pier_paolo_farina

DeRango : 9,02
DeEtà™ : 7265 giorni • Qui dal 20 luglio 2006
Pink Floyd Soundtrack From the Film More
Voto:
Andò semplicemente che Schroeder cercò i Pink Floyd (che non sapevano nulla di lui, d'altronde era all'esordio) e propose loro seicento sterline a cranio per una settimana di lavoro a Parigi.
Gli squattrinati Floyd accettarono di corsa "... e galoppammo felici e di gran carriera dentro lo studio, dandoci dentro..." come lasciò poi detto David Gilmour. Ciò è riportato su decine di libri e biografie sui Pink Floyd... facile documentarsi; nessun "inizio di interesse per il Cinema" come affermi superficialmente.
Poi li cercò Antonioni (che li aveva visti sul palco a Londra ed era rimasto impressionato da "Careful With That Axe, Eugene") e a sua volta li ingaggiò per "Zabriskie Point" praticamente per rifargliela tale e quale, e poco altro.
Poi Schroeder si rifece vivo e li ri-ingaggiò per la colonna sonora di "La Vallèe". Fine (o meglio, da lì si salta di due lustri fino a "The Wall").
Hai ragione su "Cirrus Minor": è splendida, capolavoro. Specie la prestazione di Wright. Ma anche i "prestiti" dalla notevole nastroteca di effetti sonori di Abbey Road è sublime, e lì deve esserci lo zampino di Mason, e/o di Waters, i due "architetti".
Niente "spinte" esterne su "Nile Song" o su altro, nel disco: ai Floyd venne data carta bianca dal regista, e del resto si autoprodussero nell'occasione (per la prima volta).
E mi fermo qui. Dici di leggere molto... mi sembra una balla.
Ti piace molto scrivere... benissimo, delle due l'una:
1) Descrivi semplicemente le tue sensazioni... gli effetti della musica su di te... i passaggi che più ti toccano, entusiasmano, oppure annoiano, irritano, senza però entrare nello specifico, nel contesto, nella tecnica, nell'inquadramento storico. Questo sito è pieno di recensioni che non dicono un cazzo su di un disco, su come e perchè è fatto, su come suona, su cosa dicono le liriche... ma si leggono benissimo perchè sono piccole perle di lingua italiana, di storie di vita, di entusiasmo.
2) Fornisci dati e fatti e situazioni e perchè in merito all'opera, ma a questo punto devi essere documentato altrimenti ti becchi cacacazzi come il sottoscritto i quali ti commentano la rava e la fava concludendo che tu per certo ti sei scritto addosso spesso e volentieri, descrivendo fatti e situazioni ben diverse da ciò che storicamente è fissato, nero su bianco.
Naturalmente c'è anche la terza via (che sono quasi certo continuerai a favorire): scrivere un po' di cose a cazzo come vengono, giuste o sbagliate, per il sacrosanto banale piacere di vedersi immortalato su di un bel sito web di appassionati di musica (accompagnati da cazzoni, perdigiorno e troll come in ogni sito che si rispetti).
Genesis A Trick of the Tail
Voto:
Le opere straordinarie dei Genesis, una volta andatosene Gabriel sono solo una: questo disco.
"Wind and Wuthering" è decisamente inferiore, contenendo a mio sentire i due capolavori "One for the Vine" e "Blood on the Rooftops" ma anche molti, troppi riempitivi (gli strumentali, la sciocca "Your Own Special Way"...).
Gabriel e gli altri Genesis vennero ai ferri corti proprio perché lui, gasato dalla dimensione teatrale e visiva che aveva instaurato nei concerti con notevoli riscontri, a quel punto si che voleva fare il boss, nel senso di riempire il repertorio di interminabili testi, comprimendo gli altri quattro a mero gruppo accompagnatore dei suoi sproloqui.
"The Lamb..." è imperfetto e criticabile proprio per questo, pur contenendo perle come "The Lamia", "Anyway " eccetera.
