The Rolling Stones Exile on Main Street
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Grazie per la risposta ma mi sembra insufficiente rispetto ai temi sollevati dal tuo primo intervento, ai quali ho cercato di replicare. Lo riepilogo per chiarezza reciproca. Tu affermi che la creazione primordiale (da zero, dal nulla...) è il valore primario per affermare la gerarchia di valori nella musica. Partendo da questo assunto poi affermi che Bach (insieme a Haendel Haydn e Vivaldi) incarnano questo valore di creazione primordiale. Ne consegue - nel tuo ragionamento - che per questa ragione tali compositori sono su un gradino gerarchicamente (necessariamente) sovraordinato rispetto a Mozart, Beethoven, Schubert, Brahms, Schumann, ecc. Ergo i creatori primordiali hanno più valore di quelli che sono seguiti. Sono questi realmente "I più grandi musicisti di tutti i tempi" insomma. Era questa la logica o sbaglio qualcosa? Facciamo finta che la risposta sia sì. Le debolezze che ravviso in questa logica sono diverse e quasi tutte concernono la confusione tra giudizi di fatto e di valore. La prima riguarda il concetto di creazione dal nulla che non mi sembra del tutto condivisibile (giudizio di fatto), ma questo in effetti è il meno. La seconda riguarda gli artisti "primordiali" citati che - secondo me - non hanno tutti lo stesso valore ritenendo nello specifco Vivaldi un gradino sotto (giudizio di valore). La terza concerne la lettura cronologica/storica che diviene nell'argomentazione giudizio di valore (discendenza di un giudizio di valore da un giudizio di fatto ---> la verità del secondo non implica però quella del primo). Infatti, la tua logica (per quanto adesso tu dica il contrario) comporta come conseguenza l'estromissione di compositori come Mozart e Beethoven dall'olimpo dei più grandi musicisti di tutti i tempi (in quanto non primordiali). Nella tua risposta seguente, nel momento in cui ti dici costretto a dire che Beethoven ha fatto il musicista perché c'è stato Bach prima di lui, ti riallacci a questi concetti riaffermandoli. Ma secondo me il fatto che Beethoven sia stato un musicista con alle sue spalle Bach - mi dispiace - non ne sminuisce affatto la figura, il valore, l'importanza, la centralità nella storia della musica. Storia sempre in movimento tra l'altro.
Perché non siamo d'accordo? Perché la tua logica semplifica troppo per me ed è troppo schematica. Per fare un esempio banalizzante il tuo ragionamento equivale a dire che una volta inventato e perfezionato l'alfabeto tutti quelli che sono venuti dopo valgono necessariamente meno di chi ha costruito l'alfabeto stesso. Magari arrivando a dire: "Bravo Saba, ma se non ci fosse stato Dante...?" Ma che senso ha?? Ecco secondo me non ha senso. Ed è questo il punto della discussione che vorrei evidenziare. Trovo semplicistico il passaggio che ti porta a questa conclusione. Perché la realtà delle cose è estremamente più complessa e necessita di maggiore contestualizzazione. Io non nego, non mi permetterei mai di negare la grandezza di Bach, anzi condivido completamente, assolutamente ciò che dici sul suo lavoro monumentale, sul fatto che sia la base sulla quale è stata costruita la nostra musica. Nego viceversa solo le relazioni gerarchiche consequenziali che hai costruito, secondo me in modo un po' arbitrario. Che esista un antecedenza cronologica è innegabile, è ontologico, ma il valore di innovazione del linguaggio musicale di Mozart, Beethoven, Brahms non è inferiore a Bach. E' successivo, ma non di valore minore. Perché il linguaggio musicale si evolve secondo prospettive storiche e di queste cercavo di parlare. E del resto che questo valore (non minore) esista (almeno per Beethoven ... peccato non abbia parlato di Brahms...) lo riconosci tu stesso, affermando che con lui muore la sinfonia. Solamente che lo poni in relazione e in misura con Bach. Quanto al resto del tuo intervento anche io penso che Stravinsky non sia l'ultimo arrivato, ma allo stesso tempo mettevo in dubbio le sue affermazioni dicendo che forse esagerava. Ciò nonostante in questo caso
The Rolling Stones Exile on Main Street
