Non l'ho visto e nonostante Ana non so se ho voglia di farmi del male.
Posto il commento di Roberto Recchioni
Ogni tanto, nella storia del cinema, escono film così perfetti da essere irripetibili. Pellicole che se pure lo stesso regista, gli stessi attori, lo stesso cast artistico e produttivo, dovessero provare a rifare altre cento volte, non verrebbero mai altrettanto bene, perché figli di una fortunata serie di momenti, congiunture e contesti, impossibili da replicare tutti assieme nello stesso momento.
Miracoli. Opere rarissime.
Ma, così come esistono questo tipo di film, esiste anche il loro esatto contrario. Opere che se anche dovessero rifarle altre mille volte, non riuscirebbero mai a essere altrettanto sbagliate in tutto e per tutto.
Cats, per esempio, è un film così terribile che non dovrebbe poter esistere, visto i talenti, la competenza e i soldi che si sono stati profusi dentro. Eppure, incredibilmente, esiste.
E ora arriva Blonde, una pellicola così intimamente sbagliata in tutti i suoi elementi costitutivi, da diventare il qualche maniera perfetta nella sua totale imperfezione. La caricatura di un film d’autore. Il travisamento di tutta la storia del cinema. Il sovvertimento di tutte le buone intenzioni che, probabilmente, lo animavano all’inizio.
Blonde è il film più fastidioso, irritante, offensivo, mal scritto, mal girato, mal diretto, mal montato, mal interpretato, che io ricordi da tanto, tanto, tempo a questa parte.
Salvando la sola colonna sonora di Nick Cave e Warren Ellis (che rovina questo centro perfetto dello sbaglio), nulla in Blonde è anche solamente tollerabile. Kitsch senza consapevolezza di esserlo, sessista, squalificante, ridicolo, grottesco, Blonde è un film diretto da un Andrew Domink che si è convinto di essere Fellini, Godard e Lynch e Von Trier al tempo stesso ma che, invece, è un John Waters senza consapevolezza o ironia.
Ultimamente ci capita di definire spesso dei film come “brutti” quando invece sono solo mediocri e insignificanti. Blonde è un’altra categoria.
Blonde è il capolavoro dei film brutti.
È un rarissimo antimiracolo.
E, per questo, sublime e imperdibile.
Fatevi del male, guardatelo.