editoriale di ALFAMA

Ecco l'uomo nel suo splendore, illuminato dalla Grazia Divina.

Abbassa lo sguardo , "Uomo " stampato sull'elastico delle sue splendide mutande da uomo.

E si illumina, capolavoro del creato, statuario nel suo infinito essere.

Ma se legge la scritta davanti a uno specchio. Confuse sillabe, senza significato.

Questa splendida creatura confusa si sgretola come un Golem , la polvere dispersa nell' insignificante sua presenza, insignificante passaggio nel tempo.

Ecco l'uomo nel suo splendore, unica creatura di un Dio che si è dimenticato degli specchi.

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editoriale di sfascia carrozze

Ora.
Sarà anche vero che l'Italia, anzi gli Italiani, non hanno (ancora) fatto fino in fondo i conti con il fascismo e con la sua fine burrascosa.

Negli ultimi tempi, qualsiasi sia il media che prendiamo quale fonte del nostro sapere quotidiano è tutto un fiorire di dibattiti e di più o meno dotte disquisizioni sull'imminente ritorno del fascismo e sul pericolo della "nuova" ondata di estrema destra che attanaglia il continente europeo.

Sembriamo ripibiompati non tanto nel fosco periodo del ventennio, quanto nei tumultuosi anni settanta.
Io tutto sommato ne sarei anche felice: tornare piccini per poter ripassare quegli infiniti pomeriggi a tirare calci al Super Tele con gli amici in polverose pietraie di periferia - tutto erano tranne che campi di calcio - sarebbe una di quelle cose che ti riconciliano con il mondo circostante.

Ora non vorrei sbagliarmi ma mi sembra che in Italia sia (ancora) in vigore la cosiddetta Legge Scelba – Legge 20 giugno 1952, n. 645, ovvero il "Divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista" e quando vedo tutto sto fiero sventaglio di bandiere più o meno nere e più o meno tricolorizzate (come se il fascismo abbia mai incaranato la difesa dei valori patriottici: basterebbe conoscere un minimo di storia per scoprire che è stato esattamente il contrario, ma vabbè), mi chiedo sinceramente di cosa stiamo (ancora) a parlare.

Senza farla troppo lunga, basta leggere quel che c'è scritto in due articolini della suddetta Legge:

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Art. 1 - Riorganizzazione del disciolto partito fascista.
Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, princìpi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.


Art. 4 - Apologia del fascismo.
Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità ideate nell’art. 1 è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni.
La pena è della reclusione da due a cinque anni se alcuno dei fatti previsti nei commi precedenti è commesso con il mezzo della stampa. La condanna comporta la privazione dei diritti previsti nell’art. 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale, per usi periodo di cinque anni.

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Bene.
Io adesso esco di qua e con la macchina decido di sfrecciare nella via centrale della mia (ridente) cittàdina [curiosamente fondata dal Benito] a centottantallora.
Posso farlo.
Dovrebbe essere proibito e perciò sanzionato dalla legge, eppure ne ho facoltà.

Supponiamo che investo un cane, anzi un bimbo, o magari faccio l'en-plein e stiro una donna con bimbo: l'unica cosa è che sarò chiamato ad assumermi le responsabilità derivanti dal mio modo di guidare.
Devo essere disposto a pagare, secondo quanto dispone la legge, la violazione derivante dal mio comportamento.

E se non sono disposto ci deve essere qualcuno che mi "convinca" a farlo.
Con le buone o con le meno buone.
Sono dalla parte del torto: ho violato la legge e non posso avere la pretesa di vincere io.

Personalmente non mi sognerei mai di impedire a nessuno di propagandare quello che gli pare: penso solo che se oggi in Italia c'è (ancora) una legge che prevede la sanzione e la condanna per la commissione di un reato (perchè di questo si tratta) questa persona venga (banalmente) punita per la trasgressione che ha posto in essere.

Quindi o si decide di cancellare quella norma dalla Costituzione oppure la si applica.
Fino in fondo.
Altrimenti lo Stato diventa, di fatto, correo per non dire di peggio.
E, almeno, ridateci il Super Tele.

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editoriale di ilfreddo

Le parla guardandola fissa negli occhi; le sue biglie azzurre devono averle detto qualcosa perché si è subito irrigidita, mettendosi sulla difensiva. Chi parla poco solitamente le soppesa assai bene le rare volte in cui decide di aprir bocca. Tic-Tic, il suono acuto e duro di una picozza che picchietta una massa informe di roccia: il preludio di una frana. Lei decide di usare un tono di voce accomodante e suadente, una carezza invisibile per tentare di oliare, lenire e rendere meno sgradevole una sensazione che ancora non comprende, ma che la rende nervosa e non le piace affatto.

Non ce ne frega, non ve ne deve fregare, di entrare nei pidocchiosi dettagli per sapere se si tratta di una pena d'amore, piccola o grande che sia, un cambio di lavoro per inseguire una recondita passione o la scoperta improvvisa di una malattia. Il protagonista di una questa pisciatina di inchiostro è il Salto infatti. Che sia sbilenco, lungo, corto, sgraziato o vattelapesca è sempre un Salto. Quel fugace gesto di spiccare il volo significa lasciare per sempre qualcosa di conosciuto per atterrare su un nuovo terreno.

Lei l'abbiamo lasciata incuriosita e paurosa, in attesa. Dieci minuti dopo rieccola là; non piange, ma ha un ruga che le solca il bel viso e cerca il contatto per tranquillizzarlo e dargli tutto il supporto di cui è capace. Le cerca con apparente calma, ma non le riesce mica a trovare quelle infide, bastarde e sfuggenti: le parole giuste si devono essere intrufolate come al solito in posto schifoso e irraggiungibile come il cestino dell'umido ed eccole lì attorcigliate su una spina di pesce. È colpa dei monologhi del cinema se in queste circostanze sovrastimiamo il peso delle parole: quando un animale non è in una situazione di equilibrio più che alla logica, si affida all'istinto, all'odore, ai gesti, al suono.

E lei profuma di pane appena sfornato, di sesso. Quel muovere le mani, i seni e le sue labbre mentre parla e parla. Quel modo concitato e allo stesso modo calmo di esprimersi lui lo conosce bene e lo fa star bene. Lei è il terreno e lui, mentre muove i piedi, lo sente quanto sia stabile, solido e indistruttibile.

Ci troviamo infine sulla parte terminale di un trampolino posto sul ponte più alto che la vostra immaginazione è in grado di immaginare. Il mio, per dire, è un metro sopra l'Everest e sotto, sul fondo di un dirupo immenso, c'è quella voglia di mandare tutto a puttane.

Lei che lo tira vero il terreno e lui che non si muove di un millimetro indeciso. Tutti noi, almeno a parole, ci siamo trovati su quel trampolino. E se tu che leggi credi di non far parte della categoria sii felice e beato perché questo vuol dire che sei ancor giovine.

Lui la guarda e...

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editoriale di emandelli

La storia di come i Decibel siano balzati agli onori della cronaca milanese, e poi nazionale, nei turbolenti anni ’70 è risaputa. Un giorno per le vie di Milano vennero affissi dei manifestini: annunciavano un generico concerto punk con i Decibel il 4 ottobre del 1977 alla discoteca Piccola Broadway. Non era vero nulla. I componenti della band, che quasi manco esisteva, erano appostati su una terrazza lì vicino per vedere che sarebbe successo. Il punk era arrivato come una fiammata dall’Inghilterra ed arrivarono un sacco di giovani che avevano iniziato a riconoscersi nella filosofia del No future.

