Kenny Burrell Midnight Blue
Voto:
Splendido musicista
Stanley Kubrick 2001 Odissea Nello Spazio
Voto:
Volevo approfondire la segnalazione che avevo lasciato qualche giorno fa riguardo iol libro "interviste Extraterrestri". Durante la realizzazione di "2001 Odissea nello spazio" Kubrick ebbe un'idea: introdurre il film con una prefazione. Nello specifico la prefazione doveva essere una sorta di documentario in forma di interviste ai più grandi intellettuali e scienziati del tempo sulle tematiche del film. Le interviste dovevano ruotare fondamentalmente su due temi: "Siamo soli nell'universo?" "Come si evolverà il rapporto tra l'uomo e la macchina? Si arriverà alla macchina pensante e autonoma?". L'idea in seguito venne accantonata, perché probabilmente non era buona, esplicitando troppo ciò che Kubrick voleva evidenziare con 2001, allungando inoltre eccessivamente il film di per sé già abbastanza corposo. Le interviste realizzate vennero così archiviate.
Dopo molti anni coloro che collaborarono al progetto hanno pensato di recuperarle. La ricerca purtroppo non è andata a buon fine. Le pizze delle interviste sono andate perdute. Durante le ricerche, però, sono state rinvenute le trascrizioni delle interviste dalle quali è nato il libro.
Il libro - che consiglio di leggere - è molto curioso e interessante. Le ragioni sono diverse. La prima è che è corredato da una corposa introduzione (una parte è di ghezzi noto estimatore di kubrick) e postfazione. La seconda ragione è che sottolinea con curiosità le posizioni di scienziati e intellettuali su temi importanti come "siamo soli nell'universo" o "come cambierà il nostro rapporto con le macchine". E' curioso in particolare scoprire le ingenuità nei pensieri di queste persone 40 anni fa. Leggere il loro futuro che è il nostro presente è una prospettiva davvero interessante insomma. Non mancano le cantonate, come ad esempio la previsione di un contatto extraterrestre alle soglie del 2000. Ma ci sono momenti di riflessione ed anche qualche battuta: "la dimostrazione più evidente dell'esistenza di una forma di vita extraterrestre intelligente sta nel fatto che non ci hanno mai contattato".
Il libro pecca solo di un po' di ripetitività (le domande in fondo sono sempre le stesse). Inoltre si deve tenere conto che le interviste nascono per il grande schermo e non per le pagine di un libro e questo lo si avverte come limite della lettura. Ma alla fin fine è una lettura che fa riflettere e affascina. Peccato che le pizze delle interviste siano andate perdute. E' stato un bene che kubrick non abbia fatto l'introduzione a 2001 con questo documentario, ma sarebbe stato bello vederle a parte, anche solo per vedere in faccia Asimov (uno degli intervistati).
Ho letto la recensione ed anche la discussione che trovo tutto sommato interessanti. Ma non mi sento di ridurre il tutto a un voto, perché non credo che questo film sia "recensibile" nel senso canonico del termine e non ho così tante certezze su tutti i significati sottesi al film. So solo che ogni visione mi ha regalato qualcosa e tanto mi basta. Haloa
The Rolling Stones Exile on Main Street
Voto:
Interessante il tuo intervento Grasshopper, aggiunge non poco alla discussione, e devo dire che trovo bello che dai Rolling Stones si sia finiti a parlare di queste cose. Volevo aggiungere qualcos'altro partendo dall'ultima riflessione di j&r. In verità la frase su Saba era più una boutade estremizzante che discendeva dall'esempio della creazione dell'alfabeto, una specie di ragionamento per assurdo. Sinceramente non pensavo potesse essere presa sul serio. Ma dato che è successo a questo punto è evidente che non è possibile trovare una definitiva posizione di sintesi tra le nostre visioni. La tua logica, che tende a far discendere una valutazione dal mero fatto cronologico, non riesco a condividerla. Per me è un errore di metodo nell'analisi, un'errore di lettura storica. A parte l'opinabilità in sé di voler classificare tutto secondo gerarchie, di cui bisognerebbe capirne l'esigenza, io credo in sostanza che ogni artista sia figlio del suo tempo e che la sua opera debba essere valutata guardando al contesto storico cui appartiene. Questi parallelismi e gerarchie sono spesso esercizi di equilibrismo, direttamente proporzionali all'ampiezza dell'arco temporale.. E' abitudine diffusa voler misurare personaggi che sono appartenuti a contesti differenti per rispondere alla domanda "chi è il più grande". Ma