Eneathedevil

DeRango : 18,21
DeEtà™ : 7753 giorni • Qui dal 18 marzo 2005
David Lipsky Come diventare se stessi. David Foster Wallace si racconta
Voto:
Ammazza, che lista di titoloni! Certo che se proprio doveva trovare il mezzo fiasco in Lynch, poteva eleggere Velluto Blu, che secondo me ha momenti di assoluta banalità (e MacLachlan e Dern secondo me pagano il dazio di essere ancora troppo acerbi al cospetto di un grande Hopkins)
Biagio Antonacci Convivendo, parte 1
Voto:
Ah! Eccolo qui il ritorno di Almo ai congeniali pastiche surrealisti a sfondo comico-grottesco dove l'interesse per un soggetto a dir poco pecoreccio è un pretesto per mettere giù una scrittura infarcita di preziosismi linguistici e gustosi giochi di parole. Hanno ragione sia coloro che applaudono sia coloro che si indignano: sulla sensibilità di ciò che incontra il proprio gusto non possiamo (di)sputare. Io faccio parte della prima fazione, ché il Deb ha sempre ospitato volentieri le recensioni umoristiche su soggetti musicali di dubbio gusto o la disgustosa disamina di @[MaledettaPrimavera] su Filth dei Waco Jesus non avrebbe ragione di trovarsi qui e di essere il capolavoro che è. Il punto qui semmai è che lo sgargiante recensore, al pari di un Rossini che passa l'intera esistenza a cercare di raggiungere i fasti del suo magnifico "Barbiere" senza riuscirci, scrive un componimento che non riesce a ripetere il miracolo di quel capolavoro che fu la recensione su Cristina d'Avena ove fu uno scoppiettare continuo di figure retoriche e calembour ad effetto degne di un mistico incrocio tra Marinetti e Carmelo Bene con un tocco di Pippo Franco. Sì, anche qui ci sono le allitterazioni, ma tra scroti non scrutati e toccate di testicoli si ha la sensazione che i giochi di parole siano asserviti al racconto e non il viceversa, mostrando una certa forzatura del meccanismo. E poi la chiusa dovrebbe forse pagare un tributo al Panella di "Equivoci amici"? Anche qui il confronto farebbe pagare dazio al recensore. Insomma, alla luce del fulgore daveniano che proietta il suo cono d'ombra sullo scritto e in ragione, in fondo, di quell'"infondo" lì sfuggito all'attenzione dei più, approfitto della situazione più unica che rara di infilarmi nel pertugio lasciato aperto da Almo per negare il massimo dei voti ed aspettare la recensione sul volume 2. Ah, e Biagio Antonacci mi fa cagare da tutti i pori sudoripari.
Joel Coen The Tragedy of Macbeth
Voto:
Ricordo quello di Welles visto molti anni fa, con una produzione di fortuna dove quel grandissimo figlio di buona donna di Orson si era fabbricato da solo i costumi e aveva speso due lire per fare le scenografie di un film dell'incredibile impatto estetico ed emotivo (nulla di nuovo sotto il sole se pensiamo che siamo di fronte al più grande regista della storia di Hollywood). Sebbene qualsiasi opera incentrata su Macbeth la consideri sempre non di facile digestione, sarei davvero curioso di vedere come ha concepito Coen la sua trasposizione e quali elementi del cinema squisitamente coeniano - riferendomi a ciò che i due fratelli hanno prodotto insieme in più di vent'anni - si è portato appresso Joel. Ottimo debutto per il recensore, comunque.
Joel & Ethan Coen Non è un paese per vecchi
Voto:
Il film l'ho adorato principalmente per la maschera abietta di Bardem, che a proposito di questo film disse che non si sarebbe mai immaginato di poter interpretare un ruolo di cattivo dati i suoi trascorsi di irresistibile piacione da commedie sentimentali. L'intuizione dei Coen è geniale, come lo è quella che vuole Thornton per il mediocre Bob Crane de "L'uomo che non c'era", la scalcinata coppia Clooney-Turturro per "Fratello, dove sei?" e, chettelodicoafare, Bridges per "Il grande Lebowski". E poi Chigurh mi fa una profonda simpatia perché ciclicamente i miei capelli assumono la sua stessa acconciatura poco prima dell'ineluttabile sforbiciata dal pizzicagnolo personale che vende anche prodotti per toelettatura per cani.
