pier_paolo_farina

DeRango : 9,02
DeEtà™ : 7265 giorni • Qui dal 20 luglio 2006
Karen Carpenter Karen Carpenter
Voto:
Grazie, Lector.
Ammazzata dalla famiglia di merda, come tante.
Cantanti si nasce, e lei lo era.
Black Sabbath Paranoid
Voto:
Modifica alla recensione: «Ulteriormente migliorata la sintassi». Vedi la vecchia versione Paranoid - Black Sabbath - recensione Versione 2
Robert Wyatt Old Rottenhat
Voto:
Mai subito il fascino di questo originale, rispettabile, radicale ma tedioso musicista. faccio fatica ad ascoltarmi ogni tot di tempo Rock Bottom. Il nocciolo duro di suoi estimatori, da vero artista di culto se ve n'é uno, pare tenere botta.
Uriah Heep ...Very 'eavy ...Very 'umble
Voto:
Non conosco tutta la sterminata produzione degli Uriah, però una quindicina di cd li posseggo. Quelli imperdibili sono i primi quattro, da questo qui fino a Demons & Wizards passando per Salìsbury e Look at Yourself, e il quinto che è un lavoro degli anni '90, paurosamente farcito di grandi pezzi e prodotto da dio, il cui titolo è Sea of Light.
Forse solo un musicista rock può capre fino in fondo, ed amare, il contributo che questo quintetto ha dato alla causa, in termini di suoni, cori, ruolo dell'organo, del basso, consistenza melodica, persino simpatica tamarraggine. Ken Hensley, Gary Thain e David Byron sono, erano purtroppo, musicisti a cui va la mia affettuosa riconoscenza.
Le grandi canzoni in questo discone d'esordio sono per cominciare la celeberrima Gypsy, un mondo a sé stante come icona hard rock progressiva: il solo muscolare, tamarro e popolano ma epico e storico di Hensley è da fissare in testa per chiunque abbia stima della caciara hard rock smargiassa e palluta.
Poi c'è Come Away Melinda, anch'essa un unicum nel modo di porsi come canto e come arrangiamento. Dreammare è quella in cui sono più evidenti i cori "scandinavi" alla Uriah Heep e va segnalata, insieme a Real Turned On che contiene il primo solo di chitarra cazzutissimo di Mick Box, altro marchio di fabbrica di li a per sempre.
Ma la mia preferita è Wake Up, progressiva, cangiante, nel quale la voce poco coltivata ma dal timbro speciale di Byron viene fuori in tutte le sue sfumature.
Il quarto o quinto disco comperato in vita mia: gli voglio bene come a mia nipote.
Vanden Plas The Empyrean Equation of the Long Lost Things
Voto:
Rece ok, gruppo oK. Sempre piaciuto il loro cantante (specie confrontandolo con LaBrie). Acquisterollo.
The Tubes Now
The Tubes Now
8 ago 24
Voto:
Grandiosi.
Hanno allietato i miei anni settanta finali e primi anni ottanta, insieme a Supertramp, Steely Dan, Toto, Boston e tanti altri.
Questo disco è il meno riuscito della loro discografia, insieme al loro ultimo, che si era ormai negli anni novanta.
Prince uno dei migliori batteristi mai visti e ascoltati.
Una gioia tornare ogni tanto a riascoltare il loro repertorio.
The Cure 10.15 Saturday Night
Voto:
Il mio negozio da adolescente vergine e un po' nerd si chiamava Sella e vendeva solo dischi. Ora al posto suo c'è una rivendita danese di cianfrusaflie per la casa. Questo disco non mi interessa perchè i Cure non hanno significato per me.
Carole King Thoroughbred
Voto:
Grande compositrice. Non se la tirava, non aveva quello spirito di feroce competitività, quella sindrome losangelina del marcare stretto, del presenziare, dello sgomitare, dello sniffare e del bere. Come altre... Carly Simon ad esempio, ma lei aveva più talento di tutte nel comporre. Cercava anche altre cose dalla vita: massimo rispetto.
Premiata Forneria Marconi Storia di un minuto
Voto:
PFM dei primi anni: molto bravi dal vivo, coesi e trascinanti. A livello di suoni e arrangiamenti e ritmiche si appoggiavano spudoratamente a King Crimson, Gentle Giant, ma si facevano ampiamente perdonare per l'innesto di buone dosi di vena melodica all'italiana (attraverso la quale siamo conosciuti e apprezzati in tutto il mondo, non certo per la carica rock), ma soprattutto per le buonissime intuizioni melodiche e armoniche che fluivano una dopo l'altra in questi solchi, e in quelli degli album successivi fino al quarto, piu o meno.
Il disco quando uscì mi deluse leggermente: le versioni di "Impressioni..." e di "...Hans" erano inferiori a quelle dello splendido 45 giri uscito mesi prima, perfetto, foriero di futuri capolavori che poi non vennero (eh si, il meglio della PFM sta in quel loro primo singolo). L'album suonava un po' troppo rilassato, specie rispetto all'energia e al bel fracasso che sapevano produrre in concerto.
Resta uno dei migliori dischi di musica italiana degli anni settanta, in quel genere progressive che allora nessuno chiamava così (lo si definiva rock sinfonico, ad esempio). E quello di Villa Pamphili non fu mai appellato come festival prog: era un festival di musica "underground", alternativa, con tanta gente che suonava di tutto.
Tre cantanti nel gruppo e nessuno con una voce convincente: il limite storico della PFM, mai risolto. Avrebbero dovuto cercarsi un frontman inglese, nei loro anni dìoro in cui erano sempre all'estero. In ogni caso la vena si inaridì a metà anni settanta, il progressive passò di moda prima ancora che venisse battezzato col nome che gli è poi rimasto per sempre. PFM si spostò verso la fusion, influenzata da Mahavishnu Orchestra e altri. perse il gusto per la bella melodia all'italiana innestata sul rock anglosassone, ed è più o meno sopravvissuta fino ai giorni nostri con una serie di dischi soprassedibili e l'ancora di salvezza della memorabile stagione con De Andrè, una fase a cui ancor oggi si attacca come al boccaglio dell'ossigeno.
Massimo rispetto! Musicisti spendidi, Francone un signore e due mani d'oro sulle chitarre, Pagani un grande e peccato che se ne fosse andato così presto, Di Cioccio pieno di energia e di estroversione, bel batterista. Il disco è da quattro stelle, commisurato alla sua epoca (d'oro, per il rock). Paragonato invece ai Manneskin, 120 stelle.
Duran Duran Greatest Hits
Voto:
@Farnaby: stai scrivendo l'ovvio. Ad esempio, potresti argomentare ugualmente di quanto gli Yes siano diversi dai Genesis, ma ribadirei che è pur sempre progressive.
Le percentuali di pop, muzak, jazz, soul, funky, rock, folk, new wave variano tra Duran e Hall&Oates, tra Paul Young e Thompson Twins, tra Talk Talk e Tears for Fears, ma si sta sempre nell'ambito del pop danzereccio anni ottanta. Non è come confrontare i Duran con i Bon Jovi, o con Bruce Springsteen.