sfascia carrozze

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Dream Theater Images And Words
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[Italian Dreamer - 17 agosto 2009 nel primo pomeriggio] Ciao, mi chiamo Nicola, ho quasi 18 anni e da 5 ormai ascolto rock e metal. Sono cresciuto con il progressive rock anni '70 come Deep Purple, Pink Floyd, Genesis, Jethro Tull... finche quel fatidico "Master Of Puppets" non entrò nelle mie orecchie dandomi la legnata che mi fece appassionare all'heavy metal. I Metallica furono il mio gruppo preferito fino a un anno fa, quando invece ho recuperato le emozioni che mi ha dato il progressive, in particolare i Dream Theater.
Bene, e dopo questa breve introduzione parliamo ora di un disco che oso considerare uno dei più belli, completi e sottovalutati di sempre: "Images And Words", degli altrettanto sottovalutati Dream Theater. Dunque, in un periodo in cui non ero un grande sostenitore del gruppo, i Dream Theater mi hanno comunque incuriosito. Tante ne dicevano, tante ne sentivo su di loro, e per un po' io ho dato ascolto alle voci. Poi però capii che dovevo valutare questo gruppo con le mie orecchie prima di giudicarlo. Cosi ascoltai quella "Pull Me Under", che pareva essere considerata come un simbolo del gruppo, e ne rimasi estremamente colpito; quell'intro fantastico, quel riff iniziale, quelle linee melodiche, i continui cambi di tempo, di riff, di melodia, di strofe, quei virtuosissimi stacchi di chitarra prima del ritornello e CHE RITORNELLO! CHE SUONI!
Solo in seguito capii che questa canzone non presentava tutte quelle tematiche progressive di cui sono noti i Dream Theater, ma aveva comunque quel "qualcosa" che nelle altre canzoni non avevo ancora sentito. Ma non potetti quindi fare a meno di ascoltare il disco dove era contenuta la canzone, che non ha caso era la prima traccia, potendo cosi ascoltare anche le successive, a partire da "Another Day", una stupenda ballad, con una delle più belle esecuzioni vocali di James La Brie e uno dei più belli assoli dei John Petrucci. Inizia con un giro di pianoforte e chitarra acustica a cui subentra un assolo distorto e molto melodico, che in seguito verrà riproposto da un sax, finche la La Brie non esegue una linea vocale molto delicata, accompagnata solo da un pianoforte, e la batteria inizia a suonare solo all'inizio della seconda strofa. Il secondo ritornello risulta un crescendo di voce che poi esplode con uno dei più memorabili acuti di La Brie, dando inizio a una parte leggermente più distorta, ma senza comunque perdere il filo armonico del brano, poi il celebre assolo di chitarra riprende lo stile dolce iniziale, che diventa più aggressivo man mano che ci si avvicina all'ultimo ritornello, e un assolo di sax completa il tutto nel modo più degno.
Ma solo dopo aver ascoltato la successiva "Take The Time" mi sono reso conto di chi fossero i Dream Theater: un gruppo che riesce a raccogliere con un solo pezzo più generi di musica e un accentuato virtuosismo allo stesso tempo melodico; anche questa, come "Pull Me Under", presenta continui cambi di tempi e di melodia, ma con un ulteriore influenza progressive. Le strofe sono completamente diverse l'un dall'altra, sia come stile sia come arrangiamento, anche ruotano tutte intorno allo stesso (eccezionale) ritornello. Il resto del brano e composto di una serie di scale armoniche di chitarra e tastiera, a volte all'unisono a volte singole, fino all'ultimo ritornello, dopodiché un giro di pianoforte apre le porte all'assolo di chitarra finale. Ora avevo capito che quel qualcosa era "Dream Theater". La successiva "Surrounded" inizia in modo molto delicato, con la voce accompagnata solo da un quartetto di archi e pochi accordi di piano, che aumenta di ritmo nella parte centrale, dove anche in essa alcune strofe sono diverse l'una dall'altra. Ottimo l'assolo in delay di chitarra. L'inizio del brano viene ripreso alla fine, chiudendo il lato A del disco.
