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 Si sublima in un pacato e sincopato melodizzare lungo la tastiera superiore dell’Hammond, mentre la sezione ritmica sta a rotolarvi il suo groove notturno.

 Ascoltarlo invece guizzare creativo e sicuro sopra le sue tastiere è una gioia profonda.

La recensione esplora l’album 'Straight Ahead / Beginning Again', sottolineando il virtuosismo di Brian Auger e delle sue tastiere, la qualità delle percussioni e l’atmosfera jazz-funk. Vengono analizzati brani chiave come 'Bumpin’ on Sunset' e 'Straight Ahead', tra groove notturni e influenze alla Santana. L’autore riflette sul periodo d’oro di Auger e sulle sue esibizioni live, con una leggera nota critica per alcuni brani meno riusciti. Scopri il groove unico di Brian Auger: ascolta ora l’album!

 Tutto estremamente piacevole sia chiaro, questi gradevolissimi e rilassati motivi fra west coast e country sono ben concepiti ed eseguiti.

 In fondo non è da buttar via il timbro vocale di Brian Auger… sufficientemente chiaro e soprattutto simpatico, umile, comunicativo.

La recensione esamina A Better Land di Brian Auger's Oblivion Express, sottolineando la sorprendente virata verso territori folk e armonie vocali. Le tastiere jazz fusion restano in secondo piano a favore di melodie e chitarre acustiche. L’album mostra influenze West Coast e country, ispirandosi a Crosby Stills & Nash e James Taylor. Viene lodata la cura nelle voci e la copertina dell’album. Il risultato è un disco piacevolmente sorprendente, diverso dal solito sound di Auger. Scopri tutto il fascino sorprendente di ‘A Better Land’ e lasciati trasportare dalle sue armonie.

 L’album è il migliore dei Trinity e chissà perché Brian manderà tutti a casa e continuerà la carriera fondando un nuovo gruppo...

 Dominante su tutto è comunque il fantastico, potente motivo della Pavana del compositore classico Gabriel Fauré, convertito abilmente ad umori jazz rock attraverso le sonorità penetranti e appaganti dell’organo Hammond.

La recensione esalta Befour, ultima fatica dei Brian Auger & The Trinity, come il miglior album del gruppo. Grandi cover, evoluzione della formazione con l’ingresso di Gary Boyle e un sound potentemente jazz rock segnano il disco. L’opera brilla per arrangiamenti e l’uso magistrale dell’organo Hammond, lasciando un’impronta speciale nei primi anni ‘70. Scopri il sound unico di Befour: ascoltalo e lasciati trasportare nei mitici anni '70!

 Un disco con due anime quindi: il soul jazz di Auger che ospita la graziosa e promettentissima cantante, lasciata sfogare in tre o quattro sue cose di tutt’altro mondo, diciamo folk psic.

 La resa da parte del quartetto allargato dei Trinity di questo super classico (allora non ancora tale a livello mondiale, ma istantaneamente molto amato e ripreso da parecchi addetti ai lavori) è ovviamente carica di soul.

La recensione celebra 'Streetnoise', doppio album del 1969 di Brian Auger & The Trinity, come fusione di soul jazz, folk psichedelico e cover d'autore, animata dalla voce potente di Julie Driscoll. Si elogiano le reinterpretazioni di Miles Davis e Doors, come anche le composizioni originali del gruppo. L'opera rappresenta l'ultima collaborazione tra Auger e Driscoll, offrendo varietà stilistica e intensità emotiva. Scopri le magiche sonorità di Streetnoise e lasciati trasportare nel cuore della musica soul jazz anni '60!

 Fluido e brillante sin da giovane, Brian era in prima linea nella scena londinese già ad inizio sessanta, quando tutto doveva ancora succedere.

 Ha un’intonazione dilettantesca a totale contrasto con la sua somma, comunicativa, creativa, virtuosistica abilità di strumentista.

