Eneathedevil

DeRango : 18,21
DeEtà™ : 7754 giorni • Qui dal 18 marzo 2005
Lana Del Rey Blue Banisters
Voto:
Come al solito il tema più interessante è la straordinaria fecondità della languida profumiera americana, che nel solo 2021 ha di fatto consegnato all'uditorio 2 intere ore inedite di musica tra Chemtrails e quest'ultimo lavoro. Questo sfacciato menefreghismo nei confronti delle logiche di mercato mi attizza a bomba e mi porta automaticamente a dare mezzo punto in più a qualsivoglia lavoro della plasticosa Lizzy. Tornando alla disamina sui meriti effettivi della nostra, il disco non si discosta granché dagli ultimi lavori di Lana: un 50% che mi pialla abbondantemente le gonadi tra memorabili lenti al pianoforte e rantoli delreyani DOC e un 50% che propone soluzioni peculiari che si discostano dal solito copione lamentoso ("Thunder" che mi cosa tremendamente, il trip hop soul di "Dealer", "Living Legend" dove imita con la voce un loop di chitarra elettrica). A giochi fatti, è un disco di cui riascolterei volentieri una mezz'ora abbondante, e con la penuria di proposte dell'ultimo lustro è decisamente al di sopra del minutaggio medio che concedo alle uscite contemporanee.
Disembodied Diablerie
Voto:
Lo metto su per il tè delle cinque!
The War on Drugs I Don't Live Here Anymore
Voto:
Ehi, l'ho ascolticchiato e non è così malaccio. Come in tutti i loro dischi ci sono pezzi con delle soluzioni ritmiche felici ("Victim" su tutti, "Wasted") e altri che si trascinano in maniera estenuante per troppi minuti ("Living Proof", "Rings around"). Complessivamente direi che tre stellozze possono andar bene.
Eugenio Finardi Sugo
Voto:
No, il Finardi è sempre rimasto nell'anticamera dei miei padiglioni in attesa di tempi migliori, tanto che di questo celebratissimo disco conosco - graziallaminchia - solo i due apripista. La sugosissima recensione certamente ha smosso le acque, quindi lo ascolterò tosto. Bella per Mark.
The Incredible String Band The Hangman's Beautiful Daughter
Voto:
Ma sì, rispetto ad altre recensioni evanescenti dello @[zotter], questa a mio modo di vedere fa il suo dovere parlando del disco e della filtrata esperienza sensoriale. Però cosa sono questi asterischi e queste tildi sputacchiate qua e là come se non ci fosse un domani? Lo sapete che mi urto. Una stella in meno e "questo resterà come una macchia nella sua carriera professionale" (cit.).
Portishead Glory Times
Voto:
Hope è sempre così convincente coi suoi flussi di incoscienza che riuscirebbe anche nell'impossibile, ovvero a non farmi stare la Gibbons sul belino, dove si è sedimentata all'inizio degli anni '90 con la sua voce biascicata e fungina.
Gianluigi Gasparetti Made In Germany – Psichedelia, Rock progressivo e musica cosmica. 1967-1979
Voto:
Beh, la confessione sulle marchette degli Amon Düül mi ringalluzzisce abbastanza, dato che ho sempre sostenuto che certe jam chilometriche dei primi dischi fossero delle badilate imbelli sui dotti spermatici, ma sono abbastanza sicuro che non sono stati gli unici a cercare espedienti simili nei primi '70 (ecco, magari i Faust no, dato che anche quando vennero scritturati dalla Virgin continuarono a fare pezzi più o meno come li facevano prima: non a caso dopo le 4 copie vendute di "Faust IV" tornarono a fare dischi con le etichette tedesche). TD, vabbè, che te lo dico a fare: dei mignottoni che già nella prima metà dei '70 capirono come andava il mercato e iniziarono a puntare sull'aspetto melodico dei sequencer. Ma il punto è: la tua arte si impoverisce se diventi fedele alla lira? Non sempre. Se dovessimo rispettare sempre e comunque l'assunto, allora dovremmo prendere gente come Bowie e buttare tutta la discografia nel cesso come fa Scaruffi. Battiato nel '79 capì che avrebbe continuato a vendere una decina di copie per ciascun disco e virò verso il pop per le masse, ma non possiamo dire che a quel punto la sua produzione è stata solo una colata lavica di cacca fumante. Quindi il tema "passo falso verso la commercializzazione" per me ha senso sino ad un certo punto.

@[Cervovolante], potevi dire qualcosina di più, così pervenivamo ad un riassunto globale e non c'era più bisogno di comprare il libro. Ora invece rimane un margine di curiosità. Comunque Julianino sempre nei nostri cuori.
Nice Face Immer Etwas
Voto:
Gran ritorno del Gullary con proposta molto gustosa a corredo: certo, dopo aver letto Albini, Suicide, Screamers e Jesus & Mary Chain, quel Ramones lì mi preoccupa non poco, ma speriamo che nel computo totale del sound del disco si becchi una percentuale più scarsa di quella della Raggi alle ultime comunali. Kisses.
Gravity A Paroxysm of Excellence
Voto:
Beh, volevo dirti che sei caduto nel solito errore di trascrizione del "length" (caspita, lo sbagliano tutti) e per questo provo immotivata acredine. Per il resto devo dire che il titolo è fighissimo, quindi solo per quello lo ascolterò tosto. Augh.
Santa Lucia CUCCÌA l’apoteosi dell’identità culinaria
Voto:
Eccoci. Sì, la cuccìa merita tutto questo perché è una tradizione che ha radici molto più profonde di una cassata o di un cannolo, data la rigida istituzione locale per cui si vuole che in alcune città della Sicilia, Palermo in primis, il consumo di cuccìa - e contestualmente il non consumo di pasta, sostituita dalle arancine al femminile - nella giornata del 13 dicembre sia pressoché obbligatorio ed abbia vita effimera più di qualsiasi altro dolce, natalizio o pasquale che sia, giacché il giorno dopo non v'è più traccia in qualsivoglia pasticceria o panificio dell'isola. Poi la versione dolce, la più nota, in cui il grano cotto viene sommerso da mescolate di ricotta o crema al cioccolato, è pura manna dal cielo, benché dell'essenza dell'ingrediente primario vi sia solo un sommesso ricordo.
Excursus davvero interessante, ma non vorrai farmi passare Pietraperzia per comune del nisseno? Lo so che hai parlato di vicinanza, ma rimettiamo la chiesa al centro del villaggio che altro non è che la provincia ennese. Ad malora!