 : Jynx/ Dizzy Dizzy / Vernal Equinox / Fizz/ Yoo Doo Right / Cascade Waltz; CD 2 : Colchester Finale ( di 37 min. e 24 !!) / Kata Kong / Spoon. Le registrazioni ( Inghilterra & Germania ) , vanno dal 72 al 77.
Jethro Tull Under Wraps
Voto:
@Manalishi, Pibroch, Roby : Mi fa davvero piacere che la discussione e il confronto ( uno dei più "costruttivi" in cui mi sia imbattuto negli ultimi mesi....) abbiano generato spunti di riflessione che non avevo considerato e che ora ritengo sia giusto tenere in considerazione. Da una parte è vero che all'età di Anderson sia tecnicamente difficile e troppo impegnativo replicare decentemente alcuni brani; dall'altra è anche vero che una diluizione degli show nell'arco del tempo gioverebbe maggiormente alla freschezza del gruppo, evitando ripetizioni ( e affaticamento); Sulla "tirannia"di Anderson, è un discorso noto anche altrove; sapendo che i Tull senza di lui non sarebbero più i Tull, se ne approfitta per fare il bello e il cattivo tempo. Un ultima considerazione: per esperienza so che quando un artista prepara la scaletta del tour sempre più o meno concepita sugli stessi "hits", forse ci si può mettere il cuore in pace circa la possibilità "creativa" che per l'artista accada ancora qualcosa di così magico com'era all'inizio..... . Potrà far piacere riascoltare per l'ennesima volta il tal pezzo o il tal altro, ma suppongo che qualcosa sia inevitabilmente e purtroppo finito.Da loro fan auguro ovviamente ai Tull quanto di meglio sia augurabile, ma sono anche realistico e spiace dover constatare come ( pur non essendo un problema solo oro, beninteso) si siano avviati ad una tranquilla fine carriera di innocua routine, senza particolari scossoni. Salute a voi, Tulliani ! :)
Brian Eno Another Green World
Voto:
puntualizzazione : Io ( sottolineato), ho letto questa recensione a Gennaio; chiedo scusa.
Brian Eno Another Green World
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@Spartak : tranquillo; pur avendo qualche anno, suppongo, più di te ( il che, beninteso, non significa un cacchio) mi sono trovato nelle tue medesime condizioni più volte. ( e anch'io ho venduto perle di cui poi mi sono dovuto pentire....); e anche in situazioni opposte; mi spiego: i miei amici musicofili erano al corrente ( in età 18,19 anni) dei miei gusti "avanti" e "seri", quindi si camminava insieme su quelle strade. Non ti dico il polverone che si sollevò quando fui "colpito" da un disco di Gino Vannelli. Gino Vannelli??!! Antonio, stai scherzando ? Sei fuori ? Eppure insistetti perchè ascoltassero "Brother to Brother", che, sia chiaro, non ha nulla di mostruosamente "artistico" o "culturalmente" interessante o che altro di analogo. E' solo un grande disco di Easy Listening di gran classe. Alla fine alcuni di loro se ne fecaro convinti e, ancor oggi, capita che qualcuno mi ricordi il fatto. Situazione rovesciata invece per "Free jazz", ad esempio di Ornette Coleman oppure il suo "New York is Now!" non ci fu verso di farmelo entrare nella zucca. Forse dovrei riprovare ora, trent'anni dopo. "Another Green World" invece, come ho scritto, rappresenta personalmente una via di mezzo: all'epoca subodoravo la presenza di qualcosa di importante ma non sapevo come ascoltare queste cose, pur percependone la sottile importanza. A Gennaio ( periodo di questa recensione) il "ciclo della comprensione" si è compiuto, con risultati mirabili. Non sarà una novità affermarlo, ma Eno, già nella seconda metà dei 70, era avanti ( come i Can, visto che li segui) di almeno due decenni.