La recensione di 'Definitely What!...' analizza l’esordio di Brian Auger & The Trinity, celebrando il virtuosismo all’organo e le influenze jazz/rock. L’autore evidenzia lati deboli come la vocalità limitata di Auger e alcune scelte di arrangiamento, ma riconosce originalità e sperimentalismo tipici della Londra anni '60. Scopri il virtuosismo di Brian Auger in un album che ha fatto la storia: ascolta ora 'Definitely What!'.

 La sua musica non è solo dolore, ma pura estasi che mi arriva piena e totale, dritta e precisa come una lama.

 Ascoltarlo per me è come guardarmi allo specchio con una colonna sonora che parla di cuore, resilienza e tanta vulnerabilità.

La recensione esplora l'intensità emotiva e la vulnerabilità trasmessa da Bobby Womack con l’album My Prescription. Attraverso arrangiamenti curati e una voce carica di dolore e sincerità, il disco invita ad accogliere le proprie imperfezioni. Non il miglior lavoro di Womack ma un classico capace di risollevare e toccare profondamente, arricchito da cover soul uniche. Un ascolto consigliato a chi cerca musica che parla al cuore. Scopri la forza e la sensibilità di Bobby Womack: ascolta My Prescription e lasciati trasportare dal suo soul autentico.

 La musica se ne frega dei generi, dei contesti, delle premesse, degli scopi più o meno furbi e dei messaggi e quando è buona, ottima musica, si fa strada nel cervello e si trova un bel posticino per restarvi, a vita.

 Bella roba, questa dei quattro quarantenni di allora (si va dai 35 di Stevie ai 44 di Dionne, passando per i 38 di Elton ed i 41 di Gladys).

La recensione esplora la storia e la struttura musicale di 'That’s What Friends Are For', nata come brano da film e poi rivisitata da Dionne Warwick con Stevie Wonder, Elton John e Gladys Knight. Viene analizzata la raffinatezza compositiva di Burt Bacharach e il contributo dei celebri interpreti. Nonostante un certo scetticismo sui generi e i messaggi, la musica trionfa. Il brano è oggi un classico che colpisce per profondità ed esecuzione. Scopri come un brano può unire star e generazioni: ascolta questo capolavoro!

 Talento inenarrabile, potente poeta del blues con un suono devastante, anima generosa e tormentata, Moore ci ha lasciato troppo presto.

 E’ bellissimo ascoltarlo prendere uno dei cantini dopo avere sfregato senza pietà, con una pennatona gigante, tutte le corde sovrastanti generando un attacco sonorissimo.

La recensione elogia 'After Hours' di Gary Moore, sottolineando la sua svolta blues influenzata sia dai grandi bluesmen neri sia dalla tradizione irlandese. Viene celebrata l'energia travolgente di Moore, la sua tecnica unica e la sua capacità di reinterpretare il blues con personalità e passione. Menziata la presenza di ospiti d’eccezione e di bonus tracks notevoli. Il disco viene considerato una pietra miliare del blues moderno. Scopri il blues unico di Gary Moore ascoltando 'After Hours'!

 Un album che è la colonna sonora di una tarda uscita estiva, coi fiori che spandono il loro profumo.

 Rochelle fonde la dance con l'R&B, senza aver paura però di osare e sperimentare, risultando fresca e ispirata.

La recensione elogia Through the Wall di Rochelle Jordan come un album ideale per serate rilassate o uscite estive. L’artista dimostra coraggio e freschezza nel mescolare dance, R&B e house, creando un sound intimo e sensuale. Alcune pecche nella lunghezza e nella ripetitività nella seconda metà, ma l’atmosfera coinvolgente domina. Un disco consigliato a chi cerca musica contemporanea di qualità. Se cerchi il mix perfetto tra dance, sensualità e sperimentazione, ascolta subito Through the Wall!

 Davies ci avrà sentito a suo tempo della magia ma io non la raccolgo, sinceramente: i Supertramp avevano tantissime virtù, ma non quella di essere… Super anche dal vivo.

