Eneathedevil

DeRango : 18,21
DeEtà™ : 7754 giorni • Qui dal 18 marzo 2005
Squallor Vacca
Squallor Vacca
22 giu 21
Voto:
Hai aperto un interessante conclave: sono abbastanza d'accordo su buona parte delle considerazioni sin qui espresse, quindi mi preme soltanto rispondere a @[Dislocation] sulla presunta memorabilità dei pezzi degli Squallidi: "Ricordate davvero qualcosa della discografia di costoro?" Bene, la risposta è "Sì". Prescindendo dalle già acclamate ballate agrodolci di Totò Savio ("O Camionista", "Cornutone", il capolavoro "O tiempo se ne va"), ci sono dei brani arrangiati ed "inscenati" con una perfezione formale (volontaria? Sì, questo potrebbe essere altro tema di discussione) degna di essere ricordata al pari di tanti successi del coevo cantautorato italiano, seppure con le dovute differenziazioni. Non v'è urlo di dissenso, non v'è pernacchia, non v'è calibrato insulto che non siano fuori posto nel "caos calmo" di "Confucio"; non v'è rappresentazione più icastica ed azzeccata dell'"Incubo" di Cerruti, ove lo stesso al risveglio non può fare a meno di chiamare la sua Maria per dirle di approfittare del momento: "Vieni qui, c'ho un'erezione... Speriamo che non piscio, se no mi si ammoscia!"; non v'è un protagonista che sia di troppo nel crescendo della stralunata "L'Alluvione" che potrebbe fornire del materiale ad una ballata surreale di De Gregori. C'è molto altro? No. Qualche altra canzone di Savio, qualche altro duetto felice tra Pace e Cerruti, qualche altra memorabile "Marcia Longa" attraverso le stranezze del mondo. Quindi non è certo mia intenzione dire che siamo stati al cospetto di un fenomeno indimenticabile della storia della musica italiana. Ma mi tengo alla larga anche dall'estremo opposto: non si voglia tacciare come inutile e sterile tutto ciò che si adonta di apparente volgarità gratuita. A volte può essere più potente l'immagine di una "mazza che nun s'arrizza" di una tenera lirica di Saffo per esprimere lo sgomento di fronte al tempo che passa.
Iosonouncane IRA
Voto:
Non riesco ancora ad ascoltarlo con discreta continuità, quindi sparo le mie quattro cazzate quotidiane sulla base di una percezione complessiva che mi astengo dal tradurre in voto.
Allora. Mi sembra complessivamente ispirato, derivativo quanto si vuole ma appunto in grado di assorbire una serie di suggestioni musicali che denotano quantomeno una conoscenza approfondita da parte dell'Incani della scena internazionale contemporanea e non. Chi ci ha visto i Radiohead, chi i Mogwai, chi gli Spiritualized, chi Wyatt (!), chi i Pandemonium: evidentemente se evoca un pantheon così folto di musicisti acclamati della scena mondiale, il suo bravo lavoro nell'impregnare l'opera di quei molteplici umori acquisiti per naturale processo di osmosi deve averlo fatto. Addivengo poi alla dolente nota: ma che paraculata è mai quella della lingua inventata? Un espediente per portare a casa il lavoro facendo mezza giornata. Lo dicevo già in tempi non sospetti che vedevo Incani debole sui testi, con quel DIE che mi aveva letteralmente frantumato i dotti spermatici con sale, sole e rive lontane (va bene il concept ma il troppo stroppia) e La Macarena su Roma con le lunghe divagazioni condite da strali spesso queruli e scontati. E adesso come se ne esce? Con "shewa weghe weghe bishi waaaa" che è il giusto compromesso per sbrigare la pratica della "poetica" del disco in quattro e quattr'otto. Che disdetta. Fosse riuscito ad accompagnare quasi due ore di disco con delle liriche all'altezza del concetto recondito e "politico" (a quanto pare) a cui il disco allude, magari avremmo veramente assistito ad un capolavoro assoluto. Questo bisbiglìo invece finisce per infastidirmi e invalidare parzialmente quanto di buono c'è in un'opera che per forza di cose ha un potenziale molto significativo. Comunque ci sarà modo di ascoltarlo meglio e più a lungo. Se anche stavolta non si frantumano i dotti.
Jamila Woods Legacy! Legacy!
Voto:
Non penserai davvero che io...
Franco Battiato Concerto di Baghdad
Voto:
Non mi sono mai concesso commemorazioni per qualsiasi artista o idolo personale scomparso perché non è nelle mie corde ma un passaggio da queste parti lo faccio volentieri. Il buon Franco ha accompagnato la mia adolescenza sin dai 15 anni, età in cui acquistai in sequenza la prima raccolta e il felice "Gommalacca" uscito da qualche mese, quasi tardivamente rispetto ad altri miti coltivati anni prima, forse perché ragionevolmente legato ad un ascolto che doveva essere per forza più maturo per cogliere i rimandi colti. In breve, nel periodo a cavallo tra liceo e università, è stato certo il musicista che ho seguito in più concerti e di cui ho comprato più album (sicuramente più di 20: ho mollato la preso nell'ultimo molle decennio), quindi va da sé che non posso che conservarne un ricordo più che vivido.