Ma siccome in Italia si tende a politicizzare sempre tutto arrivarono in corteo anche quelli della sinistra radicale. E si presero a mazzate. La storia finì sul Corriere della Sera e poi ripresa dalla stampa nazionale. Shel Shapiro e la Spaghetti record in cerca di nuovo fenomeni misero sotto contratto la band e a tempo di record, nel gennaio del 1978, uscì il primo disco Punk. Insuccesso clamoroso e copie originali che adesso girano su Ebay a 500 euro a botta. Nonostante tutto però si pensa a produrre un secondo album, più new wave che rock. La formazione effettua alcuni cambi. Del primo disco rimane sono Enrico Ruggeri. Arrivano soprattutto Fulvio Muzio e Silvio Capeccia che del cantante milanese sono amici da un bel po’, conosciuti sui banchi del liceo Berchet. Il secondo disco si intitola Vivo da re. La svolta vera per la band avviene quando Muzio, nell’estate del 79, mette già un giro di pianoforte un po’ strano rispetto alle musiche del gruppo nel tentativo di scrivere qualcosa di particolare. Ruggeri decide di cantare sulle parti che Muzio aveva pensato come soliste e di lasciare come soliste quelle di accompagnamento, qualcosa del genere.

Da questa strana alchimia nasce "Contessa", brano che in qualche modo si decide di mandare a Sanremo. E li i Decibel esplodono. Ma la band che pare proiettata ad un futuro radioso in realtà è gia al capolinea e si dissolve tra problemi contrattuali e altre menate. La loro vicenda diventa una storia da mitologia del rock italiano. Ruggeri e soci, che amano da sempre essere snob e tirarsela, dicono che metà del rock italiano dal '79 in poi suona come il primo disco dei Decibel l’altra metà come il secondo. Boom, diremmo. Invece in realtà se li ascoltate con attenzione ci ritrovate davvero tutto.

A seguire ci sono 30 anni di carriera con alti e bassi, ma sempre intellettualmente onesta, per Enrico Ruggeri e due carriere professionali appaganti per Muzio e Capeccia. Amicizia immutata e fine. Quando alla fine del 2016 venne annunciata la reunion dei Decibel tra gli appassionati di rock italiano si diffuse un brivido. Contenti sì, ma anche un po’ di paura che un mito venisse strapazzato per convenienza. Il primo disco post reunion si intitola Noblesse Oblige e fuga i dubbi, anche se non del tutto. Bello, davvero bello. Una manciata di canzoni da applauso ma anche qualche fillerino di troppo in pieno stile tardo ruggeriano che lascia un po’ così. Oh, ma ad avercene di dischi del genere.

La tournée invece è trionfale. Ho avuto la fortuna di vedere la data zero, la storia di come un piccolo teatro di paese come quello di Castelleone si è aggiudicato un evento storico è splendida. I Decibel annunciano le date e la prima dovrebbe essere a Crema, il teatro locale smentisce. E ciao. Si va a Castelleone. Enormi sul palco stupiscono i presenti. Le poche date previste si trasformano in 40 applauditissimi concerti. Poi? Poi credevamo che la cosa tornasse nei libri di storia del rock italiano e ognuno alla sua vita. Invece alla fine del 2017 viene annunciato che la band tornerà la dove tutto è davvero iniziato: Sanremo. Il brano scelto si intitola "Lettere dal Duca" ed è ispirato a David Bowie. Il disco si intitolerà L’anticristo e ha una copertina dannatamente metal (mi ricorda quella di For whose advantage degli Xentrix). La curiosità si fa forte, e anche la paura che tutto possa essere una delusione.

Passo primo. La band sale sul palco di Sanremo. Sono fighissimi (vorrei invecchiare come Muzio e Capeccia) e il pezzo è davvero notevole. Una costruzione melodica che a Sanremo te la scordi. Il video girato, ovviamente a Berlino, accompagna degnamente il brano. Poi ecco il disco. Sono 13 pezzi, 15 nell’edizione su vinile proposta ancora nella curiosa versione doppio 10 pollici (che è un casino posare la puntina) come per Noblesse Oblige. Difficile in questi anni che un disco non contenga un filler, un brano da skippare. Considero buoni e degni di nota dischi che hanno 5 canzoni buone su 15. Un disco tutto buon è quasi un miracolo.

Fuori le melodie e i testi ruggeriani del versante amori, cuori, delusioni (per capirci nello stile "Gli anni del silenzio" del primo disco della reunion, grande melodia ma un testo che la azzoppa un po’). Dentro le considerazioni sociali, la critica alla società dai social network, le colte citazioni del rock che li ispira, Andy Wharol, il punk prima di tutti (Ruggeri la mena da anni, "Punk prima di te" stava su un disco del 1990 e tocca dargli ragione, con piacere). Pure i due pezzi che vanno solo sul vinile sono perfetti, e danno spazio alla voce a Muzio e soprattutto Capeccia.

Citarne uno solo è difficile. Sappiate che non manca nulla e non c’è una melodia banale, scontata o che non si faccia ricordare dal primo ascolto. Il disco è dannatamente suonato. E questa è la cosa migliore. Non ci sono quegli arrangiamenti appiatti tutto da radio moderna, quelle soluzioni elettroniche che rendono tutto una melassa uguale a se stessa. Ci sono piuttosto degli inni che potrebbero diventare generazionali (ma quale generazione?). Dai… ci vuole coraggio e sana incoscienza giovanile a cantare “Il bandito è chi ruba nella banca o chi ci sta?”, per citarne uno evidentemente punk old style (nel brano "La banca").

Dove andranno in futuro? Io spero che la storia continui, e non come negli anni 80 ovvio. Si dai torniamo un po’ alla storia. Perché dopo il successo di "Contessa" la cosa esplose in faccia alla band. Lo racconta bene Enrico Ruggeri nel recente libro biografico Sono stato più cattivo, frase presa appunto dal testo di "Punk prima di te". E successe che lui andò da una parte e il resto del gruppo rimase con la Spaghetti, destinata a fallire. C’è un terzo disco del gruppo senza Ruggeri da cui sarebbe bello trarre un paio di pezzi per la scaletta del tour. Si perché nei 29 minuti di Novecento ci sono pezzi che stanno al pari di quelli del resto della storia dei Decibel. "Tutti contro tutti", "Islamabad", "Valzer bianco radioattivo" (che hanno suonato con Ruggeri alla voce nella prima reunion fatta per caso per gli amici pochi anni or sono) o la cover degli Ultravox "Stregoneria", che altro non è che "I remember (Death in the afternoon)". Così come mi piacerebbe vedere interpretate dai nuovi Decibel alcuni brani del primo controverso disco di Ruggeri, quello Champagne Molotov che ebbe una travagliata storia di ritiri dai negozi liti contrattuali ma che è un disco a se nella sua storia, il perfetto collegamento tra Decibel e la carriera solista. D’altro canto il brano che apre il disco "Una fine isterica" racconta la storia dei Decibel. Ma sto divagando seguendo i miei personali fili della memoria.

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editoriale di splinter

Ogni giorno navigo su Facebook, come tutti, ed ogni giorno mi ritrovo ad avere a che fare con le solite millemila cose fastidiose; ogni giorno vai su Facebook e ti fai un’idea malsana di quello che è il modo malato e “superficiale” della gente di rapportarsi con la realtà, sia sul social che nella vita reale e nasce perfino la convinzione che a rendere la gente così sia stato proprio il social network, più che mai specchio della società e del comportamento umano moderno!

Volevo qui focalizzarmi su alcuni aspetti, evidenziare alcune brutture, alcuni comportamenti anomali e fastidiosi che caratterizzano il social network e a cui il social network ha portato.