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Mah ... a me la tua recensione non dispiace, anche se trovo il ragionamento troppo schematico, un po' talebano (senza offesa) e di conseguenza non del tutto condivisibile. Che la tua logica abbia questa struttura lo dimostra anche l'ultimo commento che fa riferimento alla classica per rafforzare le tesi tra l'altro con un confronto forzato con la Fisica che mi appare inappropriato. Così invece di rafforzarle per me le indebolisce. Infatti i musicisti "più grandi di tutti i tempi" che citi come progenitori di un linguaggio sono sì importanti, ma non tutti allo stesso modo, generalizzando troppo. Così di certo Mozart e Beethoven non devono affatto inchinarsi dinanzi a Vivaldi che sotto il profilo di innovazione del linguaggio musicale ha contribuito in misura minore rispetto a loro. Questa opinione apparteneva ad esempio a Stravinsky (non l'ultimo arrivato...), il quale evidenziava come la struttura formale dei suoi lavori peccasse un po' di ripetitività (in sostanza diceva che ha sempre fatto lo stesso concerto...). Forse esagerava, non so, però rispetto a Mozart e Beethoven Vivaldi può ben stare un gradino indietro. Diverso discorso per Bach (che Beethoven considerava immenso) il quale rappresenta la base del linguaggio musicale, per quanto mi sembra azzardato affermare che partisse dal nulla... discorso lungo... bisognerebbe fare altri passi indietro... Tuttavia la base non era l'arrivo enon è mai stata immobile e per sempre definita. Così i compositori che sono seguiti e che hai citato si sono evoluti non poco rispetto alle premesse fondamentali poste da Bach. Mozart e Haydn definendo la perfezione formale del classicismo di concerti e sonate ad esempio (cito la sinfonia 41 di Mozart su tutte), forme sulle quali compositori come Beethoven e Schubert hanno fornito un ulteriore contributo. Il secondo per me rappresenta l'archetipo del romanticismo (ad esempio con costruzione e perfezionamento dei lieder, ma anche con sinfonie e quartetti) ma mi rendo conto che abbiamo opinioni diverse. Il primo invece rappresenta rivoluzioni che sono pietre apparentemente tombali. Forme come la sonata e la sinfonia trovano con lui nuove strade, impensabili. La sinfonia così è assolutamente rivoluzionata progressivamente. La perfezione formale musicale di Beethoven è allora la quinta, dalla quale in avanti tutto cambia, fino all'introduzione di parti vocali nella nona. Non più l'orchestra ma anche quattro solisti e un coro, con il fine di rendere semantica la musica grazie anche alle parole di Schiller. Solo per questo che senso ha fare una gerarchia nella quale porre Beethoven fuori o ai margini dell'olimpo di coloro che hanno costruito un linguaggio? Come è possibile negare che si tratti di uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi? Per me è un'affermazione insensata. Una rivoluzione sconcertante la sua, che Verdi ad esempio criticò aspramente. Qualcosa che ha poi aperto nuove prospettive oltre la stessa sinfonia, tieni conto che wagner considerò la nona la premessa stessa alle sue opere. Sulla sonata per pianoforte poi c'è da dire che Beethoven ha raggiunto la perfezione formale assoluta decretandone di fatto la morte come diceva Adorno. Oppure vogliamo parlare di come Beethoven ha affrontato il quartetto d'archi? Un'altra rivoluzione. Così Brahms tanto criticato in vita, rappresenta sotto il profilo formale uno dei maggiori innovatori delle forme sinfoniche. Il suo ritorno alla musica pura ripartendo laddove Beethoven era giunto (la prima di Brahms non a caso f definita la decime ponendola in diretta successione alla nona di Beethoven) creando l'idea dello sviluppo progressivo delle cellule tematiche - processo descritto da Schoemberg che non a caso parlò di un Brahms progressivo mi pare nel 1936 - rappresenta un'innovazione di linguaggio fondamentale che ha tra l'altro aperto alcune strade a Mahler e Bruckner. Lo stesso Brahms ha riaperto l'ingresso della musica popolare verso quella colta (Danze Ungheresi). Brahms è uno dei più gra
Ludwig van Beethoven The Piano Sonatas, Vol. III