Il lato B viene introdotto dalla maestosa "Metropolis Pt.1-The Miracle And The Sleeper", la più progressive dell'album e mio parere una delle più belle canzoni dei Dream Theater in
Dream Theater Images And Words
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[Simonem - 5 agosto 2009 nel tardo pomeriggio] Uno dei migliori album del metal progressivo e del metal in generale. I Dream Theater (questo è il loro 2° album) dopo "When Dream And Day Unite" e dopo il cambio di vocalist (Dominici-LaBrie) hanno davvero creato un eccellente capolavoro.
Si inizia da "Pull Me Under" dove, dopo un intro fatto con la chitarra, si entra nel bel mezzo della canzone piena di riff tipici di Petrucci. La seconda canzone è "Another Day": una ballata molto leggera in cui spicca un melodioso assolo di sax. Poi ci sono "Take The Time" che prende degli ottimi ritmi Funky e Surrounded un'altra ballata molto lenta che, ogni volta che l'ascolto, mi immergo nel suono bello e fantasioso del gruppo di New York.
Poi arriva "Metropolis Part.1": canzone più bella del gruppo e dell'album stesso che poi verrà ripresa nel 1999 con "Scenes From A Memory (Metropolis part. 2)" dove si narra di Victoria e del suo omicidio... Ma non perdiamoci in chiacchere perchè subito dopo arriva "Under a Glass Moon" pezzo super tecnico (tipico di John Petrucci) dove spunta circa a metà canzone il loro migliore assolo (inserito anche nella classifica dei migliori assoli di tutti i tempi!).
"Wait For Sleep" è una composizione meravigliosa di Kevin Moore (tastierista della band dal 1989 al 1995) che ti lascia di "stucco", sia per la sua lunghezza (dato che i Dream fanno durare spesso le canzoni molto più del normale .... Ed è per questo che sono la mia band preferita) sia per la melodia che la tastiera da a questo brano. L'ultima traccia è "Learning To Live" che diventa anch'essa come tutto l'album una della canzoni più richieste da tutti i fan e che risulta essere anche la più lunga canzone fatta nei due album composti dai mitici Dream.
UNO DEGLI ALBUM CAPOLAVORO DELLA BAND DI NY E DI TUTTA LA MUSICA (a mio parere) IN GENERALE.
P.S.: Spero che la recensione sia stata gradita dai lettori di DeBaser.....CIAO!!!
Dream Theater Images And Words
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tecnica e ritmo. Riffone ed assolo di Petrucci su tastiere gioiose e frizzanti come il vino novello. LaBrie compie il miracolo con i suoi strillini da liceale in amore.
"Metropolis part.I". Il brano preferito da fans grandi e piccini. Se non lo fanno in concerto, hai perso i soldi del biglietto. Tema melodico e grintoso, intermezzo strumentale dove tutti i cinque musicisti fanno a chi ce l'ha più grosso (il talento, sciocchini). Petrucci svetta su tutti con il suo assolo. E verso la fine si incasina parecchio, con un animalesco botta e risposta di tastiere e chitarra, i tumpa-tatatà di Portnoy si sprecano, ma poi alla fine... TAAC... Ecco che riprende il tema molto melodico e grintoso. In questo frangente, di solito il vero fan si esalta e suda. Attenti alle correnti d'aria.
"Under A Glass Moon", qui la precisione metronomica di Portnoy è addirittura devastante, poi entra LaBrie evocativo come sempre (e come sembra, anche) per una nuova emozionante cavalcata in groppa alle emozioni. Assolo tecnicissimo di Petrucci. Coraggio, siamo quasi alla fine.
"Wait for Sleep" è un altro momento melodico (senza rinunciare ai tecnicismi e ad un pizzico di ritmo) dove il piano la fa da padrone. Grande lavoro di Petrucci alla chitarra.
"Learning to live" è la track decisamente più prog di tutto il platter, con un mood ed un groove che rincorrono infiniti loops e chords ma sempre e comunque melodica, estremamente tecnica e notevolmente ritmata. Imperdibili i riff di chitarra di Petrucci, coronati da un assolo fatto con le sue manine sante.
Fine del disco. E anche questa è fatta. Se questa recensione vi è parsa troppo sintetica, e volete saperne di più sui Dream Theater, provate a cercare su DeBaser, può darsi che troviate qualche altra recensione di questo gruppo.
Concludiamo con uno slogan che piace sempre ai giovani: Listen to your Dream, live your own Teather.
E STICAZZI.