Ad esempio ho notato un aumento della tendenza a litigare per futili motivi o suscitare reazioni oltremodo esagerate. Mi è capitato di vedere gente o sentire di gente che litiga per cose assolutamente impensabili, magari anche persone che senza il social network non litigherebbero mai; sono capaci anche di creare un pandemonio per UNA cazzata che hai scritto o per una stupida foto che hai postato; magari una foto che ti ritrae mentre sei felice in un pub magari soltanto perché “non sei stato invitato”, magari hai messo un like alla foto di un individuo di sesso opposto scatenando gelosie. Cose che in pratica si sono sempre fatte anche se non in forma virtuale ma ora divengono criminose; può darsi che incida il fatto che ora tutte queste cose diventino pubbliche e alla luce del sole mentre prima erano più nascoste e non venivano sgamate…

Sempre restando legati alla tendenza ad ingigantire piccole cose di poco conto si nota poi come si sia creata una sorta di avversione all’opinione altrui; sembra quasi si voglia sopprimerla, non è raro leggere qualcuno che esprime un banale parere su un link in una pagina o sotto un video su YouTube in maniera pacifica e venire invece attaccato brutalmente con un tono non certo alla pari, con insulti gratuiti, quando invece sarebbe molto più umano ed umile rispondere con un semplice “non sono d’accordo, secondo me…” oppure mi è capitato di vedere gente esprimere un semplice parere magari in maniera decisa e diretta e ritrovarsi con diversi amici in meno; ho visto una scatenare un putiferio (e se non erro perdere un sacco di amici) per essersi espressa favorevolmente alla soppressione di un cane pericoloso che aveva azzannato mortalmente un bimbo, uno invece ha espresso delle semplici critiche sulla gestione rifiuti del suo paesino d’origine e si è trovato la guerra addosso e perfino sentirsi costretto a scusarsi… Tutto questo per una semplice opinione??? Da brividi! Quante volte avrei voluto esprimere opinioni forti ma ho rinunciato per non avere la guerra addosso (cosa che non mi piace). E poi ci sono addirittura gli amministratori di gruppi che pubblicano il post solo dopo averlo supervisionato, manco fossimo nel fascismo dove i giornali passavano all’esame degli organi di censura prima della pubblicazione! Ma dico io, dopo anni e secoli di battaglie per esprimere liberamente la propria opinione senza paura di conseguenze morali ora ci ritroviamo gente che la vorrebbe sopprimere?! Cos’è? Può darsi che la mancanza dell’aspetto paraverbale della comunicazione crei fraintendimenti. O forse fa paura il fatto che qualcuno stia dicendo la verità che scotta? O forse la paura che cadano le vostre illusioni? Questioni già toccate abbondantemente da filosofi e sociologi che qui trovano fondamento.

E sempre restando in tema, diffusa è anche la convinzione che un solo sgarro, una sola cosa sbagliata detta renda riprovevole la persona, da eliminare, da bannare. Una volta sono stato rimosso da una persona solo per aver risposto con una simpatica risata ad una bestemmia scritta nemmeno da me, una volta invece una mi ha rimosso per aver fatto dei commenti simpatici sui suoi continui cambi di colore di capelli, un’altra volta da un interista per avergli fatto del semplice sfottò calcistico, persino da una ex-collega che non aveva gradito il mio post di esaltazione per essere stato richiamato in azienda (peraltro dopo aver scritto un post che sembrava chiaramente riferito a me).

Ma parliamo anche di come viene gestito il rapporto con gli amici. Capita spesso di scrivere un commento con tanto di punto di domanda o un post sulla bacheca o anche in privato che richiede una risposta e non venire minimamente cagati… A parte il fatto che un minimo di tempo per leggere le notifiche andrebbe speso, comunque un tempo non rispondere era considerato maleducazione, com’è che ora è considerato normalità??? Poi notiamo invece che arriva l’amica più stretta o anche solo la persona un tantino più simpatica e come per magia a quella rispondono, per lei non è un problema avere una notifica in più…

E se abbiamo parlato dei motivi futili che portano alla rimozione di un amico non si può non citare il simpaticone che ogni tanto se ne viene fuori con aria talvolta dittatoriale annunciando una “pulizia contatti”… Rimozione coatta di contatti di punto in bianco, solo per impiccio, solo per liberare la bacheca, solo per pseudo-antipatia, o solo perché non piacciono le loro pubblicazioni… Ma non vi è mai passato per la testa che quella persona non potrà avere più un’interazione con il vostro profilo, taggarvi, partecipare alle vostre discussioni né vedere le vostre foto, i vostri link, i vostri post, ecc.? Vi sembra rispettoso privare così coattivamente gli amici di questa possibilità soltanto perché non vi piacciono i suoi link? Mai notato che è possibile semplicemente nascondere i suoi post dalla bacheca o mai pensato che sarebbe molto più semplice ed umano scorrere semplicemente in giù in cerca di post migliori?

E poi ci sono quegli atteggiamenti che magari non saranno irrispettosi ma comunque discutibili, che rivelano molto sulle persone. Non mi soffermo più di tanto su cose di cui già si parla in giro come migliaia di foto al cibo, cronaca minuto per minuto della propria vita, inutili aggiornamenti meteorologici, presunzione di conoscenza di ogni argomento, like al proprio post (a che cazzo serve e perché esiste il tasto like anche sul proprio post? Mistero della fede…), link depressi, piuttosto mi soffermo su un aspetto: la ripetitività delle persone. Quando andavo alle elementari mi odiavano perché parlavo sempre di PlayStation… ora invece vedo gente tremendamente monotematica, chi parla sempre di calcio, chi sempre dei propri figli, chi sempre di motori, chi sempre di politica, oppure pagine che riesumano continuamente link del 2012; solo che ora è tutto normale… Emerge anche una certa mancanza di senso dell’umorismo; a volte qualcuno pubblica simpatiche provocazioni o dell’umorismo nero e spunta sempre il moralista di turno magari depresso che grida alla vergogna quando invece farebbe bene a farsi una risata anch’egli; una volta ho suggerito ad una pagina di sfottò un link in cui si ironizzava sulle dubbie capacità artistiche di Valerio Scanu e Marco Carta dicendo che avrebbero fatto meglio a “tornarsene in Sardegna a pascolare le pecore”... la pagina lo pubblicò e non vi dico l’armata di sardi suscettibili ed indignati, tutto per una semplice battuta, nemmeno riferita al fatto di essere sardi…

Si è accentuata, a mio avviso, anche la falsità e la paraculaggine. Ditemi quanta verità c’è dentro un like ad una foto o ad un post, specie se si tratta di un post banalissimo e scontatissimo e di like ne riceve parecchi; a tutti piace davvero quel post? O si mette like solo per solidarietà o per convinzione che sia giusto metterlo? Per non parlare di chi utilizza il like solo per notificare l’avvenuta lettura, illudendo chi lo riceve di aver ottenuto un apprezzamento; a casa mia like vuol dire che ti piace/apprezzi/appoggi/sei d’accordo! E ancora quanta verità e sincerità c’è negli auguri di compleanno (anche se quelli in realtà li faccio sempre anch’io), nel “come sei bella” (magari a ragazze orrende), nel “che belli voi due insieme”? Siete sicuri di pensarlo davvero? Nutro i miei dubbi.

E l’impressione è che tutto questo elencato si rifletta anche nella vita quotidiana, fuori dal social, vedo la gente più scorbutica, più arrogante, più intollerante, più saccente, più moralista (sembra tornata a 60 anni fa), sempre più attratta dalla banalità e dal vacuo, dalle cose prive di contenuti; non credo che i livelli fossero già così bassi. Ma ci sarebbe da scrivere un libro…

Alla fine Facebook è un sito figo che offre migliaia di possibilità e i motivi per rimanerci sono migliaia contro qualche decina di pecche, ma davvero vedere tutte queste cose farebbe venire la voglia di cancellarsi…

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editoriale di CosmicJocker

C'è nebbia ed io sono sul ponte.

Mi fermo nel mezzo.

Respiro.

Il fiume vuole giocare con me.

Io guardo le mie mani.

Respiro.

Sento passare delle persone.

Immagino le loro vite.

Respiro.

Una riva è alle spalle e l'altra...

Io mi fermo nel mezzo.

Respiro

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editoriale di mrbluesky

Un giorno di pioggia
uno come tanti
di quelli che esci e ti incammini alla fermata

capannello di gente

a bordo l'aria pesante,pozze sotto agli ombrelli
ragazzi che scrivono sui vetri
chi sottolinea una pagina

poi a piedi,sotto i portici
i libri sotto il braccio
gente nei bar

passi oltre,una leggera inquietudine


Oggi piove,un giorno come tanti
il cane riposa,sa che non uscirà
un paio di impegni,una telefonata

voglia di nulla

passo una mano sul vetro
fuori sembra tutto uguale.