 Grazie di tutto anche a te Rick, di cuore! I miei eroi musicali di gioventù se ne stanno pian piano andando, ad uno ad uno, ed anch’io non mi sento tanto bene.

La recensione, spunto per ricordare Rick Davies dopo la sua scomparsa, analizza il suo impatto sui Supertramp, lo stile pianistico e la genesi tecnica dell’album Live '88. L’autore osserva come il disco rappresenti più un documento grezzo che una vera celebrazione del gruppo dal vivo, soffermandosi sulle difficoltà della band nel ricreare in concerto la magia dei loro lavori in studio. Scopri di più sul mondo Supertramp e celebra Rick Davies insieme a noi.

 “In a Broken Dream è un gran pezzo, col miglior Rod Stewart possibile.”

 È il classico prodotto da tenere nella propria discoteca a ragione di un’unica canzone, peraltro suprema e cantata alla grande.

La recensione racconta la curiosa storia dei Python Lee Jackson e del loro album 'In a Broken Dream', reso celebre dalla voce di un giovane Rod Stewart. Viene esaltata la canzone omonima, considerata un classico evocativo della transizione anni '60-'70, mentre il resto del disco viene definito trascurabile. Il gruppo non otterrà altri riconoscimenti sostanziali, restando legato a questo unico successo. Riscopri il fascino blues di 'In a Broken Dream' e lasciati trasportare dagli anni d’oro del rock.

 Il nuovo millennio accoglie i Three Dog Night ancora sulla piazza, ma già da un quarto di secolo ridimensionati a gruppo estemporaneo e instabile.

 Un greatest hits semi-live con orchestra, escamotage tuttora di moda per 'allungare il brodo' e riciclare il proprio catalogo di successi.

La recensione analizza il tentativo dei Three Dog Night di rilanciare la loro carriera con un album orchestrale registrato separatamente dalla London Symphony Orchestra. L'autore evidenzia i limiti dell'operazione, tra nostalgia, revival e arrangiamenti pomposi, sottolineando la discontinuità con l'epoca d'oro della band e la decadenza della formazione originale. Scopri come i classici dei Three Dog Night rivivono (o meno) in versione orchestrale: ascolta e fai la tua scelta!

 Si respira anzi aria di smobilitazione, di appagamento.

 E allora si fermano qui, almeno nella produzione di nuovi dischi.

La recensione racconta la parabola discendente dei Three Dog Night con American Pastime, album segnato da abbandoni e cambiamenti nel gruppo. Le influenze disco non bastano a rivitalizzare un sound ormai al tramonto. L'album segna una pausa nelle produzioni in studio, mentre il gruppo continua tra defezioni e ritorni a esibirsi dal vivo. Scopri il percorso travagliato dei Three Dog Night e condividi la tua opinione sull’album!

 Three Stars for Three Dog Night, in questo caso.

 con tanto di panze, ondeggiamenti, vestiti lunghi chiesastici, mani alzate e tutto.

Il disco Coming Down Your Way dei Three Dog Night prosegue la loro formula di successo nel reinterpretare brani altrui con ricche armonizzazioni vocali. Meno incisivo rispetto ai loro lavori migliori, l'album presenta comunque spunti interessanti come una versione pregiata di You Can Leave Your Hat On e influenze soul e gospel ben valorizzate. Qualche azzardo tecnologico non sempre riuscito, ma il risultato generale va oltre la sufficienza. Scopri come i Three Dog Night reinventano il rock anni '70 con questo album!

 Registrare e pubblicare un album alle volte è quasi come un vero e proprio parto.

 Negron, a gargarozzo stretto e straccia tonsille, si esibisce per l’occasione in un raglio virtuoso degno del miglior James Brown, con in più tanta ironia.

