sfascia carrozze

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Psychonauts Songs For Creatures
Voto:
Non si biasimi così suvvia! Dal basso della mia abbondante decaquaternaria masticazione/comprazione etc-etc-zione di musiqua mistoassortita posso suggerirLe che son cose che capitano. Personalmente ricordo di aver acquistato, una ventina circa di anni or sono, un disco(bolo) a mè sconosciuto (all'epoca, è notorio, ci si nutriva pressochè di sola carta stampata e non c'era l'internet apportata di zampa così come accade oggi indiperciò occorreva andare assai à fallace memoriam) di cotanti all'epoca quotati Motorpsycho ritenendo fossero quelli norvegesi là da poco fuori col mirabile "Demon Box". E invece. Giunto tra le fetide lamiere casalinghue m'accorsi (mio malgrado) di trovarmi di fronte a un misconosciuto gruppo omonimo para-hardroccke statunitense che peraltro risultava qualitativamente assai poco godibile. Direi, in sintesi, che à Vossignoria andò meglio. Anzichènò.
Carlo Petrini Nel fango del dio pallone
Voto:
Nient'altro che la nuda e cruda verità sul giocattolone preferito degli italiani. Ma chissà com'è che non viene mai invitato, neppure per sbaglio, in nessuna delle quotidiane duecento(mila) trasmissioni pubbliche e private (l'unico canale che gli diede spazio fu il defunto "Current") dedicate al pallone, dove albergano in maniera stanziale delle figure francamente abominevoli alle prese con lunghe dissertazioni sul niente assoluto, in Italia.
John Chowning Turenas; Stria; Phoné; Sabelithe
Voto:
"..il rapporto numerico 1:1,618 (invece del classico 1:2, per cui se un suono ha una data frequenza, un intervallo di ottava è il doppio di quella frequenza). Ne risultano otto pseudo-ottave, divise ciascuna in 9 semitoni e disposte tre sopra e cinque sotto una frequenza di riferimento di 1000 hertz; i blocchi sonori così ottenuti sono distribuiti nel tempo in graduale scendere e poi risalire in altezza (come la forma di una v).." Eh?
Don Luigi Verzè Io e Cristo
Voto:
(prosegue) Adesso tutto è fermo. Invenduti gli appartamenti, fin qui proposti a prezzi giudicati fuori mercato. Fermi anche l’auditorium e il ristorante che avrebbero dovuto essere consegnati al comune di Cologno. Nel frattempo la Edilraf ha accumulato debiti per oltre 60 milioni di cui quasi 35 verso le banche e 16 milioni nei confronti della stessa fondazione Monte Tabor. Adesso anche la Edilraf è in vendita. Trovare un compratore però sarà un’impresa. A meno di non cedere a prezzi di saldo. Lo stesso discorso vale per molte altre partecipazioni. Il Vaticano, che ha preso il comando al San Raffaele, potrebbe quindi essere costretto a svendere. Ma in questo modo non sarà facile tappare il buco lasciato da don Verzé. Salvo miracoli, ovviamente.
Don Luigi Verzè Io e Cristo
Voto:
Milioni di euro dirottati in hotel di lusso in Costa Smeralda e speculazioni immobiliari, favori agli amici e progetti megalomani. Così è stato ridotto sul lastrico il San Raffaele
Piantagioni brasiliane. Palazzi e ospedali nei Paesi dell’est Europa. Aerei ed elicotteri intestati a società della Nuova Zelanda. È ufficialmente cominciata la caccia al tesoro del San Raffaele. Ma per trovare le tracce delle centinaia di milioni di investimenti sballati che hanno messo sul lastrico l’impero sanitario di don Luigi Verzé non c’è bisogno di andare in capo al mondo. La catastrofe è cominciata e si è sviluppata a Milano e dintorni. Tutt’al più per capire come e perché una delle strutture di eccellenza della sanità nazionale sia stata portata sull’orlo del crac è sufficiente una capatina in Costa Smeralda, sulla spiaggia che si affaccia sul mare azzurro di fronte all’isola di Tavolara. Don Verzé è arrivato anche lì. Niente ospedali. Niente opere di bene. Più prosaicamente un hotel a quattro stelle, il Don Diego, riservato a una clientela d’élite, almeno a giudicare dai prezzi: anche cinquemila euro per una settimana in alta stagione. L’albergo è di proprietà della Fondazione Monte Tabor, la stessa che controlla il San Raffaele. La gestione però è affidata a un’altra società, la San Diego srl che fa capo a cinque azionisti. Uno di loro è l’attore Renato Pozzetto (quello di Cochi e Renato). Un altro, con una