Lettura indottrinata e dalle sfumature filosofiche quella di Joe: mi ritrovo in tutto e mi riservo solo di spendere una menzione per l'ottimo Woody Harrelson che veste i panni dell'ex-ufficiale Carson Wells in perfetta sintonia, al pari di Chigurh, col senso di ineluttabilità kafkiana del fato che decide delle vite degli uomini.
Laura Nyro and Labelle Gonna Take a Miracle
Voto:
Didascalica e probabilmente non "straordinaria" al pari delle migliori cose scritte da Almo qui sul Deb, questa lunga agiografia ha certo il merito di raccontare con estrema pulizia narrativa l'opera della Nyro soprattutto dal punto di vista del suo lavoro "dietro le quinte". Dovendo fare le veci di @[GrammarNazi] che a quest'ora starà staccando i peli pubici disseminati sul piatto doccia, oserei riportare un uso non accurato del verbo "disconoscere", che in italiano non ha l'eccezione di "ignorare", ma solo di "rinnegare" (incredibile ma vero). Per la Nyro passo, ché mai fu nelle mie corde.
Lina Wertmüller Io speriamo che me la cavo
Voto:
A me non dispiacque per nulla al cospetto delle ottime prove attoriali di Villaggio, Bonacelli e l'allegra cordata dei bambini della "De Amicìs". La recensione di Joe è puntuale e interessante come di consueto: aggiungo solo che Mario Bianco, il paffuto Nicola del film, lo potete trovare al Quadrilatero a Torino nel suo "Cornetti Night" dove vende pasterelle e brioche espresse per gli avventori dell'imperdibile movida sabauda.
Burial Antidawn EP
Voto:
"Untrue" uno dei dischi più importanti degli anni 2000: non ci sono discussioni. Questo lo devo ancora ascoltare. Bravo Zione.
Octopus Syng Victorian Wonders
Voto:
Azz, e questi dove sei andato a pescarli? C'è forse un pelo di overselling, ma dai primi ascolti non sembrano affatto male. Bella segnalazione.
Lana Wachowski Matrix Resurrections
Voto:
Vorrei innanzitutto affermare con decisa fierezza che a me di tutta la saga di Matrix fottesega. Ne ho visto uno random al cinema e non era nemmeno il primo, quindi ci ho capito poco e da allora non ho avuto granché voglia di approfondire gli altri. Intervengo solo per dire che la recensione di Joe mi è piaciuta parecchio per un taglio "personale" che solitamente i suoi scritti non hanno, quindi cinque paccheri e un fragoroso "me' cojoni" a corredo di qualsiasi discussione incentrata sul valore intrinseco di questo o quel capitolo della saga.
Sergio Buonadonna Quando Palermo sognò di essere Woodstock
Voto:
Ecco, il Palermo Pop Festival fu uno di quegli eventi in grado di abbattere l'immaginaria cortina di ferro tra il mondo della canzonetta italiana e quella dei mostri sacri del rock internazionale: praticamente negli stessi anni in cui Doors, Pink Floyd, Zeppelin spaccavano culi in tutto il mondo, in Italia spopolavano Little Tony e Ricchi e Poveri. È incredibile a pensarsi, ma erano esattamente gli stessi anni e non fu certo un caso che a Palermo la gente aspettasse con più ardore l'arrivo in scena di Little Tony rispetto a quello di un Duke Ellington o di Tony Iommi. Sicuramente il libro avrà trovato il modo di sottolineare questo ed altri aspetti, come evidenziato dalla buona recensione di @[Catanga]. Certo al peggio non c'è mai fine: se all'epoca Palermo poteva quantomeno vantare di ospitare due grandi artiste come Giuni Russo e Rosa Balistreri (entrambe parteciparono al Festival), adesso a spopolare sono i grandi nomi della terribile canzone neomelodica napoletana ("Belluscone" di Maresco è veramente esegetico a riguardo), segno angosciante di un impoverimento culturale che si adonta pure dell'incapacità di coltivare talenti locali.