La recensione analizza il disco 'Hard Labor' dei Three Dog Night, sottolineando il cambio di produttore e la svolta stilistica nel sound. La celebre copertina censurata rivela l’ironia visiva della band. Alcune tracce, come 'On the Way Back Home' e 'The Show Must Go On', emergono per qualità e originalità. Non mancano dettagli sul difficile periodo personale di Danny Hutton. Un album che sorprende e diverte, valutato positivamente. Leggi la recensione completa e riscopri un classico sorprendente dei Three Dog Night!

 Il disco non vale la vistosa copertina, ma si prende scioltamente tre stelle perché questi signori sanno cantare, alla grande.

 Da quest’opera in poi le dinamiche interne al gruppo cominceranno a ingarbugliarsi, ma non precorriamo gli eventi.

La recensione analizza 'Cyan' del 1973 dei Three Dog Night, evidenziando la svolta stilistica della copertina e le novità nella composizione interna. Vengono discussi i singoli di punta e il contributo dei vari membri, soprattutto Michael Allsup. Pur non essendo all’altezza dell’appariscente copertina, l’album è promosso grazie alle ottime doti vocali del gruppo. Scopri come 'Cyan' racconta la svolta dei Three Dog Night: ascoltalo e lasciati sorprendere dal loro sound.

 Un disco ben più rock blues e meno pop rispetto ai precedenti da parte dei Sette Sciocchi Separati, come il titolo insinua.

 Il riffone di chitarra in apertura vale assai.

La recensione analizza 'Seven Separate Fools' dei Three Dog Night, sesto album in studio del 1972. Viene sottolineato lo shift verso un sound più rock blues rispetto al passato, grazie anche a reinterpretazioni e collaborazioni di rilievo. Ottime alcune cover, come 'Black & White' e 'Going in Circles'. Il gruppo appare ancora compatto e in forma, guadagnando quattro stelle su cinque. Scopri il lato più rock dei Three Dog Night e ascolta Seven Separate Fools!

 “Harmony” è un bel titolo, centrato per un gruppo che fa delle armonie vocali dei suoi tre cantanti il pezzo forte degli arrangiamenti.

 Questo disco costituisce un passo indietro rispetto ai tre precedenti dischi dei TDN.

La recensione analizza 'Harmony' dei Three Dog Night, lodando le armonie vocali e la presenza dei tre frontman. Il disco si distingue per le molte cover, ma viene giudicato inferiore ai lavori precedenti nonostante la presenza di singoli di successo. Alcuni brani convincono, altri risultano poco incisivi, lasciando una sensazione di passo indietro rispetto al recente passato della band. Scopri se le celebri armonie dei Three Dog Night bastano a rendere memorabile questo album!

 La particolare, accesa atmosfera dal vivo e la performance sanguigna e calorosamente acclamata dagli astanti, porta quest’opera ad avere un riscontro commerciale ancor migliore delle due precedenti.

 Il suono su disco è inalterato, fedele e non ritoccato, come d’altronde era norma a quel tempo.

Captured Live at the Forum celebra la vitalità dei Three Dog Night dal vivo, con performance vocale energica e un sound fedele all'esperienza del concerto. Grazie ad una scaletta tratta dai primi due album e ad un'atmosfera festosa, il disco ottenne successo commerciale e divenne uno spartiacque per la carriera del gruppo. La registrazione è genuina, senza ritocchi, e cattura l'essenza dei loro spettacoli anni '60. Scopri la potenza live dei Three Dog Night e rivivi il loro indimenticabile concerto!

 Per niente seminali i Three Dog Night, ma ultra piacevoli.

 Lo fanno bravamente, e con splendide e convinte voci che recano un particolare senso di gioia.

La recensione esamina il secondo album dei Three Dog Night, uscito nel 1969, composto prevalentemente da cover riarrangiate con grande energia vocale. Spiccano versioni memorabili e l’utilizzo alternato delle tre voci principali. Pur non essendo innovativi, la band offre piacevolezza e coinvolgimento. Il disco si distingue per l’eclettismo delle cover e alcune felici intuizioni artistiche. Scopri la carica vocale e l’energia anni '60 di Suitable for Framing!