pier_paolo_farina

DeRango : 9,02
DeEtà™ : 7265 giorni • Qui dal 20 luglio 2006
Carlos Santana, Mahavishnu John Mclaughlin Love devotion surrender
Voto:
Santana era molto meglio qualche anno prima, fatto di acido con gli occhietti piccoli piccoli e lucidi e il pizzetto da sparviero mentre correva dietro alle vigorose percussioni di Shrieve, Areas e Carabello, disegnando schizzi lisergici con la sua chitarra sensuale e melodica.
Qui si mette a fare le corse sulla tastiera cercando di stare dietro a quella mitraglietta umana di McLaughlin, entrambi appoggiati a chi il jazz e la fusion lo sanno fare veramente. Ero ancora un ragazzo quando mi portai a casa quest'album, ma evidentemente già molto formato, perché mi ruppi subito i coglioni e, fagocitata la delusione per il sin lì adorato Santana ma ora perduto (per sempre), sbolognai il disco a un tizio in cambio di sani Doobie Brothers.
Barbet Schroeder More
Voto:
La tarda visione del film (erano gli anni novanta suonati) mi deluse.
Il cinema veritè alla Antonioni, tutto silenzi e scene di banale quotidianità, e natura incombente e quasi ostile, ha retto malissimo la sfida del tempo.
Schröder poi fece scempio delle canzoni approntate dai Pink Floyd per il film, montandole in colonna sonora in dosi minime e volumi trascurabili, quando gli scarsi dialoghi e le molte panoramiche avrebbero meritato musica psichedelica a tutto volume. Che era lì, pronta, ottima. Un'occasione perduta.
4 Non Blondes Bigger, Better, Faster, More!
Voto:
Una mia vecchia fiamma era completamente entusiasta di questo disco e, poco dopo esserci conosciuti, volle masterizzarmene una copia, con tanto di copertina fotocopiata.
Dopo un sei mesi la nostra storia finì e ci perdemmo di vista, per sempre. Il suddetto cd masterizzato ha resistito nella ciditeca per una decina d'anni; un bel giorno l'ho preso e buttato... non lo ascoltavo mai, e di cd masterizzati cerco di averne il minimo possibile.
Non era per niente male, lei. Bella tonica essendo vigilessa motociclista, prediligeva lo smorciacandela e la sua presa di cosce era quanto di più saldo è deciso abbia incrociato nella mia discreta carriera amatoria.
Dio la benedica. Spero stia bene. Suonava anche la chitarra, decentemente. Una Yamaha.
Per quanto riguarda il disco, la sua "one hit wonder" è d'effetto, con quella voce sonora e decisa e quella melodia ripetitiva ma ampia e piena di personalità. Il resto del disco però non le allaccia neanche le scarpe.
Blue Oyster Cult Curse Of The Hidden Mirror
Voto:
Modifica alla recensione: «Messi parecchi a capo, virgole e amenità varie per aumentare la scorrevolezza dello scritto». Vedi la vecchia versione Curse Of The Hidden Mirror - Blue Oyster Cult - recensione Versione 1
Focus Live at the Rainbow
Voto:
Aggiungo che Van Leer, oltre ad essere un asso col flauto e negli yodel, è un gran manico anche sull'organo Hammond.
E' uno spasso vederlo su Youtube ancora evoluire in concertini Focus davanti a quattro gatti, grasso e paonazzo dopo una vita di dieta a base di carne rossa e birra come usa dalle sue parti. Che dio lo benedica.
Focus Live at the Rainbow
Voto:
Una vera stranezza il volatile successone dei Focus (un biennio, o poco più) negli anni settanta. Il gruppo produceva album contenenti pezzi strumentali all'80/90 per cento. Eppure a Van Leer non mancavano le doti vocali (yodel compresi). Problemi di pronuncia? Vai a sapere.
Questo disco a suo tempo sostanzialmente mi deluse. Per due ragioni: "Hocus Pocus" e "Sylvia", troppo frenetiche, erano di molto inferiori alle perfette esecuzioni originali in studio, due veri capolavori. La riproposizione di "Answers...", già una jam session di studio l'anno prima su Focus 3, era decisamente pleonastica.
Genesis The Lamb lies down on Broadway
Voto:
Situazione Genesis all'epoca di "The Lamb":
Gabriel: in delirio d'onnipotenza, desideroso di infilare liriche in ogni pertugio della musica creata dai compagni. Gran voce comunque, grande cantante.
Banks; in piena forma compositiva, intento a valorizzare sempre di più i sintetizzatori e soprattutto rtecuparare il pianoforte per esprimersi.
Hackett: scazzato, stufo di essere considerato l'ultimo arrivato e di vedere emarginate le sue idee. Poco voglioso di impegnarsi.
Rutheford: normale, tranquillo, alle prese con i suoi esperimenti di distorsione del basso.
Collins: ancora solo il batterista. Tanti buoni ritmi e qualche idea ritmica. i suoi tiramenti soul, pop, malinconici di là da venire, col matrimonio che ancora regge.
Ne viene fuori un'opera contrastata. La musica composta è eccellente per la metà del tempo, buona per un altro quarto, scarsa per l'ultimo quarto. Sarebbe stato un eccellente album singolo senza la zavorra dei brani scarsi e del concept newyorchese a farcire il tutto con troppi testi.
Le canzoni eccellenti sono "The Lamb", "Fly on the Windshield", "In the Cage", "Back in NYC", Carpet Crawl", "Lilywhite Lilith", "Anyway", "The Lamia".
Il suono, la produzione, sono scarsi. Un bel passo indietro rispetto a "Selling England". Troppa fretta, troppi scazzi. Vi sono anche grossolani errori di missaggio.
Ma soprattutto Gabriel canta troppo, invade il disco coi suoi sproloqui affogando le splendide idee strumentali (escluso quelle di Hackett, che non lascia nulla di memorabile in tutto il disco).
Essendo un disco dei Genesis è un disco eccellente. Contenendo canzoni stupende è un disco imperdibile. Ma se avesse avuto la stessa struttura del precedente "Selling" e del seguente "Trick of the Tail", con sette od otto canzoni ben sviluppate ed equilibrate, sarebbe stata un'apoteosi.
Averceli, comunque, di dischi così consistenti ed ispiranti.
Joe Bonamassa Driving Towards the Daylight
Voto:
Si trattava più specificatamente di chitarristi... e Tremonti l'ho incluso.
Van Halen?
Renato Zero Spalle Al Muro
Voto:
Particolarmente ficcante e creativa la rima "Sei accattivante già così, ti difendi con il DDT"
Joe Bonamassa Black Rock
Voto:
Modifica alla recensione: «Perfezionata la sintassi e corretto qualche errore grammaticale. Dov'è il troll? Già stufo di». Vedi la vecchia versione Black Rock - Joe Bonamassa - recensione Versione 1