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 Quando ci si adagia nella placida certezza che con la chitarra elettrica non ci sia più nulla di nuovo da comunicare, si può essere altrettanto certi che prima o poi arriverà qualcuno a dimostrare il contrario.

 La prospettiva unica di Mendoza sulla musica stessa... trasforma materiale familiare in qualcosa di vivo, in continua metamorfosi e riconoscibilmente suo.

La recensione mette in luce come Ava Mendoza riesca a rinnovare il ruolo della chitarra elettrica attraverso un approccio personale e originale. L'album d'esordio Shadow Stories si distingue per la capacità di reinterpretare standard, fondendo le influenze classiche e la formazione jazzistica con uno stile unico, espressivo e mai scontato. Mendoza evita i cliché sonori del guitar hero, privilegiando invece un racconto sonoro autentico e innovativo. Scopri come Ava Mendoza reinterpreta la chitarra e lasciati sorprendere dal suo stile!

 Un disco con due anime quindi: il soul jazz di Auger che ospita la graziosa e promettentissima cantante, lasciata sfogare in tre o quattro sue cose di tutt’altro mondo, diciamo folk psic.

 La resa da parte del quartetto allargato dei Trinity di questo super classico (allora non ancora tale a livello mondiale, ma istantaneamente molto amato e ripreso da parecchi addetti ai lavori) è ovviamente carica di soul.

La recensione celebra 'Streetnoise', doppio album del 1969 di Brian Auger & The Trinity, come fusione di soul jazz, folk psichedelico e cover d'autore, animata dalla voce potente di Julie Driscoll. Si elogiano le reinterpretazioni di Miles Davis e Doors, come anche le composizioni originali del gruppo. L'opera rappresenta l'ultima collaborazione tra Auger e Driscoll, offrendo varietà stilistica e intensità emotiva. Scopri le magiche sonorità di Streetnoise e lasciati trasportare nel cuore della musica soul jazz anni '60!

 Qui vivaddio ci sono i riff giusti e in generale più sostanza.

 Il rock è morto; morto anche Tim Bogert (nel 2021) ma viva il rock e grazie Tim, Carmine, Jim e Jimmy.

La recensione esalta il ritorno dei Cactus nel 2006 con un album che supera le aspettative, offrendo riff solidi, una produzione curata e maggior coesione compositiva rispetto al passato. Nonostante la mancanza dello storico frontman Rusty Day, la band convince grazie alle notevoli prestazioni dei veterani e alla freschezza delle idee. Il disco emerge come esempio di hard rock energico e maturo, con citazioni e omaggi alle radici storiche del genere. Scopri perché Cactus - V è un imperdibile ritorno per tutti gli amanti dell’hard rock!

 Le idee ci sono, i riff funzionano, non vi sono pose e smorfie a disturbare, c’è solo sostanza chiaramente in una situazione retrò.

 Ogni volta che me lo ascolto, questo disco mi fa pensare che dovrei prenderlo in considerazione più spesso, il che è un ottimo segno.

L'album Burst the Bubble dei Company of Snakes rappresenta un eccellente esempio di british blues rock old school, mantenendo saldo il lascito dei Whitesnake originali, senza fronzoli o contaminazioni moderne. I brani spaziano tra ballate melodiche, hard rock e omaggi a band storiche, enfatizzando la coesione chitarristica di Moody e Marsden. Pur con qualche riempitivo, l'album convince con classe e autenticità. Scopri o riscopri il meglio del british blues rock con Burst the Bubble!

 Voce di una bellezza timbrica, mobilità, maschiosità uniche; tre o quattro idee per canzone non di più, però spesso più che pregnanti.

 Non una nota in più del necessario secondo la benedetta legge 'di meno è meglio'.

La recensione analizza Run with the Pack dei Bad Company, terzo album della band inglese, elogiandone il sound minimale e la voce di Paul Rodgers. Nonostante un successo commerciale inferiore rispetto ai predecessori, l’album offre brani iconici come la title track e ‘Silver, Blue & Gold’, restando fedele alla filosofia ‘less is more’. Piacevoli melodie e arrangiamenti senza fronzoli rendono il disco un classico accessibile, pur con alcuni riempitivi. Scopri perché Run with the Pack merita un posto tra i grandi classici del rock!

 Troverei più appropriata la denominazione 'Blues Without Feeling'.

 Gli manca proprio il respiro, il calore, il trasporto del blues.

La recensione boccia l'incursione di Steve Hackett nel blues, giudicando l'album tecnicamente competente ma freddo e privo di trasporto emotivo. L'autore riconosce il talento di Hackett ma sostiene che gli manchi il vero spirito blues, sia con la chitarra che con l'armonica. L'album viene definito superfluo e poco coinvolgente, soprattutto se confrontato con altri artisti blues di rilievo. Leggi la recensione completa e scopri se vale la pena ascoltare questo album di Hackett.

 Grandinano note sicuramente sublimi dalla Les Paul di Gary in questa bellissima foto di un suo concerto all’aperto, disturbato dal maltempo.