@[asterisco]: la tua è una recensione di getto, imperfetta e giustamente umorale, quindi va apprezzata come tale. Sai che però quel periodo lì è uno di quelli che mi piacciono meno di Battiato? Il moto di sdegno che confluì in brani come Povera Patria secondo me si sarebbe potuto canalizzare meglio in scelte musicali e testuali diverse. A mio modo di vedere le liriche erano deboli e qua e là scontate. Si sarebbe riscattato, sempre a mio modo di vedere, poco dopo con l'ottimo Caffè de la Paix. Saluti interstellari.
Herbie Hancock Head Hunters
Voto:
Sono in ritardo ma eri assolutamente in to-do list (anche se non mi ero accorto della dedica! Grazie 😘) al pari di quel cazzone di Incani per il quale sto cercando di trovare il tempo per un ascolto continuativo. Effettivamente nella tua vetusta discoteca di 78 giri spessi e polverosi, hai pescato la cosa meno peggiore che potessi dedicarmi: Herbie non può essere certo nelle mie corde ché io e il jazz ci frequentiamo poco ma le sue contaminazioni al pari del Davis psichedelico dei seventies riesco a tollerarle se non quasi a gradirle (vedi "Chameleon").
La recensione è perfettamente accordata al soggetto recensito per dinamismo e leggerezza. E non ci sono puntini di sospensione, eh.
Woody Allen Rifkin's festival
Voto:
Il punto è che per me la perdita del Woody Allen attore - per ragioni fisiologiche - è stato il primo passo verso il declino, ché non esiste né mai esisterà alter ego di Allen più calzante di Allen stesso e vi confesso che già l'apprezzato "Basta che funzioni" mi ha a tratti infastidito per la figura scialba di L. David che doveva incarnare misantropia e sarcasmo del suo alias (riuscendo solo nel primo intento). Così dalla metà degli anni 2000 sono usciti film soltanto "discreti" con qualche pellicola abbondantemente sopra la sufficienza ("Blue Jasmine", ci mancherebbe) e qualcun'altra sotto ("To Rome with love", il peggiore della sua carriera). Però a tal riguardo si apre un altro filone di discussione, giacché a pensarci bene, come dice giustamente @[Confaloni], parliamo dell'ottantacinquenne Allen, e minchia, 85 rivoluzioni terrestri sono davvero tante se si pensa ad un regista che fa ancora un film all'anno e si mantiene comunque su livelli per l'appunto discreti. La ruota delle meraviglie, di tre anni fa, è un film dignitosissimo. Quest'ultimo lo vedrò e sulla base di ciò che leggo in giro, non credo sarà poi così brutto. Insomma, non è certo come il vino vecchio che migliora col tempo, ma al cospetto della sua feconda carriera il fatto che sforni ancora qualche film per un'ora e mezza scarsa di gradevole intrattenimento glielo perdono volentieri.
Floating Points, Pharoah Sanders & The London Symphony Orchestra Promises
Voto:
Dovrebbe risaltare in questa pagina il solito forbito eloquio dell'Asterisco, ma è certo più evidente la deriva finocchiesca che hanno preso i commenti a corredo, tanto che mi sono quasi e dico quasi ingelosito, quindi vi pregherei di invitarmi la prossima volta ai vostri festini gai perché non ci tengo ad essere escluso in partenza.
Circa il disco, non si tratta del solito reperto bellico in perfetto stile asterischiano, ma una delle uscite più interessanti in chiave electro-jazz del 2021 oltre all'ultimo dei Bell Orchestre di Sarah Neufeld che saltella sempre qua e là tra progetti personali e Arcade Fire. Lo ascolterò, magari appunto dopo i Bell (so che ci tenevate a saperlo).
Ah, la recensione è eccellente.
Klaus Schulze Moondawn
Voto:
Non il mio preferito, ma sicuramente nella top 10 schulziana: Floating mi gasa parecchio mentre Mindphaser viaggia già su territori più impervi. Tutto sommato il buon Klaus con questo disco del 1976 ha dimostrato di essere ancora in buona forma per tutto il resto dei '70, sconfinando dignitosamente anche nei primi '80 (Audentity colpo di coda clamoroso) e non è poco per un autore di un genere, la Kosmische Musik, così profondamente radicato in un limitato contesto temporale.
Mark Lanegan Sing Backwards And Weep
Voto:
Ottima segnalazione, @[RinaldiACHTUNG]: chissà che questo libro non riesca a farmi avvicinare al Lanegan uomo, dato che non ho mai nutrito particolare interesse nei confronti del Lanegan artista.
Flora Purim Butterfly Dreams
Voto:
Sempre piuttosto perigliose queste derive bossanovistiche sul Deb: lo sai che punto su altro. Un giorno, forse, comincerò ad interessarmene in tua memoria.