@Conte: d'accordo che con le tue dissertazioni di carattere "gluteico" hai guadagnato altri punti, ma non t'allargare: ci metto un attimo a scarabocchiarti il fegato :)) -
@ Davide: subito un piccolo appunto: dato che contesti al giovanissimo Bonny, con certa pignoleria, l'assenza di maiuscola in Tartaro, non puoi, due volte nello stesso post, usare quell'orribile "te" in luogo del "tu". E se salta agli occhi ad un analfabeta della mia fatta... Poi veniamo, ancora una volta, alla sostanza del discorso. Sembri voler evitare di constatare il contesto nel quale esprimi le tue considerazioni: stavi parlando con un ragazzo di 16 anni, che è dimostrazione lampante del fatto che la condanna al "Tartaro" non è inappellabile o obbligatoria. Visti i tuoi intenti, condivisibili, ti invito a considerare gli strumenti che adoperi. Non penso che i predicozzi possano sortire alcun effetto, specie in questo spazio. Anzi, ottengono spesso gli esiti opposti a quelli voluti. Ripeto: scrivi ancora e condividi le informazioni, mettiti in gioco e produci contributi. L'oggetto è il disco, la produzione di un musicista. Le tue considerazioni sui massimi sistemi possono anche essere interessanti, ma in questo caso schiacciano la figura del musicista in poche righe. E poi: parli, anche nell'ultimo post, come se fossi il solo a vedere l'orrore che ci circonda. Beh, visto che ci siamo cerco di chiarirti la questione con un esempio diretto: proprio a partire da considerazioni simili alle tue, una quindicina d'anni fa (ma già da molto prima si operava in tale direzione) demmo vita, insieme ad un socio, ad un negozio di dischi (mentre tutti i negozi di dischi chiudevano, e gli stessi distributori tentarono di dissuaderci)Che si occupava proprio di musiche sconosciute ai più, interi patrimoni di culture ricchissime e assolutamente relegate ai margini dell'informazione. Da una parte la VERA musica etnica, la documentazione di produzioni antiche e misconosciute, dall'altra compositori d'avanguardia, sperimentatori, tra musiche jazz ed elettronica. In quella piccola bottega sono passati anche molti musicisti, dai Tenores di Bitti a Charlemaine Palestine, da Arvo Part ai mongoli Shude a Steve Reich. I dischi li facevo ascoltare, avevi una poltrona e tutto il tempo che volevi. E abbiamo collaborato a "Musica '90", che da circa 20 anni organizza rassegne dove le musiche che vivono ai margini del mercato si esprimono con la dovuta visibilità (cerca in rete i programmi degli ultimi 15 anni, e ti fai un'idea)Questo mi pare un esempio CONCRETO di come intervenire nella realtà. Ed è solo uno dei tanti. Oggi io mi occupo d'altro, ma il negozo è ancora lì, incredibilmente ancora aperto, nell'era del download selvaggio. Qui in Debaser c'è parecchia gente che ha storie simili. E se invece di pontificare (leggi il post 4, non è una tua conoscenza? Beh, è semplice ed onesto) scartabelli nel vasto magazzino delle recensioni te ne accorgerai. Oggi, ad esempio, in home page c'è una pagina di JakeChambers su un buon musicista sardo, che non brilla propriamente per notorietà, ma merita attenzione. Questo è il modo di portare contributi, non credi? Mi ha fatto prima un po' sorridere, ma poi finisce per risultare vagamente irritante, vista l'insistenza anche nei post, il fatto che un nuovo venuto ci spieghi che il mondo è cattivo e che lui ci fornirà le controinformazioni necessarie. Riesci a capirlo? Spero di si, come spero che queste considerazioni risultino chiare nel loro intento, che non è affatto persecutorio. Buona giornata e alla prossima.