 Si fa del blues tradizionalista, ma forte e potente e questo è l’ambito dove il compianto nord irlandese ci manca veramente. Perché era il migliore, in queste cose.

La recensione elogia l'ultimo album di Gary Moore, Bad for You Baby, come un sentito ritorno alle radici blues. L'autore sottolinea la perizia chitarristica e il mix di influenze storiche. Il disco si compone di sette brani originali e quattro cover, e mostra una sezione ritmica affiatata. Pur senza rivoluzioni sonore, il lavoro si distingue per intensità e autenticità. Ascolta Bad for You Baby per scoprire il blues autentico di Gary Moore!

 La chitarra di Moore in forma smagliante nobilita la parte centrale della canzone, lanciandosi in animose escursioni sulla tastiera.

 Quando mi ci rimmergo, penso che i grandi amori non finiscono mai, e che mi manca molto.

La recensione esalta Old New Ballads Blues come un album che incarna la maturità artistica di Gary Moore. Vengono analizzati i brani tra ballate malinconiche e strumentali potenti, con omaggi ai grandi del blues. L'esecuzione chitarristica di Moore viene considerata il punto di forza dell’opera, tra interpretazioni personali e cover ispirate. L'album risulta autentico e coinvolgente, apprezzato dai fan storici e dagli appassionati di blues. Riscopri la magia di Gary Moore e immergiti nei suoi indimenticabili blues.

 La chitarra di Page qui la sentite come quella di Muddy in 'Waters At Newport 1960', poco e niente!

 A tirare le fila, in studio, c’era il bluesman americano, unico vero protagonista del disco.

La recensione analizza 'Don't Send Me No Flowers', album blues registrato nel 1965 con protagonista Sonny Boy Williamson e un giovane Jimmy Page relegato al ruolo di comprimario. Si mette in luce l’autentica anima dell’opera, che offre un blues viscerale guidato dall’armonica e dalla voce di Williamson. L’autore sfata i miti nati dal marketing, evidenziando la leadership indiscussa del bluesman americano rispetto agli altri musicisti coinvolti. Scopri il vero spirito del blues: ascolta 'Don't Send Me No Flowers'!

 Questo è proprio un disco di schietto hard blues settantiano, con gli esperimenti e gli 'aggiornamenti' degli anni precedenti azzerati.

 La buona musica, passionalmente eseguita, va bene per sempre e non solo nella sua epoca.

L’album Power of the Blues segna il ritorno di Gary Moore a un hard blues ortodosso, potente e coinvolgente. La recensione evidenzia la qualità dei brani sia originali che cover, le performance chitarristiche travolgenti e la totale dedizione allo stile blues-rock anni ‘70, privo di contaminazioni moderne. Consigliato a chi ama il blues puro. Scopri la potenza e la passione del blues di Gary Moore in questo album!

 Il suono di questo disco non è il classico di Moore: è più acido, più 'moderno'.

 A molti sicuramente il suono piuttosto psichedelico e drastico di quest’album può costituire una piacevole sorpresa.

L'album 'Scars' segna un importante esperimento nella carriera di Gary Moore, abbracciando sonorità più moderne e psichedeliche lontane dal suo classico rock-blues. Il trio formato con Mooney e Lewis propone groove decisi e atmosfere asciutte. L’autore esprime una moderata delusione ma riconosce le innovazioni, in particolare nei brani come 'Ball and Chain' e lo slow blues finale. Scopri con le tue orecchie se 'Scars' saprà sorprenderli come non ti aspetti!

 La leggenda irlandese ci parla, letteralmente, nella maniera più lancinante e malinconica raggiungibile sulla chitarra elettrica.

 Non se po’ capì… la qualità! La sensibilità! Il cuore! La comunicativa… Una perla!

La recensione esalta 'Back to the Blues' come il ritorno autentico di Gary Moore alle sue radici. L'autore evidenzia potenza, malinconia e virtuosismo chitarristico nelle interpretazioni di classici e brani originali. L'album trasmette emozioni profonde e rimane un esempio di blues genuino e appassionato, valorizzando ogni dettaglio tecnico e interpretativo. Scopri perché 'Back to the Blues' è un viaggio imperdibile per ogni amante del blues.

 Ne venne fuori un album contaminatissimo, con grosse mani di vernice 'attuale' a rivestire l’abituale blues nerboruto.

 Cosa gli possiamo dare a questo esperimento dance blues, binomio ardito e blasfemo cavalcato dal Moore del 1999?

La recensione di 'A Different Beat' racconta il tentativo di Gary Moore di unire blues e influenze techno a fine anni '90, con risultati controversi. L'autore riconosce la perizia tecnica ma resta poco convinto dalle contaminazioni dance. Alcune tracce si distinguono, come la cover di 'Fire' e la ballata 'Surrender', ma nel complesso l'album lascia perplessi gli amanti del Moore più classico. Leggi la recensione completa e scopri se il lato techno di Gary Moore fa per te!

 Talento inenarrabile, potente poeta del blues con un suono devastante, anima generosa e tormentata, Moore ci ha lasciato troppo presto.

