Che discussione.... vabbè lascio la mia per quel che vale, premettendo che non ho letto se non velocemente tutti i commenti, mi dispiace. Distinguerei i fatti dalle opinioni salvaguardando la legittimità totale delle seconde. Che questo disco possa non piacere (come a Punny e ad altri) per qualsivoglia ragione non intendo nemmeno discuterlo e parimenti non intendo discutere che possa piacere. Per me ad esempio nel panorama musicale di questo 2007 non stona. Non sarà un capolavoro - anzi non lo è - ma è un album ben fatto, onesto (per me), che valuterei con tre stellette e mezzo se ci fossero i decimali. Ma per capirsi in merito, se il paramentro di riferimento diventa la storia musicale di patti smith o peggio la storia del rock è chiaro che la valutazione potrebbe essere diversa (questo per dire che ogni valutazione dovrebbe reggersi su dei parametri di riferimento e che le valutazioni astratte in assoluto sono il più delle volte labili illusioni, per me). Ma comunque in questo ambito non credo che esistano in generale torti assoluti o ragioni nette.
Sul piano dei fatti invece qualcosa in più si può dire. Nella recensione si sostiene che questo disco nasce come scelta di marketing conseguente a una crisi creativa. Questo non è un fatto, ma un'opinione, però un po' più debole. Un fatto è che nelle note di copertina Patti Smith ci fa sapere che aveva questo progetto nel cassetto dal 1978 e che ha cambiato innumerevoli volte la scaletta del disco. Che sia vero o no, non lo so, ognuno può decidere liberamente cosa pensare, può in altre parole farsi la propria opinione, la quale però dovrebbe tenere in considerazione proprio l'esistenza di questa dichiarazione, anche solo per confutarla. Io viceversa penso che quanto affermato da Patti Smith sia vero per due ragioni. La prima è legata alla risaputa schiettezza del personaggio, la seconda al fatto che Patti Smith nella sua carriera si è approciata altre volte alle cover (Gloria, Hey Joe ad esempio). Forse stavolta ha solo razionalizzato/sistematizzato in un modo più organico qualcosa cui aveva già dedicato sé stessa. Non è detto, dunque, che sia per forza di cose un coniglio che vien fuori dal cappello per sorprendere il pubblico, studiato da appositi consulenti. Insomma le ragioni per non pensare male ci sono, ciò non toglie che da maliziosi ci si può anche non credere, tuttavia secondo me andrebbero comunque dette anche solo per negarle, in questa pagina non accade.
Sulle cover in sé e per sé: dalla recensione il loro valore è misurato in relazione all'originale, condivido il metodo, non le valutazioni conseguenti, pur rispettandole. Le cover si distaccano dall'originale e Patti Smith si appropria di questi pezzi, mutandone spesso lo spirito. Quindi, se vogliamo, tradisce i brani. Basti pensare ai Nirvana svuotati completamente (e non era facile) di quella rabbia che caratterizzava il brano originale. Può non piacere, legittimo lo ripeto, ma si deve riconoscere l'esistenza di una rilettura totale dello spirito delle canzoni che appaiono assorbite dallo stato d'animo attuale dell'interprete. Questo per me è un dato apprezzabile, dato che l'interpretazione pedissequa (il mero rifacimento) è un'operazione che ritengo priva di qualsiasi significato (almeno in questo ambito). Inoltre, premesso che la citazione dei Grinderman mi è apparsa del tutto fuori luogo, anche solo a titolo di esempio, i brani - è vero - non hanno aggressività, ma non è detto che dovessero averla per forza, anche perché probabilmente riflettono come dicevo lo stato d'animo dell'interprete. Che poi non piacciano (repetita iuvant!) è un altro paio di maniche. Infine, personalmente trovo gli arrangiamenti ben fatti, non invasivi e semplici. Lasciano spazio alla voce di Patti Smith senza perdersi in assolO e prolungamenti dei brani, che avrebbero solo allungato inutilmente il brodo, perdendo essenzialità e semplicità.
La recensione - a parte lo stile che (ahimé) non riesco proprio ad apprezzare - la trovo p