sfascia carrozze

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Dream Theater Images And Words
Voto:
[Cortez - 4 agosto 2006 nel tardo pomeriggio] Anno di pubblicazione: 1992 Etichetta: ATCO Genere: Progressive Metal Durata: 57 minuti circa
Tracklist:1.Pull Me Under 2.Another Day 3.Take The Time 4.Surrounded 5.Metropolis Pt. 1 – The Miracle And The Sleeper 6.Under A Glass Moon 7.Wait For Sleep 8.Learning To Live. Il Gruppo Nel 1992 era appena entrato a far parte dei Dream Theater il cantante James LaBrie, destinato a diventare l’ennesimo monumento del gruppo, subentrato a Charlie Dominici. "Images And Words" è il suo primo album nella band, e a detta di molti coincide con l’apice della potenza delle sue corde vocali. Alla chitarra c’è sempre lui, John Petrucci, più ispirato che mai. I frenetici ritmi dell’album sono dettati dal batterista Mike Portnoy e da John Myung al basso. Tastierista del gruppo è Kevin Moore: il suo apporto nella conduzione della musica e i suoi tocchi di classe nei momenti più opportuni sono decisamente grandi punti di forza della band.
L’Album "Images And Words" viene dopo “When Dream And Day Unite”, dove già si erano viste le potenzialità del gruppo e le sue influenze prog-rock… ma nulla lasciava presagire un tale exploit! Si parte con “Pull Me Under”, interamente scritta da Moore. Brano cattivo, aggressivo, imperniato sul tema della morte. E’ un continuo crescendo di toni e tecnica, tra cavalcate imperiose e riff coinvolgenti, cambi di ritmo e un leggero accenno delle capacità vocali di LaBrie.
Seconda traccia e’ “Another Day”, dedicata alle difficili condizioni di salute del padre di Petrucci. Si tratta di un brano leggermente più lento, con qualche accenno Jazz [presenti alcune parti di sassofono, suonate da Jay Beckenstein]. Pezzo molto melodico, testi decisamente poetici e toccanti. Dal mio punto di vista, una tra le 3 canzoni più belle dei DT.
“Take The Time” e’ un’opera alquanto variegata, quasi una suite che si evolve nel corso dei suoi 8 minuti e mezzo di durata. Molto belle le parti di chitarra di Petrucci, e finalmente si riesce ad apprezzare il lavoro di Myung, un po’ più nascosto nei pezzi precedenti. Da citare un cameo decisamente particolare: dopo i versi “i can see much better now i’m blind”, viene ‘incollata’ una battuta di un italianissimo film di Tornatore, “Nuovo Cinema Paradiso”: ‘ora che ho perso la vista ci vedo di più’. Sono parole dedicate a un familiare di un non precisato meglio della band, divenuto non vedente.
Quarta traccia: è qui che esplode James LaBrie. “Surrounded” è una totale esaltazione delle capacità vocali dell’allora ventinovenne cantante. Toni morbidi e sussurri cantati, sale il ritmo e aumentano le acrobazie del vocalist. Ritmi orecchiabili, ma qui passa tutto in secondo piano. Benvenuto, progressive metal! Secondo alcuni, è con “Metropolis Pt. 1” che vede davvero luce questo eclettico genere. Undici minuti di pura follia, con temi che si susseguono con un’ imprevedibilità calcolata, alcune esplosioni di Portnoy e un Petrucci sempre in attività, mai banale… nessun riff viene ripetuto più di due volte, e mai identico.
“Under A Glass Moon” è il pezzo a mio parere più tecnico dell’album, dove tra tutti svettano [tanto per cambiare] il batterista e la chitarra. A detta di molti l’assolo di questa canzone è uno dei migliori soli del panorama metal di sempre… come dargli torto. In “Wait for Sleep” troviamo tutto l’estro compositivo di Kevin Moore, a costituire una piccola ballata dalle sfumature jazz-blues, piacevolissima da ascoltare. Trascinante.
L’album si conclude con “Learning To Live”, testo composto da John Myung per una ragazza malata di aids. E’ uno dei testi che spicca di più in quest’album, impregnato da dolce aggressività. Si riscontra una certa somiglianza dal punto di vista musicale con la prima traccia, sia per il tipo di distorsione usata da Petrucci, che per il ritmo scandito che si riconosce soprattutto nella prima parte del brano.