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editoriale di kloo

Salve a tutti amici debasici, è con gaudio che vi annuncio che il prossimo presentatore di Sanremo sarò io, me medesimo. Ho deciso che la 69a edizione di Sanremo doveva essere un testacoda cosmico, una nuova era per la canzone italiana.

69 è simbolo di democrazia.
69 è simbolo di buon gusto.

Per questo ho deciso che i 2 co-presentatori della prossima edizione del festival saranno:

Max Collini (Offlaga Disco Pax/Spartiti) e
Sabrina Salerno.

Non ci sarà il festival dei giovani ma a contendersi la vittoria finale ci saranno 20 Big divisi in 5 categorie (Canzone Italiana, Rap, Core, Elettronica, Wave). Ci saranno 4 serate dove nella prima suoneranno 10 big e nella seconda puntanta i restanti 10 big, di questi ne resteranno 2 per categorie che si esibiranno nella 3a puntata, alla fine della quale resterà un unico rappresentante per categoria che si contenderà la vittoria finale nell'ultima decisiva puntata. I voti saranno suddivisi come in epoca pre-rivoluzionaria: 1 voto dalla giuria tecnica, 1 voto dalla giuria critica e 1 voto dal voto del pubblico; ognuno presenterà le stelline (max di 5 minimo di 1) per ogni musicista in base alla media dei voti.

Le serate:
1a Serata:

- La serata inizierà con un monologo di Collini sull'importanza delle politiche di Tito in epoca post-SummerOfLove, il monologo sarà pronunciato totalmente in Slav Squat.
- Primo ospite: Jon Sudano canterà in Live Streaming la canzone vincitrice del festival 2018: Non Mi Avete Fatto Niente di Emrel Meta e Fabrizio Moro. Successivamente Sabrina Salerno intervisterà Sudano e si parlerà dell'importanza della regia dei suoi video.
- si esibiscono 5 big.
- Secondi Ospiti: Gli Einsturzende Neubeuten si esibiscono nel più classico concerto con torni, frese e flessibili sostenuti dal coro dei Metalmeccanici Uniti Per Il Bene Collettivo, a metà esibizione caleranno sul palco dei maiali pronti per il macello tramite lo sgozzamento. I Microfoni faranno riecheggiare tramite delay il verso dei suini per tutto il resto dell'esibizione.
- si esibiscono i restanti 5 big.
- Terzo ospite: Jukka Reverberi si esibirà con Max Collini in 2 canzoni degli ODP e 2 canzoni degli Spartiti con un encore con tutti I Giardini di Mirò.
- Viene svelato il presentatore del Post-Sanremo Gucci Boy che intervisterà i big della serata e svelerà i top 10 memes del 2018 appena trascorso.

2a Serata.

- La serata si apre con il duetto tra Sabrina Salerno e Max Collini in un mash-up di Gelato Al Cioccolato (Salerno) di Pupo e Cioccolata IACP (Collini).
- Primo Ospite: Simon Reynolds racconterà del suo nuovo libro sul glam mentre ad alternanza sul maxi schermo verranno passate esibizioni live di Bowie, T-Rex, Sweet. Sabrina Salerno intervisterà Simon e alla domanda: "ma cosa ne pensa lei dell'italo disco?" Reynolds risponderà: "potrei scriverci qualcosa in futuro".
- si esibiscono 5 big.
- mio monologo in dialetto veneto per far comprendere che il prodotto televisivo italiano non è unicamente rivolta alla fetta meridionale del paese.
- Secondo Ospite: Reunion degli Slint dove suoneranno Spiderland per intero.
- si esibiscono i restanti 5 big.
- Terzi Ospiti: John Zorn (con i Naked City) ed Ennio Morricone si lanceranno in una lunghissima suite dove verranno alternati i pezzi scheggia grindcore dei Naked City con le più famose colonne sonore dell'Ennio nazionale.
- Vengono svelate i 10 big che passano il turno da Gucci Boy che ha come ospite MCFierli che parlerà dell'importanza del pensiero critico esponendolo con grafici.

3a Serata.

- Primo e Secondo Ospite: Entrano sul palco per mano Piero Scaruffi e Piero Angela che parleranno di musica e corpo umano in un climax di sapienza e saccenza.
- Piero Scaruffi si lancerà in un monologo per spiegare l'importanza dei Royal Trux per il futuro della musica.
- suonano 5 big.
- Albano e Romina accompagnati da Moderat cantano Felicità.
- Piero e Alberto Angela spiegano l'importanza dell'orecchio e del perché ci saranno bisogno dei tappi in sala per i successivi ospiti.
- Terzo Ospite: I My Bloody Valentine sul palco fanno 3 canzoni (2 del nuovo disco forse ancora da uscire + You Made Me Realise/Holocaust Section da 30 minuti), per precauzione le sedie all'ariston vengono tolte.
- suonano i restanti 5 big in gara.
- Kevin Shields viene intervistato da Gigi Marzullo ed esordirà con: "Ma è più importante il rumore nella tua vita quotidiana o il silenzio nella tua vita d'artista?"
- Piero e Alberto Angela spiegano cos'è l'acufene.
- In post-serata Xavier Ramona presenta un mixtape comprendente tutti i suoi alter-ego, l'Ariston diventa un dancefloor e Gucci Boy passa tra le persone a domandare cosa ne pensano dei Gender.

4a Serata.

- Monologo di Max Collini sul motivo per il quale tutti dovrebbero guardare "Berlinguer Ti Voglio Bene " con conseguente riproduzione del film, ma ogni volta che Benigni sembra tirare una bestemmia il film si velocizza del doppio,.
- Primo ospite: Steve Albini si esibisce con i suoi Shellac.
- Intervista tripla tra Albini, Collini e Traini sull'importanza degli estremismi politici e non.
- Albini spiega al pubblico come registrare e produrre la batteria eseguendo tutti i passaggi minuziosamente in diretta internazionale.
- Secondo Ospite: Oneohtrix Point Never si esibisce con una jam da 20 minuti dove Sabrina Salerno si esibirà con il classico: Boys.
- si esibiscono i big rimanenti.
- Terzo Ospite: Trucebaldazzi si esibisce in Vendetta Vera e La Mia Ex Ragazza appoggiato dagli Shellac, memorabile l'urlo di Albini su "Free Trucebaldazzi"
- Federico Buffa racconta G.G. Allin.
- Viene annunciato il vincitore.

Le idee possono ancora variare, voi cosa vorreste sul palco Del Festival?

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editoriale di ygmarchi2

Non so se ci avete mai pensato ma c'è un'analogia tra le parole che usiamo per denotare le note, do, re, mi, ecc... e le parole che usiamo per indicare i colori, bianco, rosso, verde, ecc... e l'analogia sta nel fatto che un colore è una parola che associamo ad una ben precisa frequenza elettromagnetica (la luce), mentre una nota è il nome con cui battezziamo una ben precisa frequenza acustica (il suono).

Quindi quando uno che è dotato di orecchio assoluto dice: questo è un do, si sta producendo in una magia non molto diversa da quella più comune di riconoscere un colore per nome.

Se la capacità della vista non viene sviluppata nei primi anni dell'infanzia uno perde definitivamente la capacità di vedere. Analogamente sembra che chi è dotato di orecchio assoluto sviluppi questa capacità nei primi 5 anni di vita.

Per cui insomma, fate pure ascoltare un bel po' di musica ai vostri figli, gli regalerete un'esperienza musicale più completa e consapevole in età adulta.