Dream Theater Images And Words
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[NewRomantic - 26 ottobre 2008 nel primo pomeriggio] O Dio del Metallo Progressivo, dammi la forza di celebrare degnamente questo immortale, potente, straziante, roccioso, emozionante, soffertissimo CAPOLAVORO. Ecco, se iniziassi la recensione con queste parole, voi capireste subito di trovarvi di fronte a un aficionado, a un amatore, a un fan che non ha certo pretese di essere oggettivo. Ma noi siamo scienza, non fantascienza. E quindi, accingiamoci a una serena, e pacata analisi del quintetto più famoso del Progressive Metal e di quella che molti ritengono la loro opera più rappresentativa: "Images And Words".
Mike Portnoy è stato definito il più grande batterista di tutti i tempi da una nutrita schiera di critici musicali, tra tutti ricordiamo John Portnoy, David Portnoy e Josephine Halloran in Portnoy. Leader carismatico del gruppo nonché bell'ometto, Portnoy è famoso per avere scritto una canzone in onore della rottura delle acque di sua moglie, avvenuta durante le session del suo diciassettesimo side project, che coinvolgeva John Petrucci i giorni pari, Neal Morse i giorni dispari, e la signora che faceva le pulizie in studio al martedì e al giovedì.
James LaBrie, da non confondersi con l'omonimo, gustosissimo formaggio francese, è il vocalist che maggiormente ha diviso critica e pubblico. La frangia più interlocutoria dei fan ammette una certa limitatezza nell'estensione vocale ed una presenza scenica non entusiasmante, mentre i fan più duri e puri si limitano a sbavare e proferire frasi prive di significato, come al solito. Ed è un vero peccato, perché in effetti LaBrie ha un certa cifra stilistica, che rende la sua voce un improbabile quanto riuscito mix di Freddy Mercury, Ozzy Osbourne e Nikka Costa. Indimenticabile il suo vibrato in falsetto tremulo.
John Myung è un bassista mongolo ingiustamente meno famoso di Saturnino, ma dal punto di vista strumentale gli mangia gli involtini primavera in testa! Ma non divaghiamo, piuttosto è il caso di ricordare quella volta che Myung ha placcato sul palco LaBrie mentre stava cantando, così, per i cazzi suoi. Fantastico! Diciamoci la verità: ce lo vedete Saturnino a placcare Jovanotti mentre canta? Certamente no.
Non c'è Jordan Rudess, il tastierista che certa critica intransigente e di tendenza ha definito "l'uomo con lo scopino del water al posto della barba". C'è invece Kevin Moore.
Per ultimo ho lasciato lui, John Petrucci, il più celebrato guitar hero degli ultimi vent'anni, qualunque cosa ciò voglia dire. Sulla maestria tecnica di Petrucci è inutile dilungarsi. Basti dire che è secondo solo a Steve Vai, Jeff Beck, Joe Sartriani, Steve Morse, Alex Skolnick, David Gilmour, Frank Gambale, Steve Hackett, Jimi Hendrix, Allan Holdsworth, Rory Gallagher, Vernon Reid... L'elenco completo lo trovate sulle pagine gialle.
Ma ora, per la felicità dei fans, passiamo ad una telegrafica track-by-track. Speriamo che l'hard disk di DeBaser sia abbastanza capiente.
I cinque ragazzi di Boston partono subito molto tecnici, melodici seppur ritmati con l'iniziale "Pull Me Under". Petrucci delizia con riff granitici ed un assolo in puro travertino. A un certo punto, in studio di registrazione va via la corrente e non si sente più un cazzo.
"Another Day" è una delle ballad più famose del gruppo, un bel lentone tipo festina delle medie. Eccezionale assolo di Petrucci che percorre tutte le scale possibili ed immaginabili sulla sua chitarra. Qui come in molti altri dischi la song lenta dà modo ai musicisti di dimostrarsi melodici, seppur sempre tecnici e ritmati.
"Take The Time". Alla faccia dei critici, è incredibile la duttilità vocale di LaBrie che imita alla perfezione una bambina dodicenne. A un certo punto si sente anche dire in italiano: "Ora che ho perso la vista, ci vedo di più". Scartata in post-produzione la versione romanesca: "Mo' che sò cecato, ce vedo deppiù. E STICAZZI!?". Rimarchevole l'assolo di Petrucci.