Commento finale: E’ l’album che consacra i Dream Theater tra i padri del prog metal, affiancandoli a mostri sa
Dream Theater Images And Words
Voto:
[Altra Dimensione - 14 maggio 2006 verso mezzogiorno] Esce nel 1992, dopo "When Dream and Day Reunite", disco più gezzo se vogliamo, ma che conteneva pezzi come Ytze Jam o A Fortune In Lies, The Killing Hand (e manteneva in cantiere il Cambio di Stagioni).
Siamo nel periodo post Glam-Speed-Shred Metal, il progressive rinasce anche grazie ai Queensryche, e i Majesty, poi Dream Theater, impazzano e squazzano in questa scena neo progressive. Bene, Images and Words è una summa, un grande calderone, un contenitore in cui sono racchiusi tutti gli stilemi del progressive all'antica e della nuova ondata hard. Tutto ovviamente rielaborato, filtrato e Theaterizzato.
Si comincia con Pull Me Under, brano celeberrimo, un cavallo di battaglia. Per chi sente questo album per la prima volta - lontano dai preconcetti della commercializzazione, del relativamente orecchiabile, dello sputtanato - già qui ci si emoziona. Il riff fatto di chorus e tremolo, la tastiera che ricama la chitarra e la batteria che incornicia... semplicemente da pelle d'oca. Voce di LaBrie impareggiabile (quando ancora poteva premetterselo).
Secondo brano: Another Day, classica ballata. Beh mica tanto classica! Brano evocativo, anche grazie alle splendide parole di Petrucci. E' un brano lento, arpeggiato, tuttavia non manca un pezzo di matrice più rock. Pregevoli sono le takes di sax soprano di Jay Beckenstein (Spyro Gyra, mica l'ultimo arrivato...).
Qui arriva il primo picco: Take the Time. La mia canzone preferita in assoluto. Energica, potente, funk, melodica, aggressiva. In una parola progressive. Una sorta di manifesto programmatico di quella che è la musica del Teatro. Semplicemente fantastica. Segnalo l'assolo di chitarra-tastiera all'unisono. Tecnica e classe si incontrano e danno vita ad un connubio assolutamente irripetibile.
Quarto brano: Surrounded. Secondo me, dopo Take the Time, il più bel brano del disco. Brano geniale. L'intro del pianoforte ci riporta ad atmosfere molto distanti dal genere. Ma ecco la chitarra che scandisce un 9/8 fantastico. Un riff potente e una ritmica ficcante, con quel tempo dispari che non ti aspetti. Proprio questo è l'aspetto che più caratterizza la musica dei Dream Theater. L'alternanza dei tempi dispari al 4/4, sempre al servizio della musica e mai fine a se stesso. Qui il testo, davvero ben fatto, è opera del compianto Kevin Moore.
La quinta traccia è un altro cavallo di battaglia dei DT: Metropolis pt.1 - The Miracle and the Sleeper. Il brano che sarà la base, almeno come trait d'union, a Dance of Eternity. Il brano è lineare nella prima parte, più canonica e semplice. Il testo di Petrucci evoca strani paesaggi e ci parla delle tre danze dell'umanita: la morte, l'inganno, l'amore, la danza dell'eternità. Anche questo è un brano da pelle d'oca. Il preludio alla parte più dura e progressive è lo splendido assolo di Myoung. Dopo è tutto un gioco di unisoni tra chitarre e tastiere, con una splendida ritmica di Portnoy. Potente.
Under a Glass Moon. Riff iniziale che gioca sulle ottave e sull'armonizzazione della tastiera. Brano più metal e potente. Adoro l'assolo di questo brano. E fantastico, mi ricorda molto Steve Vai in alcuni tratti. E' il solito JP a firmare le liriche. E non si smentisce mai, almeno in questo cd.
Wait for Sleep, è quasi una ninna nanna. Piano e voce. Tempo dispari, 5/8, 3/4, 2/4, alternati. Difficile da seguire ad un primo impatto. Tuttavia rimane bellissima e godibile. Dolce. Fondamentalmente un prodotto di Moore, anche se l'interpretazione di LaBrie rimane tra le più belle del disco.
