Bartleboom

DeRango : 35,89
DeEtà™ : 7610 giorni • Qui dal 9 agosto 2005
Marco Masini Malinconoia
Voto:
Ascoltato fino alla fisica distruzione della cassetta in prima media. Credo di potere ancora cantare almeno un 3-4 canzoni a memoria. In pratica, la colonna sonora della mia prima, storica, delusione d'amore: una mia compagna di classe bionda di nome Ylenia, per la quale cantavo giorno e notte "Ti vorrei" (nel chewing gum, emntre vado a lavorare in tram, ti vorrei, ti vorrei, ti vorrei anche soffi un ghei"). Ho sempre pensato che se le cose con lei fossero andate bene oggi sarei ricco e famoso... E invece mi ritrovo a scrivere un commento si un album di Masini di 20 anni fa, alle 8 del mattino, mentre lacrime salate mi solcano le guance...
Paolo Cavaglione, Ezio Sisto PKNA – Paperinik New Adventures
Voto:
Me ne hanno sempre parlato tutti benissimo. E così in vacanza mi sono comprato a due lire un paio di volumi di "PK - il mito" (quelli che uscivano allegati alla Gazzetta e al Corriere). Il mio giudizio è: "troppa carne al fuoco". Tanto dal punto di vista grafico quanto dal punto di vista narrativo. In alcune tavole, la colorazione è da criminali e non si capisce una madonna di quello che succede, ci sono decine di inquadrature forzatamente "cool", per nulla funzionali. Le storie risentono della necessità degli sceneggiatori di condensare in poche pagine storie e spunti anche molto complessi. Alcune battute sono efficacissime, ma spesso i dialoghi tra PK e Uno vengono tirati forzatamente per le lunghe al punto da risultare stucchevoli e i baloon riempiono buona parte della tavola. Può senz'altro andare bene per dare un assaggio di fantascienza e thriller ad un pubblico giovane, ma visto che mi viene spacciato da anni come fumetto "adulto che minchia è troppo dark", il mio voto è no.
Don DeLillo Underworld
Voto:
Di De Lillo ho letto Rumore Bianco e Cosmopolis: tecnicamente potrebbe essere il mio scritture preferito di tutti i tempi, anche solo per il ritmo e per la maniacale ricerca lessicale. Il problema (per quanto mi riguarda, grosso) è che non "mi intrattiene", i suoi libri non mi appassionano. Li leggo con l'interesse che potrei avere per un libro di testo, per un saggio, non come romanzi. Questo, a dir la verità, vorrei comunque leggerlo perchè tutti dicono che è il suo capolavoro, ma - come disse Cicciolina quando la presentarono al cavallo - "le dimensioni mi preoccupano un po'"....
Isabel Allende La Casa Degli Spiriti
Voto:
extro, parlami un po' di sto Tozzi, che così ad occhio non è quello di Gloria, manchi a questa mano che lavora piano...
Damien Hirst The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living
Voto:
Anche sul discorso "tecnica" io sono piuttosto conciliante con l'arte contemporanea. E' che molte persone sono ancorate all'idea di tecnica=sapere utilizzare in maniera magistrale un pennello o uno scalpello. In realtà, dietro l'arte contemporanea c'è soprattutto la scelta degli strumenti di lavoro (laser, stampanti 3D), la scelta dei materiali (resine, leghe metalliche, fusioni, ma anche funghi, batteri, reagenti chimici etc etc), la progettazione della struttura. Che uno dice: "Eh! che cacchio ci vuole a mettere uno squalo in una teca" e in realtà 1) c'ha pensato lui e non c'hai pensato tu; 2) pure loro la prima volta hanno pezzato, 3) ma se non sei riuscito a far sopravvivere nemmeno un insetto stecco!
Damien Hirst The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living
Voto:
La penso più o meno (credo...) come musicanidi attira l'idea di potere avvicinare qualcosa (lo squalo, appunto) di "inavvicinabile" per definizione. Piace l'idea del vedere ingabbiato l"ingabbiabile". Per il resto, questo tipo di arte contemporanea mi spakka di brutto: è l'arte spogliata di ogni intento/finalità didascalica/pedagogica e ridotta a puro "entertainment": l'opera diventa opera d'arte se qualcuno ne viene sollazzato e, quindi, è disposto a pagare per averla. Non più l'arte che dice alle masse come stare al mondo, ma le masse che decidono cosa è arte. Che poi queste "masse contemporanee" siano, in realtà, una cerchia ristrettissima di ricconissimi disposti a spendere milioni di dollari per delle cagate, è vero, ma vabbeh...
Haruki Murakami Noruwei No Mori (Norwegian Wood-Tokyo Blues)
Voto:
Lo sto leggendo in questi giorni (a 35 anni). Sono più o meno a metà e - sarà che sono in vacanza, sarà che lo sto leggendo con le dita impaciugate di crema e focaccia alle cipolle, sarà che me lo ha consigliato un mio amico che ha scritto un libro praticamente uguale - beh, mi sta facendo tutto sommato cagare. Questo descrive, non racconta. E i suoi personaggi dovrebbero andare a lavorare nelle miniere di sale, altro che coltivare zucchine... P.S.: questo è più uno sfogo che un commento sul libro. Ripasserò a fine lettura. Bau bau
Subrosa More Constant Than The Gods
Voto:
No Help e bla bla bla, mi era piaciucchiato parecchio. Non mi aveva fatto impazzire, ma aveva un suo fascino. Prescindibile, ma interessante, alla fine l'avevo fatt girare parecchio... Su questo mi hai incuriosito: ci butto un lobo. Bravo bravo
Makoto Yukimura Planetes
Voto:
Causa stop forzato di un paio di giorni, ho recuperato l'anime e me lo sono friccato di brutto: decisamente bello. Notevole come praticamente in ogni puntata vengano seminati fili narrativi che inizialmente paiono fini a se stessi, ma assumono significato mano a mano che ci si avvicina al finale. Ecco, proprio il finale - a mio avviso eccessivamente sdolcinato - rappresenta un po' il punto debole dell'opera. Ma fino all'episodio 24 è una delle migliori serie che abbia visto.
Richard J. Lewis La Versione Di Barney
Voto:
Film che sarebbe solo mediocre, ma che paragonato al libro diventa poco più di un panino alla merda. Un errore madornale è stato provare a fare a meno della voce fuori campo dell'io narratore. Il risultato è che si spiega troppo il superfluo e non si spiega abbastanza il necessario. Ma, soprattutto, il film fallisce proprio in quello che avrebbe dovuto essere il suo fine principale: portare su pellicola in maniera efficacie il Barney del libro. Non bastano i Montecristo e il McCallan: il protagonista del romanzo è sì un vizioso beone, ma è anche un uomo intelligente, un attento osservatore della realtà e delle persone, un buono disposto ad atti di generosità incredibile e, soprattutto, un uomo perdutamente innamorato. Giamatti è comunque bravo, ma sembra quasi che abbia dovuto lavorare su una sceneggiatura inesistente, di certo per nulla incisiva, del tutto priva di spunti utili per la definizione del personaggio. Lo stesso problema lo si ha con la figura di Izzy: funziona per un paio di sequenze e battute prese di peso dal romanzo e lasciate praticamente invariate, ma lo spirito del personaggio non viene colto e, anzi, viene frainteso nella scena col detective che mena Barney. Al primo posto tra le occasioni sprecate della prima decade del terzo millennio.