"Surrounded" è una dolcissima song, melodica con una buona dose di
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[Mammuth - 7 aprile 2008 nel tardo pomeriggio] Ciao a tutti gli utenti di debaser, questa è la mia prima recensione che scrivo e anche se ce ne sono già dei Dream Theater questo gruppo è stato molto importante per la mia evoluzione musicale e spero di riuscire a farvi interessare a questo incredibile gruppo che ha fatto nel 1992 questo bellissimo disco e soprattutto a Mike Portnoy indubbiamente il più bravo batterista del mondo, dovreste proprio sentirlo!
Questo cd è stato pubblicato nel 1992 per la Atlantic records ed è incredibile come in questo disco i Dream Theater, gruppo di ragazzi di Boston che all'epoca avevano pubblicato un solo full-lenght e prima di chiamarsi Dream Theater si chiamavano Majesty e avevano pubblicato un disco ormai quasi irreperibile, riescano a spaziare in vari generi utilizzando nel metal addirittura un saxofono che prima avevano usato solo i Pink Floyd negli anni '70, infatti i Pink Floyd e i gruppi progressive rock hanno una grande influenza sui Dream Theater e soprattutto su quel batterista bravissimo che risponde al nome di Mike Portnoy, ma anche gli altri membri della band sono bravissimi e suonano molto bene, in più Images & Words vede l'ingresso nella band del nuovo cantante James LaBrie, molto bravo e con una voce molto calda ed espressiva che piace molto a tutti i fan dei Dream Theater e non solo a loro. Il genere proposto è un progressive metal/rock molto psichedelico ma non sempre e con tanta tecnica dei musicisti, basti pensare a "Learning To Live" o a "Metropolis part I" che eseguono sempre nei loro concerti che vi consiglio di andare a vedere perchè si imparano un sacco di cose grazie a questi musicisti bravissimi. Nel disco sono usati molti tempi dispari e tempi pari, e il tastierista Kevin Moore è stupendamente emotivo e trasmette un sacco di emozioni, la prima volta che ho sentito questo disco avevo la pelle d'oca dappertutto e sentivo i brividi talmente questi musicisti sono bravi e sanno trasmettere le emozioni belle attraverso la tecnica che di certo non gli manca: hanno studiato alla Berkley di Boston!!! Una delle migliori scuole di musica del mondo! Molto sperimentali "Surrounded" e "Another Day", che è quella dove usano il saxofono, canzoni che nel 1992 certamente non potevano suonare diversamente da ciò che un pubblico non molto interessato poteva aspettarsi di sentire da questi ragazzi di Boston.
Le influenze derivano anche da i Rush moltissimo e in parte dal metal come Iron Maiden, Metallica, Motorhead e così via, insomma questo disco mi ha segnato profondamente e spero che possa trasmettere anche voi le mie stesse emozioni che mi ha trasmesso quando l'ho sentito la prima volta, e sarebbe bello poterlo consigliare ai metallari ma anche ai non metallari perchè è veramente un bellissimo cd, molto tecnico e sperimentale!
Dream Theater Images And Words
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Poi ecco che chitarre e tastiere per quattro minunti circa ne combinano veramente di tutti i colori facendovi letteralmente girare la testa! Poi il ritmo rallenta ed assistiamo ad un finale altrettanto cinematografico.
Sottovalutata, forse ingiustamente, è la numero 6 "Under A Glass Moon". Inizio anch'esso molto cinematografico, degno del miglior film di Spielberg. Senza dubbio il brano più aggressivo dell'album, ma Kevin Moore contribuisce a dare anche a tale brano un aspetto melodico. Nella parte strumentale Petrucci ci regala uno dei suoi assoli più belli. Per rilassarsi un po' è necessaria una bella "Wait For Sleep", ballata breve ma toccante: due minuti e mezzo di piano e voce che portano l'eccellente firma di Kevin Moore.
E per concludere ecco il brano che meglio esalta la vena progressive della band: "Learning To Live", il brano in cui si avvicendano più stili. Inizio aggressivo con ottime melodie di tastiera, poi si rallenta lì dove le tastiere regalano una melodia soffice e toccante; ritmo sempre in crescendo fino a tornare di nuovo aggressivo, per poi rallentare di nuovo e dare spazio prima ad ottime melodie con le tastiere e poi ad una parte più blues segnata da una bellissima chitarra acustica che suona su un sottofondo di tastiere; ritmo che cresce ancora fino a sfociare nell'ultima parte, meno aggressiva e più melodica, con le tastiere protagoniste; da notare anche una ripresa di "Wait For Sleep". Conclusione molto ben curata, prima con il basso, poi con un riff di chitarra che suona fino all'infinito.
