Situazione Genesis all'epoca di "The Lamb":
Gabriel: in delirio d'onnipotenza, desideroso di infilare liriche in ogni pertugio della musica creata dai compagni. Gran voce comunque, grande cantante.
Banks; in piena forma compositiva, intento a valorizzare sempre di più i sintetizzatori e soprattutto rtecuparare il pianoforte per esprimersi.
Hackett: scazzato, stufo di essere considerato l'ultimo arrivato e di vedere emarginate le sue idee. Poco voglioso di impegnarsi.
Rutheford: normale, tranquillo, alle prese con i suoi esperimenti di distorsione del basso.
Collins: ancora solo il batterista. Tanti buoni ritmi e qualche idea ritmica. i suoi tiramenti soul, pop, malinconici di là da venire, col matrimonio che ancora regge.
Ne viene fuori un'opera contrastata. La musica composta è eccellente per la metà del tempo, buona per un altro quarto, scarsa per l'ultimo quarto. Sarebbe stato un eccellente album singolo senza la zavorra dei brani scarsi e del concept newyorchese a farcire il tutto con troppi testi.
Le canzoni eccellenti sono "The Lamb", "Fly on the Windshield", "In the Cage", "Back in NYC", Carpet Crawl", "Lilywhite Lilith", "Anyway", "The Lamia".
Il suono, la produzione, sono scarsi. Un bel passo indietro rispetto a "Selling England". Troppa fretta, troppi scazzi. Vi sono anche grossolani errori di missaggio.
Ma soprattutto Gabriel canta troppo, invade il disco coi suoi sproloqui affogando le splendide idee strumentali (escluso quelle di Hackett, che non lascia nulla di memorabile in tutto il disco).
Essendo un disco dei Genesis è un disco eccellente. Contenendo canzoni stupende è un disco imperdibile. Ma se avesse avuto la stessa struttura del precedente "Selling" e del seguente "Trick of the Tail", con sette od otto canzoni ben sviluppate ed equilibrate, sarebbe stata un'apoteosi.
Averceli, comunque, di dischi così consistenti ed ispiranti.