L'ultima grande traccia. Learning to Live. Qui ci si ricorda un po' degli Yes o dei Rush. Brano nella classica struttura progressive. Pregevole il lavoro di tappeto delle tastiere, mai scontate. Le ritmiche sono "naturalmente" sincopate, mai scontate, e sempre appetitose. Dal minuto 8 si riprende il tema di Wait for Sleep. Ma qui è più veloce, incalzante, percussivo. Tutti gli strumenti si affancano, e Petrucci si lanc
Dream Theater Images And Words
Voto:
[BrianCrow - 31 gennaio 2006 nel tardo pomeriggio] Chi buon ascoltatore di bel rock o metal non è a conoscenza del marchio, che hanno impresso i mitici Dream Theater, nella storia del Progressive Metal? Forse questo genere di musica non è il più apprezzato, può sembrare a prima vista un genere freddo e senza emozioni, ma al contrario ne è ricchissimo e non è assolutamente fatto di sola tecnica, in questo caso "Images And Words" è un album da cui ogni musicista avrebbe da impararne qualcosa. Non sempre delle parole sono in grado di commentare le emozioni che può regalare un album come "Images And Words"; si può, semplicemente, dire che a mio parere è l'album più originale che abbia mai sentito, con un sound senza alcun errore nella melodia, nel testo, e in tutto quello che lo compone; appunto in questo, come in nessun altro disco dei Dream Theater, vengono create delle atmosfere da brivido e dei sound inconfondibilmente originali, parlando di atmosfere da brivido ad esempio: "Metropolis" è, secondo me, il pezzo più suggestivo e sensazionale del disco, come anche "Take The Time" che ha lo stesso calore e un sound fantastico.
Insomma ogni dettaglio di questo, capolavoro di album, è curato nei minimi dettagli e particolari... Fidatevi questo è in assoluto un album da possedere!
Insomma... secondo me sono il miglior gruppo esistente e niente mi farà cambiare idea. Ps: KEVIN MOORE TORNAAAAAAAA TI PREGOOOOOOOOOOOO
Dream Theater Images And Words
Voto:
inizia lentamente per poi sfociare in una canzone ottima, che precede il vero capolavoro di questo album , l'essenza della perfezione: METROPOLIS. In questa canzone troviamo di tutto. Pezzi strumentali fantastici, dove tutti sono coinvolti ottime fasi melodiche e un magnifico testo. Datemi retta, ascoltatela...
La canzone numero 6 è UNDER A GLASS MOON. Forse l'unica imperfetta , ma ugualmente bella e con un assolo di Petrucci da far venir i brividi. Segue poi WAIT FOR SLEEP, un dolce intro per la maestosa e straordinaria LEARNING TO LIVE (scritta interamente da Myung). Questo album è perfetto da tutti i punti di vista, e sui D.T. non cè niente da dire. Sono extraterrestri capaci di abbinare tecnica e melodia senza alcun problema... lasciate perdere chi vi dice che sono solo tecnica e non sostanza!
[AR (Anonima Recensori) - 17 luglio 2005 nel primo pomeriggio] Ascoltando questo cd mi frulla per la testa un solo pensiero: come avranno fatto a pubblicare una così bella raccolta di canzoni?!?
Va bene, forse ho esagerato, cercherò di esporre le miei idee in maniera neutrale, semza troppe riverenze in loro riguardo... ora bando alla chiacchere e iniziamo.
Si inizia con Pull Me Under, con il quale secondo me si può già intuire quale sia il genere trattato; riguardo alla canzone nulla di veramente speciale, tranne che per l'inizio strumentale dove emergono in maniera armoniosa gli arpeggi della chitarra.