Ah, che fatica eh? Concludo dicendo che "Images And Words" è un album difficilissimo da imitare; a mio avviso uno dei migliori album di sempre, non solo di questo genere. Siamo in periodo di saldi e non sapete che vestiti comprarvi? Un consiglio, lasciate stare i vestiti e andatevi a comprare un bel cd: un capolavoro come questo non vi farebbe certo male!
Dream Theater Images And Words
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[Splinter - 10 marzo 2008 nel tardo pomeriggio] Recensire un album che ha segnato praticamente un intero filone, quello prog-metal, non è facile ma ce la metterò tutta.
La band è reduce dalla mezza delusione ottenuta con il disco d'esordio "When Dream And Day Unite"; un disco che pur delineando già in parte le caratteristiche della musica dei Dream Theater non bastò a portare la band al successo che avrebbero poi ottenuto in seguito. Ma per concretizzare il "sogno" basta solo il secondo album. Un successo chiaramente inaspettato, visto che in genere ciò che comincia male, è destinato, secondo molti a proseguire altrettanto male.
Images And Words è indubbiamente il capolavoro del progressive metal: chi vuole farsi un'idea generalizzata di cosa esso sia deve partire proprio da questo disco! Il disco infatti contiene tutte le caratteristiche del genere: tecnica sopraffina, sperimentalismo, brani lunghi e articolati ma anche una forte sensibilità melodica. Decisivo, fra le scelte del gruppo l'allontanamento di Charlie Dominici, vocalist del primo album, che dopo le non convincenti prestazioni dei primi live della band viene sostituito con una voce sicuramente più matura e potente: quella di James LaBrie. Fra tutti i cambi di formazione avuti dalla band, forse quello più decisivo; chissà come sarebbe andata senza tale cambiamento! Avrebbero forse continuato ad essere una band da cantina? O forse da soli collezionisti? Ma ciò non ci interessa, ci interessa solo quello che i Dream Theater sono adesso: una band fra le più seguite al mondo con migliaia e migliaia di fan iscritti nei vari fan club, che fa concerti di tre ore e che purtroppo si prende anche numerose critiche!
Si parte con "Pull Me Under", canzone non eccessivamente complessa, piuttosto lineare, basata sulla potente chitarra di Petrucci, ma che regala alcuni ottimi momenti melodici grazie alle tastiere di Kevin Moore; il finale potrà far venire un colpo all'ascoltatore: il brano si conclude improvvisamente come se la spina fosse stata staccata d'improvviso; a prima vista egli penserà che si tratti di un errore di registrazione e magari penseranno addirittura di riportare il disco indietro al negozio, ma in realtà è proprio così che si conclude il brano.
Ma ecco subito una ballata, elemento che d'ora in poi si presenterà in ogni album della band. È "Another Day", basata prevalentemente sulla linea melodica del piano; da notare anche la presenza di un sassofono, che suona sia nella seconda strofa, sia nel finale; Petrucci si mette in luce, prima del finale, con un buon assolo.
Ma ecco finalmente un vero esempio di tecnica: "Take The Time". Primi tre minuti caratterizzati da frenetiche schitarrate e imponenti ritmiche funky sorrette dal basso di Myung, poi ecco una deliziosa parte strumentale dove chitarra e tastiera si esprimono al massimo delle loro potenzialità, suonando talvolta all'unisono, talvolta separatamente; il finale lo crea Petrucci sfumando con l'ennesimo assolo dopo l'ultimo ritornello.
"Surrounded" comincia lenta, con un bel piano accompagnato dalle tastiere, poi entra Petrucci e il suono delle chitarre si fa sempre più duro, fino ad un punto di massima potenza dopo il quale il brano rallenta di nuovo concludendosi ancora con il piano accompagnato dalle tastiere.