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Grazie davvero a tutti per l'attenzione verso questo disco debasers, sono contento che possa interessare a molti perché nel settore della "classica" rappresenta una novità degna di attenzione. Volevo aggiungere alcune cose che non ho scritto nella recensione per non appesantirla troppo. Riguardano il progetto di Schiff. Alle incisioni in studio sta affiancando delle parallele esecuzioni dal vivo. Un lavoro davvero intenso, tanto di cappello. Ho letto che ha deciso di affrontare questo percorso pensando di avere ora la maturità necessaria per farlo. La maturità l'ha raggiunta studiando per decenni, lasciandoci tra l'altro delle splendide interpretazioni delle pagine pianistiche di Schubert come diceva giustamente Grass (splendide le sue sonate D. 537 e D. 859 per la Decca). Questa sua dichiarazione mi è piaciuta molto perché sottolinea il suo approccio che prevede appunto - oltre la perizia tecnica - un certo grado di maturità, necessaria per comprendere nel modo migliore tutto ciò che è contenuto in questo monumento dedicato al pianoforte. Beethoven diceva dei suoi lavori per piano che sotto quei tasti era sepolto il suo cuore e forse queste parole dicono più di mille altre. La lettura cronologica di Schiff può mettere in evidenza i cambiamenti, l'evoluzione di quel cuore. Si prevede la pubblicazione di un disco ogni sei mesi, quindi stiano attenti gli appassionati tra poco esce il quarto volume. Ciao :)
Der Blutharsch Time Is Thee Enemy!
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Ma che buonismo e buonismo. Bah...
Piana Ephemeral
Piana Ephemeral
23 feb 07
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Davvero molto bella vì, mi è paciuto il brano di apertura che nella delicatezza è in armonia con la descrzione del disco che sembra anche interessante. Bella anche la chiusura della recensione. Seguirò il consiglio, grazie.
Michel Petrucciani Trio Estate
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Mi piace pensare a Petrucciani come a un gigante del pianoforte che ci ha lasciato pagine di musica meravigliose. Se avesse vissuto ancora un po' forse ce ne avrebbe regalato mille altre... peccato. Un'aggiunta alla recensione. Se non ricordo male, Estate - il tema musicale affrontato da Petrucciani e da lui amatissimo - è stato scritto da un nostro musicista: Bruno Martino. E' ormai uno standard affermato (grazie soprattutto a Petrucciani) per la musicalità dolcissima e amara nel contempo. Le parole di questo brano, non ricordo di chi fossero, le ricordo bellissime: "Estate, sei calda come i baci che ho perduto..." E poi quel passaggio centrale "Odio l'Estate...". Ah l citazione mi pare che sia de Il Postino. Ciao
The Cooper Temple Clause Make This Your Own
Voto:
Dei primi due dischi ho saputo l'esistenza grazie a debaser: ascoltati e dimenticati. Alcune buone impressioni ma nessun colpo di fulmine. Se capita nick darò un ascolto fugace ... ola
Ludwig Van Beethoven Bagatelle Op. 33, 119 e 126; "Per Elisa"
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Caro Grass, il tempo è tiranno dunque è difficile essere presenti per tempo, ma anche se in ritardo solitamente arrivo sempre mi pare. Conosco bene questo disco che presi tempo fa perché mi piace molto Brendel come ebbi modo di dire anche in altre occasioni. Quanto alle bagatelle, essendo il pianoforte il perno della storia musicale di Beethoven, sono obiettivamente una parte della sua musica, ma (forse) meno significativa di altre. La revisione della scrittura pianistica è (forse) insita più nell'evolversi delle 32 sonate e non trascurerei le variazioni diabelli. Le bagatelle in questo discorso le vedo in coda. Per questo, nonostante la loro bellezza, non me la sento di valutarle allo stesso modo di altri suoi lavori, insomma al mercato dei punteggi toglierei un punticino. Se dovessi invece soffermarmi sull'approccio di Brendel allora il discorso potrebbe essere differente. Questo come molti altri che ha dedicato a Beethoven è un signor disco, inciso da un grande interprete. Ciao
AA.VV. Rocky Balboa: The Best of Rocky
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Il primo film della saga non era tanto male in fondo, nonostante dosi di certa retorica appiccicosa, ma il resto della "saga" merita un silenzioso oblio insieme anche alle varie colonne sonore, degni martellamenti testicolari che tanto andavano di moda nelle palestre degli anni '80.
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