Lo si vede anche nella carriera solista e nei concerti di Peter: nove volte su dieci il gruppo suo tiene un groove per minuti e minuti mentre lui sproloquia, recita, argomenta, lamenta.
E questo è il vero Gabriel, essenzialmente un batterista mancato (lo era, da giovanissimo). Molto interesse al ritmo, ai suoni, sperimentale anche, ma melodie debolucce e musica lagnosa "scura". Non la mia passione.
La mia passione sono le intuizioni romantiche e sinfoniche di quell'antipatico e fedifrago di Banks, condite delle belle ciliegine sulla torta che sapeva metter Hackett (nella breve stagione tra l'entrata in forma ("Foxtrot") e il frustrato tiramento della catena (The Lamb...).
Genesis A Trick of the Tail
Voto:
Gabriel non è mai stato il leader dei Genesis.
All'inizio era uno dei quattro che contavano, grossolanamente divisi in due coppie: Rutheford/Phillips da una parte e Banks/Gabriel dall'altra.
Poi se ne andò Phillips e i boss diventarono due, Banks e Gabriel, con appena un passo indietro il Rutheford rimasto senza socio.
Hackett rispettato ma mai considerato all'altezza dei due boss e del quasi boss, alla lunga frustrato e spinto ad andarsene.
I batteristi non hanno mai contato alcunché, finché Collins si è preso le corna da Andrea e come nefasta reazione è sbocciato come compositore, acquistando punti in seno al gruppo (ridotto a quel punto a trio), fino a diventarne il nuovo leader quando "In the Air Tonight" è malauguratamente esplosa nel mondo, sollevando l'omino in questione fino ad un immeritato empireo artistico, consentendogli di infestare gli anni ottanta e novanta di un certo modo prezzemoloso e vacuo di fare pop, purtroppo esteso anche al vecchio e portentoso suo gruppo progressive, mutato in poco tempo in canzonettaro, con la entusiasta adesione del compare Banks, contento di far tantissimi soldi buttando giù quattro accordi invece di farne solo il giusto ma tirando fuori arte popolare pura.
Passando ad altro: è venuto prima "Squonk" di "Los Endos", difficile star dietro ai tuoi ragionamenti in proposito. "Los Endos" è un "Finale" con tutti i temi principali del disco, infilati in mezzo ad una session eminentemente percussionistica sgorgata istintivamente in studio. Ha funzionato sempre molto bene dal vivo, in studio secondo me è il brano meno interessante di questo splendido album, ma sono pareri personali.
Trovo che recensisci con poca volontà e applicazione... pigrizia?, sufficienza? Birbanteria? Pura voglia di vedere gente che ti dà retta (anche insultandoti, per poi comunque ringraziarla affettatamente e cattolicamente, senza entrare nel merito).
America In Concert
Voto:
Sono affezionato agli America. I primi due album sono eccellenti. Gradisco la voce di Bunnell, ieratica e sobria, il suo strumming
asciutto e ritmico. Meno la lagna del socio suo, che però ha intuizioni McCartneyane niente male.
Ridotti maluccio... da decenni. Pop risciacquato e perdita di personalità con l'irrobustirsi degli arrangiamenti. Erano forti agli inizi, con la loro West Coast da riporto, buoni cori e vena melodica consistente.
Bella recensione, schietta e onesta.
Pink Floyd The Piper at the Gates of Dawn
Voto:
Ne approfitto per un piccolo coming out, asserendo che questo disco è senz'altro importante, artistico, simbolico, peculiare, pietra miliare, storico... ma non è poi così irresistibile.
Di brani autenticamente stupendi ne colgo due o tre... senz'altro "Astronomy..." ed "Interstellar", perbacco.