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editoriale di Bubi

Che "Tom Greasy Thumb" ed io non eravamo fatti l'uno per l'altro, lo capii fin dal momento che lo conobbi. Di lui non mi piaceva il suo modo di fare, di lui, non mi piaceva niente. E poi, era un negro, 120 chili di negro sempre incazzato. Non mi piaceva neanche Lory, quella con la cicatrice sulla spalla, la regina dello spaccio delle Spice drugs a Tribeca. Non parlava molto, ma guardava... guardava me. Chissà perché, ma avevo sempre l'impressione che pensasse: «che razza di idiota.» A me piaceva Betsy, Betsy dal corpo minuto e ben proporzionato, Betsy senza arte né parte. L'altra notte, dopo aver passato qualche ora seduti al bancone del Coconut Club, ci ritrovammo, al ritorno, a vagare senza meta per i vicoli deserti di Riverside. Il negro s'era accovacciato sul margine del marciapiede, Lory mi prese di mano la bottiglia e gli sedette vicino. Betsy mi stava accanto tenendomi per mano, disse: «Tom mi fa paura!» La strinsi tra le braccia sfiorandole le labbra col naso. «Perché hai paura se sono qui con te»? Dissi, «Non devi aver paura, Tom è un morto che cammina». I suoi occhioni si rasserenarono. Meno male.

Adoravo starle vicino. Il suo corpo non suggeriva pensieri casti. Era asciutto, flessuoso, caldo, carne che inebriava più dell'alcol che avevamo ingollato. Un brivido la percorse. Ci adagiammo sul cofano di una Rambler e facemmo l’amore. «Non senti anche tu questa musica»? disse.«Esce da ogni porta, da ogni fessura». Era una notte di magia, una notte di sogni e di mistero, la realtà si confondeva con l'immaginazione. Alzai lo sguardo e vidi una luce che illuminava il vicolo. La musica si fece più vivace, divenne frenetica, una ballata tzigana. Zingari uscirono dall'ombra, suonando e ballando. Dando forma ai loro profili in quel magico chiarore. Non sentivamo più il fetore della spazzatura e della sporcizia sparsa nei dintorni, la magia di quella notte ci aveva trasportati lontano da ogni miseria. Tom sanguinava e non si poteva vedere. Appoggiato ad una vecchia Chevy, fumava e ci osservava. Lory gli stava vicino con l'avambraccio calato sulla sua spalla. Ci guardava con espressione indecifrabile, tenendo la bottiglia ciondoloni appesa a un dito. Tom era il tipo che se diceva: «Ehi tu, dammi una sigaretta,» ogni ragazzo cercava il suo pacchetto. Questo era Tom "Greasy Thumb", tutti i piscioni volevano essere come lui. Sputò per terra e scagliò una bottiglia contro il furgone del latte. E rideva. Ma sanguinava e non si poteva vedere. Mi afferrò per il collo, mi sbatté contro un'auto e mi schiacciò la sigaretta accesa sulla mano, disse: «Il vostro posto è nel bidone della spazzatura».

Oh sventura, l'incantesimo s'era rotto, gli zingari smisero di suonare e rientrarono nell'ombra. Riuscii ad estrarre la mia vecchia Glock e svelto svelto feci un buco in mezzo alla fronte di Tom. Barcollando, riuscì a fare ancora tre o quattro passi. Tornò verso me e m'abbracciò per sostenersi prima che le forze l'abbandonassero del tutto. Dopo aver sparato in faccia al negro, feci un cenno a Lory e dissi: «È stato dimostrativo». «Cosa»? Rispose inorridita. «L'ho fatto per te». Confermai. «Cosa»? Ripeté tremando: «È per te che gli ho sparato in faccia. Di certo hai virtù nascoste se sei la numero 1 per le Spice drugs in gran parte di New York. Ma questo è un altro discorso. È importante che d'ora in poi, ogni volta che mi vedi penserai che sono capace di ammazzare qualcuno senza alcun ripensamento. Per te l'ho fatto, per avere il tuo rispetto. Il mio ce l'ho, il suo no, ma ora non me ne frega più un cazzo, è il tuo che voglio e l'avrò. Anche se lo sembri, non sei stupida, hai capito bene cosa voglio, Lory».

Tom era morto e il suo abbraccio si faceva meno asfissiante. Stava allentando la presa e pian piano scivolava verso il basso. Goccia a goccia, il sangue colava dalla piccola apertura sulla sua fronte insozzandomi la faccia, i vestiti, arrivando fino alle scarpe. Di lì a poco il sole avrebbe soffocato Riverside con onde di calore. Avrebbe illuminato tutto. Il negro steso al suolo. Il liquido rosso ancora vivo, che scendeva in piccoli rivoli andando a formare una pozzanghera scura. Lory, che s'era incamminata mestamente verso Tribeca continuando a trastullarsi con la bottiglia ed i suoi pensieri sconosciuti. Betsy, che si era seduta a terra e abbracciava la mia gamba. Me, che ripetendo mentalmente il meraviglioso e ossessivo battere sui tasti di "Misterioso", osservavo il morto e pensavo: «Ora stai bene Tom, nemmeno sanguini».

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editoriale di luludia

Ma il narratore è onnisciente o è solo stronzo? Quello della mia vita intendo.

Trama imbarazzante, sciocco sentimentalismo profuso a piene mani, lugubri coazioni a ripetere a far si che si sbatta sempre contro le sbarre della gabbia...

“E' che non sai vivere” sussurra il logico/razionalista...

E parte la lezioncina conseguente. Ovvero le regoline/regolette per non farsi fregare...

Che poi il più delle volte ti freghi da solo..

Ed ecco allora che quella vocetta stridula/melliflua ti ripete per l'ennesima volta frasi del tipo: “annusa l'aria o la situazione e se non fa per te allontanati in fretta anche se non hai la macchina”.

Certo, come no? Vuoi mettere fare l'autostop nelle stradine secondarie dove non passa mai nessuno? Se è lo splendore della ragione a guidarti, fa mica niente se sei solo

Oppure “non credere a nulla o se lo fai fallo una volta sola”. Ok, signor logico/razionalista, deve essere la millesima volta che me lo spieghi...posso andare avanti io, se vuoi...

Si? Ecco allora, ascolta: ogni buona rivoluzione insegna che sei già fottuto in partenza, anche dovessi vincere. E la buona rivoluzione è quella destinata a perdere. Anzi è quella che ha già perso in partenza

Stessa cosa per l'amore che è tipo una rivoluzione in sedicesimo, anche se più potente perché riguarda solo te...

Tutto giusto, vero?

Continuo? Si?

Non prendere sul serio artisti, scrittori, musicisti, ovvero proprio quelli che non sanno vivere. Approfitta di loro esteticamente (bellezza o quant'altro) o per la quantità di emozione/ energia abbastanza impressionante che riescono a darti. Per il resto mandali a cagare.

Non far si che tutti i parassiti della sconfitta ti succhino il sangue (anche se, idealmente, tu stai con loro). Non circondarti di folli, mitomani, professionisti della sfiga, ti stanno simpatici ma ti trascinano giù, come e quanto i vincitori...

Di nuovo tutto giusto, vero? Stavolta non mi rimandi a settembre?

Ok, grazie signor logico razionalista...

Però magari adesso levati dai coglioni...

Sai, credo che il narratore onnisciente per me abbia scelto altro. E' uno che deve avere davvero una vita di merda. Se no perché vendicarsi in questo modo usando me?

E voi?

Il vostro narratore è altrettanto stronzo?

Al mio riconosco comunque un certo stile...

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editoriale di luludia

La sera l'entusiasmo del mattino è una specie di depressione...

E le parole che, dandoti importanza, hai sussurrato una dietro l'altra han perso del tutto la loro luce..

Erano piccole gemme o fiori d'una raccolta d'attimi... e ora...ora non sono più nulla...

Ah si, è sera...e sei stanco di essere il cercatore d'oro che contempla tutti quei sacchettini colmi non di pagliuzze luminescenti ma, appunto, di parole

Che quando guardi quei sacchettini sembri un avaro che conta i soldi...

Che farai domattina? Sistemerai lo spettacolo che stai scrivendo per la tua compagnia di attori sgangherati? Studierai un pochino Frida Khalo? Oppure, per una volta, non farai assolutamente un cazzo?

Assolutamente un cazzo? Magari...

Che, già lo so, ti metterai lì con la tigna dell'artista fino a che una piccola fila di parole non avrà raggiunto quella che tu definisci aerea leggerezza. Mio dio, quanta fatica sprecata...