Ed ecco il brano simbolo dell'album, "Metropolis pt. 1" . Simbolo dell'album? No, della loro carriera! Ci troviamo di fronte al classico per eccellenza della band, quello che verrà sempre richiesto dai fan in sede live e la cui mancata esecuzione lascerà inevitabilmente l'amaro in bocca agli uscenti dal palazzetto (fidatevi, è successo anche a me quando andai a vederli al Datch Forum il 29 ottobre scorso). Inizio molto teatrale con tutti gli strumenti che si inseriscono uno alla volta, primi quattro minuti caratterizzati da una melodia solare e lineare... Poi ecco che chitarre e tastiere per quattro minunti circa ne combinano veramente di tutti i colori facendovi letteralmente girare la testa!
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[Gilmour - 17 aprile 2007 in seconda serata] Dopo l' esordio con l'ottimo "When Day And Dream Unite" (1989), nell'anno 1992, esce il capolavoro assoluto (fino ad adesso) dei Dream Theater, "Images And Words".
Ogni volta che lo ascolto, mi si riempie il cuore di indescrivibili senzazioni come la prima volta che lo ascoltai. Questo disco presenta alcune novità rispetto al precedente: una su tutte, è l'arrivo del cantante James Labrie che nel disco canta in maniera eccellente (romantico ed emozionante nelle canzoni lente, deciso ed aggressivo nelle altre). In questo disco, il quintetto newyorkese (per chi non lo sapesse: John Petrucci alle chitarre, John Myung al basso, James Labrie cantante, Mike Portnoy alla batteria e Kevin Moore alle tastiere) ci da piena dimostrazione delle loro abilità tecniche e compositive, con canzoni in pieno stile Progressive (noto influenze con Pink Floyd, Yes, Genesis ecc...), con spunti classici e, ovviamente, metal (secondo me, più prog che metal), regalandoci un capolavoro storico. Ma passiamo ai brani: la prima canzone, "Pull Me Under", inizia con un' arpeggio della chitarra di petrucci, che cambia nel pezzo più energico dell' album, in modo che i testi (parlano della morte), siano in sintonia con la musica. La seconda canzone è "Another Day", struggente ballad dai toni malinconici, in cui primeggia un grandissimo tastierista (Kevin Moore), ed il sublime James Labrie (bellissimo il solo di Petrucci, a mio avviso, uno dei più belli): anche qui il testo (parla della lotta contro il cancro del padre di John Petrucci) è in sintonia con le melodie, ancora più belle grazie ai vari soli di sax. Il terzo brano è "Take The Time", lungo brano caratterizzato dalle ottime armonie dei Theater, si dimostra variegato nella sua struttura (all' inizio, intro in gran stile metal, poi tratti prog e infine, pezzo strumentale con grande solo). Curiosità: come avete avuto modo di sentire, ad un certo punto del pezzo, si può udire una frase in italiano, "ora che ho perso la vista, ci vedo di più", rivolta ad un familiare della band che ha perso la vista.
"Surrounded", quarto brano del disco, si apre con un' intensa melodia di piano, synth e voce, per poi trasformarsi più energicamente, ma sempre mantenendo toni solari e malinconici (bello il solo di Petrucci). Il quinto brano, "Metropolis Pt.1, The Miracle And The Sleeper", è forse il brano più famoso della band e, sicuramente, uno dei più belli del disco (è fantastica in sede live): intro strumentale di tastiere, si fà intenso nella parte centrale per far spazio alle ottime melodie Prog, in cui ci danno dimostrazione della loro grandissima abilità tecnica e compositiva. "Under A Glass Moon", il sesto brano è un mix di Prog e metal, modellati con la loro solità bravura, e costituisce uno dei pezzi più duri dell'album, con parti veloci e tecniche, ma col solito Moore che forgia armonie e tappeti strumentali unici. Dopo la tempesta, arriva la quiete, con "Wait For Sleep", bellissimo pezzo solo per piano e voce: emozionante, malinconico, struggente, sono i molti aggettivi attribuibili a questa canzone, una delle più belle scritte da Moore (insieme a "Space Dye-Vest"). Siamo ormai volti al pezzo finale, "Learning To Live", forse il brano più variegato dell album: molto rock nella prima parte, poi spunti prog, classici, jazz e di nuovo rock e prog insieme, fino a giungere alla parte finale, caratterizzata da molte similitudini con "Wait For Sleep".
In conclusione, i cinque newyorkesi ci hanno regalato un grandissimo disco, sicuramente uno dei migliori della storia sotto l'aspetto Progressive-Metal (sono loro i fautori di questo genere, insieme a pochi altri gruppi), dandoci dimostrazione di tecnica, accuratezza, precisione, gusto, e di quanto siano bravi nell emozionare.