 E’ bellissimo ascoltarlo prendere uno dei cantini dopo avere sfregato senza pietà, con una pennatona gigante, tutte le corde sovrastanti generando un attacco sonorissimo.

La recensione elogia 'After Hours' di Gary Moore, sottolineando la sua svolta blues influenzata sia dai grandi bluesmen neri sia dalla tradizione irlandese. Viene celebrata l'energia travolgente di Moore, la sua tecnica unica e la sua capacità di reinterpretare il blues con personalità e passione. Menziata la presenza di ospiti d’eccezione e di bonus tracks notevoli. Il disco viene considerato una pietra miliare del blues moderno. Scopri il blues unico di Gary Moore ascoltando 'After Hours'!

 L’avventurismo sonoro degli Yardbirds li mantenne un passo avanti rispetto ai gruppi coevi.

 Per il vero sound della Swinging London del '66 non c’è niente di meglio che ascoltare The Engineer!

La recensione esplora Roger the Engineer degli Yardbirds, album chiave del 1966. L'autore ne evidenzia l'avanguardia e la fusione tra blues, psichedelia e acid rock, sottolineando l'apporto di Jeff Beck. L'album viene raccontato traccia dopo traccia e riconosciuto come simbolo effimero ma importante della Swinging London. Nonostante la breve parabola della band, si celebra il suo ruolo pionieristico nella musica rock. Scopri o riscopri un pilastro nascosto del rock: ascolta subito Roger the Engineer!

 Salì sul prestigiosissimo palco del 'Woodstock Music and Art Fair'… un set di 11 pezzi che nessuno dei pochi presenti ancora lucidi poté dimenticare.

 La rivista Rolling Stone lo considera il duecentoquarantacinquesimo più grande chitarrista di tutti i tempi, mica fichi & pizza.

La recensione offre un tributo appassionato a Leslie West, chitarrista dei Mountain, ricordando la sua storica esibizione al Woodstock Festival del 1969. Vengono ripercorse le tappe della sua carriera, le sue collaborazioni con grandi nomi, le sfide personali e il suo impatto duraturo sulla scena rock. Un racconto ricco di aneddoti e riconoscimenti, ideale per gli amanti della musica e del rock classico. Scopri la storia e l’eredità di Leslie West, un gigante del rock da non dimenticare!

 “In a Broken Dream è un gran pezzo, col miglior Rod Stewart possibile.”

 È il classico prodotto da tenere nella propria discoteca a ragione di un’unica canzone, peraltro suprema e cantata alla grande.

La recensione racconta la curiosa storia dei Python Lee Jackson e del loro album 'In a Broken Dream', reso celebre dalla voce di un giovane Rod Stewart. Viene esaltata la canzone omonima, considerata un classico evocativo della transizione anni '60-'70, mentre il resto del disco viene definito trascurabile. Il gruppo non otterrà altri riconoscimenti sostanziali, restando legato a questo unico successo. Riscopri il fascino blues di 'In a Broken Dream' e lasciati trasportare dagli anni d’oro del rock.

 Sto per recensire quella che, per quanto mi riguarda, è l'album antologico definitivo dei Jethro Tull.

 La tracklist di questa compilation, scelta personalmente da Ian Anderson, include tutti i mastodontici super classici dei Jethro Tull.

La recensione espone dubbi sull'utilità delle antologie, ma riconosce che 50 For 50 rappresenta la raccolta definitiva dei Jethro Tull, soprattutto per i nuovi ascoltatori. L'album, in tre dischi, celebra la varietà e l'impatto della band, pur mancando qualche traccia rara. Ideale per chi vuole una panoramica completa della carriera del gruppo. Scopri cosa rende unica questa raccolta dei Jethro Tull!

 È bello sentire Van di nuovo felice!

 A 80 anni la sua voce distintiva rimane potente e straordinariamente emotiva come sempre.

La recensione celebra l’album 'Remembering Now' come il ritorno ispirato di Van Morrison dopo alcuni passi falsi. Tra soul, blues e momenti di intimità, la voce di Morrison si mostra ancora potente ed emotiva. Influenze di Ray Charles ed eleganti canzoni d’amore si intrecciano a un sano ripensamento artistico, pur senza raggiungere i capolavori del passato. Scopri l’anima di Van Morrison e lasciati trasportare dalle emozioni di Remembering Now!

 La chimica del successo dei Led Zeppelin fu semplicemente la passione dei quattro nel comporre ed eseguire musica di derivazione blues, ad un volume massimo.

 Assistere alle loro esibizioni era un’esperienza unica e rara, in grado di creare una sorta di simbiosi energetica e forse mistica fra i musicisti sul palco e il pubblico in platea.

Il documentario Becoming Led Zeppelin di Bernard MacMahon traccia il percorso dei quattro musicisti dagli esordi fino al loro riconoscimento internazionale. Ricco di interviste e immagini d’epoca, evidenzia la passione, la dedizione e il talento che hanno portato al successo della band, senza cadere in stereotipi sulle rockstar. La pellicola è un omaggio coinvolgente all’energia unica di uno dei gruppi più influenti della storia del rock. Scopri la vera storia dei Led Zeppelin con questo documentario imperdibile!