Peccato, che, un tempo, l'arte d'esser niente tu la possedevi... ed era il più prezioso dei doni..

Invece adesso questi sacchettini che contempli nel buio non sono che l'ennesima gabbia...con l'aggravante che l'hai costruita tu...

Suvvia, fottitene...

E concedi alla vita (che è schifo e meraviglia) di distruggere il tuo castello

E' l'unica cosa che lei può fare per te...

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editoriale di luludia

L'altro giorno ho rivisto Marco, uno dei quattro.

Ci siam mezzi ubriacati e ci siam messi a ricordare.

Ed ecco quello che mi ha detto il mio vecchio amico:

“Io non sopporto nessuno. E i discorsi degli altri, in genere, mi disgustano.

E ho sviluppato una tecnica perfetta per non ascoltare le persone quando mi parlano. Talmente perfetta che non se ne accorgono mai.

Che i discorsi degli altri mi interessano di passaggio, quando sono colti come per caso.

Che è bello passare in mezzo a una moltitudine anonima, cogliendo parole in qua e in la come fossero musica,

Oppure è bello quando ti ferma una vecchietta o un tipo dolcemente fuori posto.

Ma gli altri...gli altri, dopo cinque minuti, vorrei essere altrove.

Ci sono delle eccezioni, ovvio, ma non son certo tante.

E comunque tutto questo non nasce da un senso di superiorità, anzi...semmai nasce dall'esser fatto male.

Mi capita spesso di avere nostalgia degli anni giovani e il massimo della nostalgia è per quei pomeriggi quando ascoltavamo insieme tutti quei dischi.

Eravamo in quattro, il numero perfetto.

Mi è capitato di avere altre amicizie virili e nessuna ha mai avuto quello splendore.

Tolti voi, i maschi mi fanno un po' schifo.

Io parlo solo con le donne, forse per la loro bellezza, forse perché ho ben poco di maschile. O forse perché sono terribilmente stanco. (Avviso ai naviganti: il signore che sta parlando è provvisto di notevole fascino).

Ah, per me, gli unici uomini esistenti siete voi tre E, forse, amo tanto tanto la musica per il semplice fatto che mi riporta a quei pomeriggi.

Che poi era bello anche prima, quando al posto di Lou Reed c'era il Conte Oliver e al posto dell'impianto stereo il pallone. Ed è stato meno bello dopo, quando ci siamo mischiati.

Che per me quei pomeriggi eravate VOI .

VOI di cui son più stato geloso che di tutte le mie fidanzate messe insieme.

Ah, gli unici uomini esistenti sono tre ragazzi in realtà, tre ragazzi persi nella notte dei tempi.

Mentre ora sono un solitario quasi assoluto, non faccio praticamente mai niente, non vado da nessuna parte.

Ma va bene così, sto coi miei sogni...

Chissà, forse c'è una velata psicosi.

Si sa che una delle paure degli psicotici è quella di essere risucchiati dagli altri...gli altri sono ladri...

Ladri di energia, ladri di identità.

E' che io ho bisogno d'aria, quindi non trascinatemi a feste, e se si, lasciatemi andar via presto.

Io non vi reggo più di mezz'oretta. Quindi, datemi un angolino...

Se possibile “un posto pulito illuminato bene...”

Ecco, queste le parole del mio amico.

Parole eccessive, forse... ma che in me risuonano...

Risuonano magiche...

Che forse anch'io, se potessi scegliere un momento da rivivere, tornerei a uno di quei pomeriggi...

Tra il Conte Oliver e Lou Reed...

Quando eravamo principianti assoluti e tutta la vita era davanti a noi..

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editoriale di masturbatio

E’ ricorso un decennale significativo per me. E’ già passato, d’altronde era passato anche quando era passato. Me ne sono accorto all’improvviso, manco ha bussato. Dieci anni, dieci è un numero importante, dieci sono i comandamenti. Dieci è quando inizi a mettere un numero di fronte ad un altro numero. Allora concedetemi un gioco scemo, oggi che sono un uno, mi volto a guardare quando ero uno zero.

Le multe che non prendevo sulla 51. La 51 è la gloriosa linea che percorre un tracciato ideale o un’idea di tracciato dalla bella Trieste all’altrettanto bella e meno spocchiosa Udine. Unisce due terre differenti, e due tracciati mentali fondamentalmente distanti. Gli uni mangiano il prosciutto cotto con il kren, hanno un vocabolario separato dal resto del mondo se ordinano un caffè; gli altri si riscaldano col formaggio fritto e la polenta e il caffè fino a ieri lo allungavano con la grappa.

Conoscevo a memoria gli autisti della 51, c’era un mona che metteva le cassette con Tiziano Ferro, uno cattivo cattivo che ti squadrava e chiedeva sempre il biglietto, poi c’era il grassone coi rayban. C’è sempre almeno un grassone per linea. Mi piaceva prendere la 51, aveva uno scopo preciso. Uno scopo, appunto.

Mettevo su le cuffiette e ne ascoltavo di cacca. Intanto il paesaggio variava tra campi e dormitori. To’, tieni (?) questi 10 minuti di raffreddore, con sotto un disco che poi ti piaceva. Cacca profumata e ricoperta di pajette, che ti piacevano anche quelle. Andavi in brodo di giuggiole quando qualcosa luccicava. Una gazza ladra. Non me la prendo con nessuno, non posso prendermela che con me stesso. Già, basta sentire cosa cazzo ascoltavo musicalmente. La vita c’ho messo anni di fatica a peggiorarla e non spettano a nessun altro diritti d’autore. Ma come in ogni casino che si rispetti, una volta arrivato al punto in cui non riesci a camminare per la mole di oggetti a caso per terra, ti fermi. La cosa importante prima o poi è arrivare a capire che quel casino ha preso il sopravvento sulla tua persona. E’ importante. Un bel respiro, ascolta l’aria che ti entra nei polmoni, fesso. Quand’è stata l’ultima volta che hai respirato. Ti sei scordato come si fa o non l’hai mai fatto. A questo punto non fa differenza.

Probabilmente iniziò ad avere senso, eravamo seduti su uno scivolo, non c’era nessuna scritta sul muro, non c’era assolutamente niente. Quando t’inventi che il nulla ha un senso sei nella merda.

La 51 è rimasta, è ancora lì che fa i suoi giri, con una quindicina di rotonde in più. Parte in pianura nel verde e ti mostra da lontano le alpi orientali come un anfiteatro greco. Si lascia alle spalle il granturco per rivelare il collio con i suoi vigneti. Attraversa il lembo bisiaco dove subentra la vegetazione mediterranea, e dove inzia la spina dorsale del carso che protegge dai venti. Prosegue fianco a fianco con l’altopiano e, meravigliosamente, per aprirti la vista al mare s’inerpica sulla costiera, ad un centinaio di metri, in modo che il riflesso del sole s’infranga con innumerevoli onde. Là dove gli austriaci hanno costruito i castelli per abbronzarsi, là dove l’adriatico finisce, o inizia, dipende dai punti di vista. La fine non è un inizio?

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editoriale di ALFAMA

"Il disco , il libro, il film, più bello della tua vita ? "

Ecco secondo me questa è la classica domanda del cazzo !

Prendiamo per esempio i dischi, come puoi avere il tuo disco della vita ?

La vita e la musica, hanno il tempo come costante che li rende difficilmente paragonabili.

Voglio dire il piacere che provi nell'ascoltare un disco a 20 anni non può essere paragonato al piacere che provi ascoltando magari lo stesso disco a 40 anni. Sono opere diverse perchè il disco ha 3 facciate e una cambia sempre

Un salto di 20 anni, Un salto, vita, esperienze,amori, delusioni, nuovi ascolti, diventi uomo. Non puoi vedere il disco con lo stesso sguardo.

Dischi diversi . La musica cambia, cambiano le prospettive, i tuoi sentimenti, si aprono nuove porte.

Sei la stessa persone con un mazzo che contiene più carte.