Come seconda canzone si ha Another Day - la quale secondo me detiene lo scettro come migliore canzone dell'intero album - qui emergono molto bene la tastiera la quale infonde un senso di tranquillità e rilassamento, mentre nulla da dire sotto la parte vocale, dove il cantante riesce a coprire un'estensione notevole! Continuando abbiamo Take The Time e Surrounded nelle quali si apprezza per entrambe la parte ricoperta dalla chitarra, dove si può vedere come gli assoli leghino molto bene con il contesto musicale. Come quinta canzone si ha l'ennesimo capolavoro dei Dream Theater, l'unica in grado di competere con Another Day... sto ovviamente parlando di Metropolis pt.1, qui la band riesce a far emergere ogni singolo strumento e ogni singola nota da esso suonata, con particolari apprezzamenti alla batteria e alla chitarra. Nulla di paricolare abbiamo invece in Under a Glass Moon, dove per la prima volta un qualsiasi gruppo poterbbe eseguire questa canzone senza incontrare troppe difficoltà!! Lo stesso penso della canzone: Wait For Sleep, dove si intavede nella parte iniziale una base alla Profondo Rosso. Mentre nulla da dire invece per l'ultima canzone, Learning to Live. Impressionante la base musicale, dove emerge molto bene la tastiera, la quale lascia l'ascoltatore senza parole in uno stato di meraviglia e stupore!
Insomma concludendo credo che con questo cd la band americana abbia confermato la sua dominazione nel mondo metal-progressive!!
[Necron - 22 gennaio 2006 in mattinata] Una album davvero meraviglioso... fantastico uno dei migliori della stroria dei dt... se non il migliore. Ci sono dei pezzzi davvero favolosi, ad esempio vorrei citare "Another Day" a dir poco stupenda e "Pull Me Under", e che dire di "Wait For Sleep?" poi "Mestropolis" è leggendaria non vale la pena nemmeno commentarla.
Ho conosciuto questo gruppo grazie a mio zio ke ha 34 anni, questo sta a dimostrare ke non è una musika per mocciosi, insomma non la ascoltano cani e porci, questa musica bisogna ascoltarla non con le orecchie ma con il cuore. Non si tratta certo di quei penosi SOAD. La bravura di Petrucci è indescrivibile , per non parlare di Labrie... Insomma sono tutti davvero bravissimi... Torniamo all'album, insomma... FAVOLOSO. Nemmeno Awake e Six degress of inners turbulence reggono il confronto con questo disco (ancke loro cd con i contro koglioni ma non ai livelli di Images and Words.
Tengo a precisare: se non vi piace questa musika... non criticatela... se siete così coglioni da non apprezzare la loro bravura mettetevi un cazzo in bocca
Dream Theater Images And Words
Voto:
[Cliff Burton - 11 ottobre 2003 dopo mezzanotte] La perfezione. Un gruppo che ha tutto. Armonia, tecnica, potenza, sinfonia. Perfetto in ogni minimo particolare.
Suonano un genere tutto loro. Li identificano semplicemente come un gruppo prog metal. No signori! I funambolici Symphony X sono prog metal. Questi 5 grandi musicisti vanno oltre qualsiasi frontiera musicale, uniscono più generi, creano melodie inconcepibili, regalano emozioni.
James Labrie, con una voce melodica (non la solita voce da “castrato”..attenzione!), lirica, che riesce ad esplodere nei momenti clou.
Un chitarrista di origini italiane, John Petrucci, fra i migliori al mondo, che genera con la sua Ibanez assoli sinfonici, melodie al di fuori del comune. Un uomo che potrebbe suonare qualsiasi genere musicale.
Kevin Moore (ormai ex tastierista dei DT), con una velocità fuori dal comune, sempre assodata all’armonia che regna sovrana nel sound della band.
L’uomo – piovra, Mike Portnoy, da molti considerato il miglior batterista al mondo, per pochi (Mikkey Dee lo considera un segaiolo..vabbè) solo un batterista tecnico (poveri illusi). Dal suo cilindro tira fuori, controtempi irripetibili e drums soli fantastici, con un potenza inaudita!
E cosa dire di John Myung? Il suo Yamaha a 6 corde, viene travolto da un “tapping” unico al mondo. Per il suo modo di suonare ricorda il defunto Pastorius.