il ragionamento è sempre forzato. Accostandosi a questa logica la si potrebbe addirittura rovesciare chiedendosi ad esempio chi sia più grande tra colui che ha esplorato un territorio vergine scoprendo continenti e colui che in un mondo pressoché esplorato ha rinvenuto lembi di terra mai calcata dall'uomo. Secondo me è una domanda che non ha senso porre in questi termini. E' la premessa che è debole in quanto non contestualizza, tendendo ad omogeneizzare situazioni non omogeneizzabili. E' evidente che tale paragone non tiene conto del reciproco contesto storico, necessario inquadramento per una corretta valutazione. Nel suo tempo Bach ha creato l'inaudito, ha formato le premesse fondamentali, divenendo punto di riferimento per quello che è venuto dopo. Ma lo stesso fecero Haydn, Mozart, Beethoven, Brahms. Nessuno di loro è partito dal nulla, tutti hanno avuto premesse più o meno grandi. Ma la cosa più importante è che nonostante le loro premesse, sono diventati a loro volta premesse per quelli che sono seguiti, sono divenuti fonti di altre evoluzioni e ricerche dell'inaudito, che non è stato raggiunto una volta e poi solo ri-scoperto. Per Beethoven ciò vale al punto di poter parlare di un prima e di un dopo rispetto alla sua figura nella musica, dato che rappresenta storicamente la morte del classicismo secondo me. E sotto questo profilo il suo spirito di ricerca - anche interiore - in relazione alla musica è stato animato proprio da quella spinta di scoperta e di esplorazione che lo condusse a un concetto di musica come valore universale che la Storia gli ha riconosciuto. Beethoven non fu, usando il tuo linguaggio, "inventore" minore, fu un "inventore" collocato in un altro momento storico. Il suo apporto non è stato di mero perfezionamento di ciò che lo ha preceduto, ma letteralmente di destrutturazione e ricostruzione attraverso decenni di lavoro spesi al pianoforte verso la creazione di una filosofia musicale. Tutto ciò mi rende difficile porlo su un piano minore e questo senza nulla togliere ai suoi predecessori. Constato che almeno siamo d'accordo sul fatto che stiamo parlando di figure cardine della storia della musica. (ps per grass: credo che il sistema di votazioni sia stato perfezionato adeguandolo al principio una testa un voto, quindi il tuo voto riparatore non è stato conteggiato). Haloa
Ivan Segreto Fidate Correnti
Voto:
Porta vagnu, il primo disco, mi era piaciuto tutto sommato, in effetti una bella sorpresa. Questo un po' meno... Ho l'impressione che abbia cambiato produttore, ma potrei sbagliarmi.
Grinderman Grinderman
Voto:
in ascolto finalmente, primo impatto positivo, ripasserò.
Pat Metheny 80/81
Voto:
Un sacco di tmepo che non l'ascolto, me lo hai riportato alla mente. Avevo una passione per Two Folk Song. Dopo scoprii la passione per Haden.
An Pierlé Helium Sunset
Voto:
Un componente del club "w la musica del belgio" me l'ha fatta conoscere un po' di tempo fa. Ho un suo disco dal titolo "An Pierlé and the white velvet", che a suo tempo ho consumato, davvero molto bello. Lo ritrovo nelle tue parole: "delicata e leggiadra senza essere stucchevole". Tuttavia non sapevo nulla di questa musicista a parte l'origine, recensione più che gradita dunque.
Stanley Kubrick 2001 Odissea Nello Spazio
Voto:
Non ho letto la recensione e i commenti, ho poco tempo. Volevo solo segnalare in questo spazio un bel libro pubblicato di recente su questo film: stanley Kubrick: Interviste Extraterrestri (editrice ISBN - Dicembre 2006). Un testo molto interessante perché rivela dei retroscena sulla nascita del film. Lungo da spiegare adesso, semmai ripasso con calma, per ora basti la segnalazione. Haloa
The Rolling Stones Exile on Main Street
Voto:
@ tacchino: dici? aspetta ci penso un attimo... mumble mumble ... allora dopo attenta riflessione mi sento di rispondere no, perché avrebbe avuto un significato differente. @ j&r: interessante la questione sulla semplicità e tutto sommato la condivido, con una postilla. La semplicità è un dono, ma difficile e raro, da usare con cautela e con ragionevolezza, dosandola correttamente. Infatti il confine tra la semplicità e la banalità (e il pressapochismo...) è sottilissimo e va gestito con attenzione. Semplice non è semplicistico insomma. Sul resto vedo che l'argomento non ha destato reazioni, quindi amen. Haloa
Ludwig van Beethoven The Piano Sonatas, Vol. III
Voto:
Grazie a voi, ciao :)
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