Quindi se hai un solo disco della tua vita, sei limitato. Guarda attentamente nel tuo mazzo di carte, tutte diverse e splendide, ma inutile sceglierne una sola.

Come quando sfogliando le pagine della tua vita, come puoi scegliere il momento più bello.

Una domanda del cazzo.

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editoriale di mrbluesky

Da ragazzo sognavo di avere quelle scarpe Francesi,quelle famose (fatte in Francia),quelle con le tre strisce,ma erano troppo care e dovevo accontentarmi di quelle Italiane comprate al mercato.
Di solito però quelle che mi andavano bene avevano quasi sempre colori inguardabili,come il beige o il grigio tortora ma purtroppo era quello che passava il convento.
Ora,io ricordo che le indossavo tutto il giorno,passando dalla scuola al campo di calcio e che nonostante ciò mi durassero (almeno) un paio di anni,prima di essere riutilizzate come mine antiuomo nei principali teatri di guerra dell'epoca.
Da un certo punto in avanti ho smesso di utilizzare quel tipo di calzature,limitandone l'utilizzo alle attività sportive,ma essendo io un pigro da competizione non ne ho certamente fatto un uso smodato,tanto da non comprarne piu per almeno vent'anni.
Ho ripreso ad usarle qualche anno fa,perchè non dovendo piu badare all'estetica per raggiunti limiti di età,amo vestirmi in modo semplice e comunque funzionale.
Mi sono però subito accorto che qualcosa era cambiato nel mondo, almeno per quanto riguarda la manifattura,e che nonostante i prezzi siano anche maggiori delle scarpe Francesi dell'epoca ,la qualità fa decisamente schifo.
Per farla breve ieri mentre aspettavo il mio turno dal medico e nel tentativo di sottrarmi con lo sguardo ai soliti discorsi sull'incapacità dei nostri governanti,ho preso a fissarmi le scarpe et Voilà !(per dirla alla Francese) un bel taglio longitudinale da entrambe le parti,il che significa belle e pronte per la discarica.
Cosi ho cercato di fare una cronostoria del mio ultimo acquisto:
comprate in tarda primavera coi saldi,
inutilizzate durante l'estate Africana,
rimesse in servizio ad autunno inoltrato.
Totale,tre mesi di vita (si e no).
Rientrato a casa me le sono sfilate per guardare l'etichetta
Made in China
sono molto soddisfatto.

MrB

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editoriale di zaireeka

Quando si inizia è quasi sempre tutto molto bello, che sia oggi, domani, o cento anni fa.

È bello quando parlando con qualche amico ti rendi conto che le cose non vanno come vorresti, e che il tuo amico la pensa esattamente come te. Non è una questione di interesse personale, è proprio che prendi coscienza che puoi fare qualcosa per gli altri. Qualcosa di nuovo. Puoi fare qualcosa per cambiare il tuo Paese, o addirittura il mondo.

Per renderlo meno vittima di quei pochi gruppi di potere chiusi in se stessi, politici e no, carnefici di ogni speranza di un futuro migliore, aprirlo al cittadino comune, far decidere la gente del proprio destino. Ed il modo è a portata di mano, e può avere il volto di un cittadino qualunque come di un personaggio famoso.

Un gruppo ancora ristretto di amici ti accompagna in questa avventura.

Poi il gruppo si allarga, quello non lo conosco, non mi convince del tutto, non so chi sia, ma fa lo stesso, anche lui pare, esattamente come me, entusiasta alle parole che sto ascoltando. Ergo, anche lui ha i miei stessi pensieri, gli stessi ideali. La stessa rabbia.

Adesso siamo sempre di più. Le parole non riesco più a sentirle chiaramente, alcune non le capisco abbastanza, alcune non le condivido del tutto. Ma è bello essere tanti, qui, migliaia, in questa piazza.

Ma ora che succede, perché tutta questa gente ha cominciato a muoversi tutta in una sola direzione, senza guardarsi intorno. Mi trascina, non sono io a deciderlo, non sento più nulla. Chi si ricorda più di un tempo? Noi siamo qua, ci muoviamo tutti insieme uniti per fare qualcosa di bello e giusto. Ora non più, ora facciamo qualcosa di bello e giusto perché ci muoviamo tutti insieme uniti.

Tu che sei fuori dalla massa, sento che dici qualcosa, ma non riesco ad afferrare le tue parole. Ci sono troppe persone che mi separano da te, milioni. Parlano e scrivono di tutto, ma soprattutto delle regole da rispettare rigorosamente per muoversi uniti, per continuare a rimanere uniti. E poi di colui, o di coloro, che da oggi ne dovrà garantire l’applicazione, per conto non si sa più di chi.

Tu che sei fuori dalla massa, intravedo che stai parlando con un amico, ti rendi conto, quasi come un clandestino, un escluso, che le cose non vanno come vorresti, e che il tuo amico la pensa esattamente come te. Non è una questione di interesse personale, è proprio che pensi di poter fare qualcosa per gli altri. Qualcosa di nuovo. Puoi fare qualcosa per cambiare il tuo Paese, o addirittura il mondo. Per renderlo meno vittima di quei pochi gruppi di potere chiusi in se stessi, politici e no, carnefici di ogni speranza di un futuro migliore.

Io non posso più.
Io sono il tuo nemico.

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editoriale di Stanlio

(Avviso ai naviganti: prima di iniziare a leggere questa pagina di diario, è bene andare a guardare qui, dove è spiegato ciò di cui si tratta)

1.

2.

3.

ehm, & 4.

in breve: non c'è tre senza quattro ma pare pure che non ci sia uno senza sessantasei...

nella foto: il compianto regista Sergej Michajlovič Ėjzenštejn in Mexico

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editoriale di ThorsProvoni

(Avviso ai naviganti: prima di iniziare a leggere questa pagina di diario, è bene andare a guardare qui, dove è spiegato ciò di cui si tratta)

10 GENNAIO 2016

Dranwall naturalmente non era in edicola, quella da cui avevo preso il giornale e dove poi mi ero scontrato con un Giallo. Il suo cadavere era ancora lì. Gli mancava un braccio, forse un cane o un altro infetto l’avevano portato via. Carlo ha camminato sempre perfettamente al centro della strada, come gli avevo detto e anche se non dava a vederlo cercava sempre di guardare dritto davanti a sé, evitando di mettere gli occhi sui morti che sorpassavamo. Quando io sono entrato nel negozio dei giornali, mi ha seguito come un cagnolino ed è rimasto a guardare la strada fuori dalla porta per evitare brutte esperienze. Questo l’ha deciso lui. Poi, quando gli ho detto, dopo aver fatto finta di cercare, che il suo mensile non c’era, si è voltato verso l’interno ha dato un’occhiata veloce e mi ha detto:

“Ok, andiamo. Torniamo la prossima volta.”

Poi mi ha guardato con aria dubbiosa e interrogativa:

“Posso prendere qualche giornalino?”

Così ha riempito una delle buste che avevamo portato per la spesa di fascicoli vari, colorati oltre ogni misura e dai titoli più improbabili. Quindi mi ha ripreso la mano e siamo usciti.

Il market che era la nostra meta non aveva molto da offrire, chissà da quanto tempo era stato saccheggiato alla grande. C’era solo ancora qualche scatoletta di verdure in umido e un paio di bustine di zucchero cadute da qualche confezione multipla.

“E ora dove andiamo?”

Carlo rimane un attimo incerto, poi mi risponde:

“Forse conosco io un posto. Se sai come fare ad entrare, l’ultima volta che l’ho visto era ancora chiuso. Perciò forse non sono arrivati lì a fare la spesa. È qui vicino.”