Ora ritorniamo a noi (l’entusiasmo a volte gioca brutti scherzi…:o). “Image and Words” è l’album secondo me più bello della band. E’ un gradino più alto dello schizofrenico “Awake” e del devastante “Six degresse of inner turbolence”. Nel disco è presente il pezzo pregiato della discografia del gruppo. “Metropolis – part 1° < the miracle and the slepper >” con i suoi 9min è passa di pura follia. Portonoy orchestra controtempi mai fuori luogo; Petrucci inventa insieme a Moore; Labrie incanta e Myung esegue linee di basso (linee?diciamo che c’è un sali e scendi sulle 6 corde pauroso…) mai viste e sentite.
Come dimenticare la magica “Another day”, eseguita con la partecipazione di uno dei più bravi sassofonisti al mondo, Jay Beckenstein? “Take the time “ dove Portnoy più volte avrà rotto le bacchette nel idearla e (ri)provarla. In questo pezzo è presente un frase in italiano (“ora che ho perso la vista, ci vedo di più!”), forse (non è sicuro) detta da Petrucci. Il nostro chitarrista “italiano” , compie gli sfracelli nella traccia di apertura, “Pull me under”,song con uno dei ritornelli più belli cantati da Labrie.
Semplicemente stupenda “Under the glass moon”. Ma parliamoci chiaro. Questo cd è semplicemente stupendo. Pezzi armonici, melodici, che pian piano accelerano sempre di più per sfociare in potenza e velocità da capogiro, sono dei veri toccasana per qualsiasi timpano.
I Dream Theater sono considerati il miglior gruppo tecnico al mondo. D’accordo. Senza dubbi. Ma questi extra-terrestri, non hanno solo tecnica. Hanno tutto quello che un musicista possa e debba avere. Sono la perfezione…Attenzione quindi a criticarli, solo perché molti pensano che un gruppo tecnico sia insipido ed effimero.
Nel pianeta Dream Theater non esiste nulla di tutto ciò; il feeling, la creatività,la conoscenza musicale, che ha questa band, è invidiata da tutti. Ascoltare per credere…e per andare nel paradiso musicale…
[Petrucci - 27 giugno 2005 nel primo pomeriggio] Oh my God!!!!!!!! Questo cd è un vero capolavoro che passerà alla storia come uno dei più bei cd progressive.
Si parte con PULL ME UNDER, un ottima canzone che dopo un intenso arpeggio sprigiona tutta la tecnica e la bravura dei D.T. Poi vi è ANOTHER DAY, una canzone melodiosa e strappalacrime che coinvolge l'ascoltatore e lo prepara a quello che deve ancora venire. La terza canzone è TAKE THE TIME, perfetta sotto ogni punto di vista, dopo un inizio dove Portnoy si esalta e i Dream Theater danno libero sfogo alle loro capacità tecniche. Qui arrivano le così famose armonizzazioni che caratterizzano questo lavoro. SURROUNDED
Umberto Palazzo Faiv DeQuestions della Controra
Voto:
Apparizione fugace per un cortese ringraziamento, oltre che ai gentili DeLettori et passanti, al cordiale Umberto che sì è prestato per cotanta para-idiozia sotto forma di Cinque DeDomande Cinque; la vera (e interessante) intervista all'Umberto si puote leggere comodamente in questo Umberto Palazzo, poeta del nostro tempo - Il Fatto Quotidiano link. Or Vuar.
Brian Ellis Free Way
Voto:
Parole sante!
Leonard Cohen Old Ideas
Voto:
Preciso che io di musica non nè capisco gnente, però, mi consenta, al massimo l'approccio sarebbe da sordi (che c'entrano gl'orbi?). Ma tant'è. Ma poi: è proprio perchè "la musica è libertà assoluta come l'arte tutta" che ciascun_ soggetto caratteristico (entro ergo fuori il DeBaser) preferisc(i)e ciò ché illo pare et piace. Sul disco: qualche sparuto frammento che ho avuto il piacere d'origliare m'ha scatenato una cospicua serie di reiterati sbadigl(ion)i: ora non sò se ciò sia stato à causa dell'abuso di melanzane alla parmigiana, però [e l'ho detto all'inizio] è anche vero chè di musica non nè capisco gnente (di gnente). Or Vùàr.
Apichatpong Weerasethakul Lo Zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti
Voto:
Mi consenta di sottolineare che il nome in Thai ?????? ?????? è molto più Belo. Anzichènò. Ottima DePagina. Or Vuar.