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[STIPE - 19 marzo 2007 in mattinata] ‘'Images And Words‘', immagini e parole di ogni persona, pensieri di ogni essere umano, parole che ti toccano nel profondo.
Questo album rappresenta il momento di massima aspirazione per i Dream Theater; è il primo disco di James LaBrie, che sostituì Charlie Dominici. L'album fu pubblicato il 7 luglio del 1992 e allora la band era formata da James LaBrie come cantante, John Petrucci chitarrista, John Myung al basso, Mike Portnoy alla batteria e Kevin Moore tastierista. Nel corso degli anni la formazione subì vari cambiamenti.
Con quest'album i Dream Theater hanno scritto molte pagine del progressive-metal, del quale loro sono i maggiori esponenti. Le canzoni che formano il disco sono tutte di altissimo livello, sia sotto il profilo melodico che tecnico.
Apre l'album ‘'Pull Me Under ‘', la canzone più aggressiva dell'album, caratterizzata da potenti accelerazioni ritmiche e da un ritornello studiato in ogni dettaglio. Il testo composto da Kevin Moore parla della morte ispirandosi ad Amleto di Shakespeare. Infatti per simulare l'arrivo improvviso della morte il brano si interrompe bruscamente. ‘' Another Day ‘' è una ballad molto struggente, è caratterizzata da melodie pregevoli e insolite parti di sax, il tutto condito con un meraviglioso assolo di John Petrucci. Il testo parla del padre di Petrucci e della sua lotta contro il cancro a cui purtroppo non sopravviverà. ‘' Take The Time ‘' è un brano dalla lunga durata, che presenta diversi elementi tipici del progressive - metal è l'unica canzone che è stata scritta da tutti i componenti del gruppo. Nel testo ad un certo punto compare una frase in italiano presa dal film Nuovo Cinema Paradiso che dice ‘' ora che ho perso la vista ci vedo di più ‘'. Questa frase è rivolta ad un familiare della band che ha perso la vista. ‘' Surrounded ‘' è caratterizzata da un intro con il pianoforte e la splendida voce di LaBrie, per poi spaziare con toni solari e allo stesso tempo malinconici, in larga parte frutto di Kevin Moore. ‘' Metropolis part I : The Miracle And Sleeper ‘' esprime in pieno le caratteristiche del sound del gruppo, infatti è da considerarsi il vero e proprio manifesto dei Dream Theater. Un brano della durata di 9 minuti nel quale si nota una tecnica mai fine a se stessa e un'ottima melodia, unita a una grandissima classe compositiva. La lunga sezione strumentale all' interno è una serie impressionante di virtuosismi musicali.
‘' Under A Glass Moon ‘' è un pezzo dalle ritmiche veloci e molto tecnico; da notare l'assolo di Petrucci molto ispirato. ‘' Wait For Sleep ‘' è un brano struggente dai toni malinconici, nel quale si nota come Kevin Moore era un componente fondamentale del gruppo. Conclude l'album ‘' Learning To Live ‘', un altro classico della band. Brano dalla durata di 11 minuti dove si trovano parti di chitarra acustica, jazz e progressive mescolati con la consueta classe che contraddistingue i cinque musicisti. Il testo, composto da Myung, parla di una ragazza ammalata di Aids, e il tema della canzone emerge soprattutto nella parte centrale del brano.
I Dream Theater con questo album sanciscono il loro posto nella storia del progressive-metal. Album pieno di emozioni, di sentimenti vari adatti ad ogni uomo. Canzoni che esprimono il dolore e la fragile esistenza dell'uomo. Il capolavoro del progressive-metal, ma in fondo questo genere l'hanno inventato loro!
Dream Theater Images And Words
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cri come i Rush e Neal Morse. Da qui in poi, i DT [escluso qualche leggero calo fisiologico], intraprenderanno sempre più la strada segnata da 'Images And Words': tecnica, imprevedibilità, poesia, evoluzione. A lungo viva il Teatro dei Sogni!
P.S.: so che ce ne sono già 5 di recensioni su 'Images And Words' : p Solo che questa è la prima e per ora unica recensione che ho scritto e volevo rendervi partecipi xDD alla prossima spero di recensire solo roba nuova o poco commentata... ciao!