Mi fa strada per pochi metri, fino alla prima traversa a sinistra. Di fronte ad un vecchio cinema, chiuso già da molto prima che scoppiasse la pandemia, c’è un negozio di alimenti biologici. Dalla vetrina si vedono ancora i prodotti sugli scaffali. Il problema è riuscire ad entrare, perché le porte sono chiuse a chiave. I proprietari probabilmente avevano chiuso al mattino e non più aperto al pomeriggio, per questo le serrande erano ancora alzate. Non abbiamo incontrato finora infetti, forse anche a causa del freddo intenso che li fa rintanare in qualche posto meno aperto, ma c’è sempre il pericolo che, attratti dal fracasso che dovremmo fare per provare a spaccare le vetrine, spùntino fuori. Ad un certo punto mi accorgo anche che il vetro è antiscasso, per cui questa possibilità cade definitivamente. Lo dico a Carlo che ci rimane male, forse più perché io non sono riuscito a risolvere il problema che per il fatto che non siamo potuti entrare.

Bisognerà trovare un’altra soluzione.

Poi Carlo esclama:

“Aspetta, guarda qua!” indicando un disegno sul muro.

“Cos’è?” gli chiedo.

“Non conosci i disegni di Dranwall?”.

Non li conosco.

“È vero, tu non leggi Dranwall. Allora” inizia col tono di chi è a conoscenza di qualcosa di importante “tutti i suoi amici quando non si possono incontrare, parlano tra loro con i disegni sui muri. Vedi questo? Una casa vuol dire che c’è qualcuno, un amico, che abita nelle vicinanze. Il piede verso sinistra vuol dire che bisogna andare da quella parte.”

Sta per incamminarsi, ma lo fermo.

“Non è meglio che per oggi facciamo la spesa e torniamo a casa e poi domani veniamo qua apposta per cercare questa persona?”

Mi guarda per qualche secondo, poi si gira verso sinistra e guarda la strada vuota.

“Va bene” dice alla fine. “Però dobbiamo cercare un posto dove andare per la spesa” il suo tono è quasi di rimprovero verso di me. “Da queste parti non mi sembra ci sia rimasto molto.”

Giriamo ancora un po’ e alla fine riusciamo a terminare la lista della spesa saccheggiando un po’ qua e un po’ là. Vedo ancora qualcosa che potrebbe servire a casa, ma per oggi siamo abbastanza carichi. È vero che Carlo ha i suoi fumetti, ma non glieli voglio far lasciare. Possiamo tornare domani a prendere il resto.

Cerco di rifare tutte le strade larghe, dove è più facile vedere se c’è qualcuno in agguato.

Per qualche strano fenomeno sono quasi contento; in fondo oggi abbiamo da mangiare, Carlo ha i suoi giornaletti e io ho preso in edicola un vecchio numero di Urania con una raccolta di racconti di Robert Silverberg che non ho mai letto: ‘Violare il cielo’. Ci vuole così poco per essere felici?

Arriviamo davanti al cancello che si apre sul giardino su cui affaccia la mia casa. Prima che cominciasse l’apocalisse il cancello restava sempre aperto, perché a qualche deficiente andava bene così, era più comodo.

Adesso invece è chiuso e devo prendere la chiave in tasca.
Forse questo contrattempo ci ha salvati.
“Guarda Theo!”
“Cosa?”
“Là, sopra il balcone! Non è casa tua quella?”
Poggio le buste a terra e guardo verso il mio terzo piano. Il balcone è pieno di uomini e donne, una decina, che fanno dentro e fuori casa; forse è l’odore di abitato, di carne calda, di normalità.
Rimango bloccato. Come hanno fatto ad entrare? Da dove vengono?
Solo un uomo che ci ha visto e indica verso di noi mi risveglia dal torpore della sorpresa e della paura.
È un attimo. Tutti gli altri infetti corrono dentro urlando. Di sicuro stanno arrivando.
“Scappiamo Carlo! Lascia tutto e scappiamo, quegli uomini ci vogliono fare del male!”
“E la spesa? La lasciamo qui?”
“Lascia stare la spesa, poi se ne parla!”
Lo prendo per mano e comincio a scappare. Carlo non vuole mollare la busta con i giornaletti che gli batte contro la gamba mentre corre.
“Lascia stare i fumetti, non possiamo scappare se abbiamo pesi!” gli urlo mentre corriamo alla cieca. “Poi torniamo a prenderli” gli dico per rassicurarlo.
Carlo lascia la busta, avendo però cura di gettarla sotto un’auto. Si volta un attimo a guardarla.
Anch’io mi giro a guardare. Ma la casa. Lì non possiamo più tornare.
Adesso comincia davvero per noi l’apocalisse.
Adesso devo davvero imparare a sopravvivere.

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editoriale di luludia

Ebbene si, giunto alla mia veneranda età, comincio a leggere i giornali dalle pagine finali, ovvero sport, spettacoli, cultura...

Poi, li mi fermo...

E massimo massimo do un'occhiata all'amaca di Michele Serra, più che altro perché sa scrivere.

Attenzione, non è che ne vada fiero, anzi per molti versi mi dispiace.

Anche perché io sono figlio di ex giornalai e ho passato l'infanzia tra l'odore dei giornali appena arrivati e ancora oggi vedere un'edicola mi da un'emozione particolare...

Eppure è così, non me ne frega più un cazzo di niente, anche adesso, con le elezioni alle porte. Ma, ripeto, non ne vado fiero...

Da sempre appartenente a una sinistra ideale e quasi anarchica, rimpiango i tempi in cui si credeva che l'agire quotidiano e l'interesse per le cose fosse, non un dover essere, ma un piacere...

Quel che io penso del mondo è che è un groviglio di ingiustizie varie, dagli ultimi/ultimissimi dei paesi più degradati fino all'irrigidimento di un Giandomenico Fracchia nell'ufficio del dirigente supremo...

Quel momento di Paolo Villaggio credo rappresenti davvero, e nel modo più perfetto, tutti gli aspetti aberranti (psicologici e sociali) della condizione lavorativa dei più...

La subordinazione, per usare una sola parola...

Eppure, eppure, aldilà di tutti gli snobismi, e del fatto che noi tutti si sia diventati semi artisti per sfuggire alla malinconia, non si può dir niente di più giusto che: “tutti dovrebbero guadagnare 2000 euro al mese.”

Tutti, ma proprio tutti, dallo splendido artista alla persona più semplice, che la sedia sulla quale sono seduto adesso è importante quanto i quattro versi di un poeta greco.

Ma è importante solo se viene costruita come in leggerezza, in uno spirito di comunanza con gli altri dove la subordinazione sia solo un lontano ricordo.

Allora, credendo questo, come mai il vostro luludia si disinteressa completamente di quanto accade? Semplice, il vostro luludia ha una certa età e si è, come dire, un po' stancato...

Il vostro luludia è pure un ex bambino prodigio, uno di quelli che avrebbe potuto benissimo fare la scelta di tanti suoi compagni di scuola che sono diventati, che so, segretari della cgil, assessori, direttori di banca...

Avrei potuto farlo, si...

Però, chissà perché, io e i miei amici abbiamo sempre schifato scelte di questo tipo...

Siam stati come preveggenti, certo, ma quanto sarebbe stato comodo farlo anche noi, che adesso andremmo in giro con quella maschera di sicurezza in volto, tranquilli come il sole...

Però no, non l'abbiamo fatto...

Avevamo già capito che il mondo non cambia (se non negli aspetti puramente esteriori) e che l'unica cosa possibile è soltanto l'agire di ogni giorno, non tanto politico, ma umano...

Testimoniare, insomma...

Testimoniare una diversità, non dico orgogliosa che già nell'orgoglio c'è qualcosa che non va, ma una diversità tranquilla, come a dire noi ce ne fottiamo delle vostre beghe...

Il colpo di grazia è stato poi dato dalla mancanza di orizzonte...

Che l'utopia non esiste più...

Il non luogo, quello che mai avverrà e che tutti un tempo han creduto potesse avvenire di li a poco...

Certo, era solo una leggenda di libertà, ma la scomparsa di quell'orizzonte, sempre un passo più in la, non ha fatto altro che portare la politica a essere solo e soltanto accaparramento di poltrone.

Non so...e voi?

Voi continuate ad interessarvi al mondo?

Io no...

E, fighissimo e sperduto,vivo perso nei miei sogni ...

Ps: il signore che sta nell'edicola che ho messo come immagine assomiglia al mio babbo...

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