quota del 20 per cento, si chiama Mario Cal. Proprio lui, il braccio destro di don Verzé, il manager che si è suicidato lunedì scorso. DUNQUE la Fondazione ha dirottato milioni di euro dalle attività sanitarie a quelle alberghiere e uno dei massimi dirigenti della fondazione stessa si è messo personalmente in pista, con un investimento di poche decine di migliaia di euro, per partecipare agli utili dell’iniziativa. Utili che per la verità ancora non si vedono, visto che l’hotel Don Diego viaggia in rosso. L’iniziativa sarda è tutto sommato una piccola cosa, almeno se confrontata con il miliardo e più di debiti che grava sul San Raffaele, ma riesce a dare un’idea di come andassero le cose nel regno di don Verzé. Con l’andar del tempo una miriade di investimenti sballati e di progetti megalomani ha minato alle fondamenta la grande opera del sacerdote visionario. Con il contorno, come si vede nel caso dell’hotel San Diego, anche di evidenti conflitti di interessi. “Tutto è possibile a chi crede”, ripete il novantenne gran capo della Fondazione Monte Tabor. Quasi tutto, verrebbe da correggere. Se per esempio si impiegano nelle iniziative più disparate parte dei soldi versati dalla Regione Lombardia per i rimborsi dei medicinali e dei ricoveri in convenzione (oltre 400 milioni l’anno), allora è chiaro che si corre dritti verso il dissesto. Per un po’, infatti, il peso di questa strategia folle è stato fatto ricadere sui fornitori. E così il debito verso le aziende che riforniscono il San Raffaele, dalle aziende farmaceutiche a quelle informatiche, è esploso fino a superare i 500 milioni. IN PAROLE POVERE i finanziamenti pubblici sono stati in parte assorbiti da iniziative che nulla avevano a che fare con il bene comune. Tipo la colossale cupola con l’arcangelo sulla sommità costata oltre 60 milioni. Oppure il nuovo ospedale di Olbia, costato oltre 200 milioni di euro in buona parte finanziati dalle banche. Una struttura finita di costruire pochi mesi fa e che sembra destinata restare ferma fino a quando non si chiarirà il destino dell’intero gruppo sanitario. Poi c’è il capitolo delle speculazioni immobiliari. Basta fare un viaggetto di pochi chilometri da Milano fino a Cologno Monzese, una cittadina dell’hinterland. Qui una società del San Raffaele, la Edilraf a suo tempo amministrata da Cal, ha restaurato una villa storica immersa in un parco dove ha anche costruito decine di appartamenti. All’operazione aveva partecipato anche il gruppo Diodoro costruzioni di Pierino Zammarchi, che però alla fine del 2008 si è sfilato. Adesso tutto è f
Emika Emika
Emika Emika
7 gen 12
Voto:
Emika è detto che si debba ballare di architettura per poter hablare di musika. P.S. Emikalosò chì è questa: sarà mika parente di Pietro Micca?
Cold Empire From The Ashes Of The Empire
Voto:
Certo che la grottesca pacchianeria dei nomenclativi auto-affibiatisi dai Blackmetallers (Misanthrone..) è qualcosa che sfugge alla intellighenzia subhumana. Ma tant'è.
Streben Wild Enchanted Gardens
Voto:
Tutto molto bello, ma (e mi scusi se glieLo chiedo così su treppiedi) non ho mica capito [nonostante ci (soprav)viva da otto lustri abbondanti] cosa c'entrano "..le tradizioni molto antiche.." e "..una terra (Sarda, n.d.s.c.) con molti luoghi isolati e incontaminati lontani dalla massa.." col Black Metallo di questi qùà.
Funera Edo/Inner Dolore Iconoclasta
Voto:
In pratica lo split è quando emiliani e romagnoli depongono tortellini e cappelletti in segno di pace e fanno un disco assieme. Apperò!
Metallica St. Anger
Voto:
CINGHIALE ALLA SARDA - Ingredienti: per 4 persone 800 gr. di Cinghiale (spalla o costine a pezzi), 200 gr. Olive sarde intere,2 Pomodori secchi, qualche cappero, 1 Cipolla grande, 100 gr. olio extra vergine d'oliva, sale e peperoncino, Cannonau. Preparazione: in una casseruola far rosolare il Cinghiale tagliato a spezzatino con l'olio, per 5 min. poi aggiungere la cipolla affettata grossa, le olive, il pomodoro e i capperi. Aggiungere sale e peperoncino a piacere. Far rosolare il tutto per qualche minuto e coprire con il Vino Cannonau. Far cuocere a fuoco lento per 1 ora circa rimestando di tanto in tanto. Si consiglia un vino rosso preferibilmente monica o cannonau.