Il povero Syd ai tempi era un vero figo ed un creativo unico, ma insomma non è che gli venissero fuori solo delle perle: la squisita vena dada-pop di "Arnold Layne" e "See Emily Play" purtroppo gli si inaridì precocemente e non è che in questo disco, nonché nelle sue uscite da solista, vi siano costellazioni di idee e passaggi musicali, da lasciare attoniti.
Ogni appassionato ha i suoi miti musicali, i suoi dischi che lo hanno fatto svoltare. Io ne ho a bizzeffe, ma fra essi non vi è questo esordio dei Pink Floyd, che giudico eccellente ma senza provare particolare affetto, o rispetto, o entusiasmo.
Rare Bird As Your Mind Flies By
Voto:
Puah. Disco grandissimo.
L'organo minimalista e crepuscolare di Graham Fields è atmosferico alla massima potenza.
La voce maschia e potente del bassista emozionante e viva.
I minuetti del pianista elettrico curiosi e divaganti.
Pieno di melodia, di misura, e di nordico ricovero.
Fra i migliori dischi progressive che conosca.
Little Feat Little Feat
Voto:
Semplicemente dei fuoriclasse. Loro ed i cugini Doobie Brothers (più populisti e meno contorti, ma ugualmente sfaccettati e brillanti) a costituire la coppia californiana per eccellenza della buona musica.
Slash Feat.Myles Kennedy and The Conspirators Living the dream
Voto:
Slash è uno dei migliori chitarristi rock sulla piazza.
La sua faccia da stronzo non corrisponde al suo cuore, evidentemente grande e generoso perché trasmette costantemente alla sua musica insolito vigore e passione.
Chitarrista quasi del tutto privo di peculiarità (da Page in giù li ha assorbiti tutti, senza riciclarli in maniera particolare), si fa amare per il turbinoso approccio e l'ammirevole convinzione con i quali afferra il manico della chitarra e picchia sulle corde, rimandando in circolo il caro vecchio hard rock settantiano, appena appena sfiorato dalle nuances metal della sua generazione ottantiana.
Dopo essere stato l'unica ragione per farmi sopportare i sopravvalutatissimi Guns& Roses e soprattutto il loro starnazzante vocalist, ora che si è stabilizzato con eccellenti colleghi di lavoro, ed ha pure stabilizzato la sua vita provando ad arrivare alla vecchiaia suonando invece di fumarsi e tirarsi di tutto e crepare suonando, lo seguo volentieri.
Niente di speciale beninteso... qualche riff indovinato, torrenziali assoli in pentatonica ma con varianti, molti stereotipi ma la passione e la voglia e l'impegno sono di massimo rispetto.
Il canto del suo compare Kennedy può non piacere per il suo timbro drammatico e sofferto, per le linee vocali che sceglie e che effettivamente non sono niente di che, ma tecnicamente è solamente spettacoloso e spettacolare; specie considerando che ha ormai una cinquantina d'anni.
Acquisterò questo disco... il rock è quasi morto e mi è doveroso non trascurare alcuno dei suoi attuali ultimi lampi di qualità (tipo, oltre a Slash: Greta Van Fleet, Blackberry Smoke, Bonamassa, Thunder, Whishbone Ash, Widespread Panic)
Led Zeppelin Led Zeppelin by Led Zeppelin
Voto:
Stai ascoltando i Greta Van Fleet in questo periodo?
Per gente come noi, il loro ascolto genera deja vu accecanti, botte da orbi di nostalgia e stranianza.
Li ascolto e mi rivedo 48 anni fa davanti alla vetrina di un negozio di alta fedeltà e dischi, a sbirciare il quarantacinque giri esposto di "Whole Lotta Love", con in copertina una loro foto on stage con Plant in velluto rosso granata.
Elton John The Diving Board
Voto:
Stupendo. Fra i suoi cinque migliori album.
La voce è andata, ma il cervello da genio e le manine d'oro sullo Yamaha (stupendamente microfonato dal produttore) sono lì ad incantare.