Nell'ordine di intervento:
@ Ghemi: il voto al disco non c'è perché nelle recensione ho voluto dire che questa era, nella sua manifestazione popolare, è stata ingiudicabile, nella misura in cui dischi come questo sono da interiorizzare, senza magari un grande valore storico, ma di valore affettivo perché legati ad un mood malinconico strettamente legato a quell'epoca che si può amare o odiare;
@ sfasciazzo: meraviglioso, e sulla stessa scia epopaica rimando ovviamente a
@ ramona: raf? Ma come si permette? Lei sragioa. Mi mostri il fallo (senza capir male, eh);
@ isidoro: smiths anni '80, come New Order, Cars, Roxy Music e molti altri fenomeni new wave, qui ammetto di aver fatto un po' troppa generalizzazione, dato che questi fenomeni citati non erano certo synth pop nel vero senso della parola, ma li ho sottointesi comunque nel calderone; operazione pretestuosa, lo so, però con tutto il bene che voglio a Morrissey e soci, penso che siano stati fenomeni di classe, ma non fondamentali, complessivamente inquadrabili in quella cultura synth pop succitata;
@ Mah! e commentatori affini: ripeto, non è stata una recensione in cui dico che c'è stato solo quello, ma che quello era il fenomeno popolare;
@ festuca: non fare il gay, per quanto mi riguarda gli Husker Du possono anche aver fatto house, ho ascoltato un solo disco e stavo vomitando; se poi hanno virato verso altre sonorità sta bene, io ho riconosciuto loro l'etichetta per la quale sono riconosciuti e menzionati da tutti. Beh, poi è indubbio che la disamina possa apparire banalotta, effettivamente sulla cosa grava il mio giudizio non del tutto positivo dull'eredità culturale degli '80, che tu credo confuti;
@cla e altri affini: attenzione, il mio giudizio sull'importanza culturale degli '80 è negativo, ma mai detto di "odiare" gli '80 e credevo che dalla recensione fosse chiaro: non riconosco alla decade grani meriti innovativi, ma sono comunque anni che mi sono piaciuti, che hanno fatto leva sulla mia sfera emotiva, vivendoli e rivivendoli. Non è un conflitto insanabile, è un po' come la storia di "Take my breath away" dei Berlin: per me è un pezzo orriile, ma lo ascolterei duemila volte. Ragione e sentimento possono convivere.