editoriale di Bearry

Sarebbe bello poter vedere tutte le sfumature dell’arcobaleno…

Sarebbe bello poter alzare al massimo il volume della propria Musica preferita, e sentirsi felici di farlo, così come quando la stessa finisce...

Sarebbe bello poter vedere l’arcobaleno e sentire la propria Musica da persone veramente libere, lasciandosi dietro tutto il superfluo, tranne quello mentalmente necessario, e partire finalmente per un lungo viaggio attraverso il mondo intero…

Sarebbe bello esplorare il mondo, in quel viaggio, in modo semplice e genuino, fuori dagli schemi quotidiani, noiosi, pieni di limiti, consuetudini, obblighi, doppi sensi ed inganni, dimenticandosi calendari ed appuntamenti, e passare il proprio tempo in lunghe passeggiate assolate...

Sarebbe bello, così facendo, sorridere, e ridere di gusto, ritrovando energia ed equilibrio, pronti a fare finalmente ciò che veramente amiamo, da noi oggi definito pura pazzia poiché privo di qualunque secondo fine…

Sarebbe bello poter fare tutto ciò da persone libere, lasciandosi dietro i propri trascorsi, specie quelli negativi…

Sarebbe bello fare tutto ciò insieme ad una persona che ti rispetti, e che non ti imprigioni nella sua vita, provando amore, quello semplice, verso sè stessi, i propri affetti e tutto quanto ci circonda…

Sarebbe bello fare tutto ciò nell’ambito di una vita solare, dove il mondo rispetta il mondo stesso…

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editoriale di Bearry

Premesso che da tempo sono convinto che, per la Gente qualunquemente sfortunata come chi scrive, il diametro del foro del lavandino è sempre maggiore del diametro del tappo del dentifricio, quando ritenevo le mie vicende prossime felicemente color rosa, grazie all’insipienza della mia giovane età, vivevo le stesse con tanta serenità "in discesa", e con la forza di chi vuol coglierne solo i lati positivi...

"Quando avevo cinque anni, mia madre mi ripeteva sempre che la felicità è la chiave della vita. Quando andai a scuola mi domandarono come volessi essere da grande. Io scrissi: felice. Mi dissero che non avevo capito il compito, e io dissi loro che non avevano capito la vita"

Qualcosa è cominciato a cambiare quando, non più appartenente all’età degli “enne”, ho visto via via ingrigire sia quella mia serena percezione che i miei capelli, a fronte di un percorso sempre più accidentato, di cui ho cercato di minimizzarne il karma negativo, a volte così infausto, incrementando i miei brio e giovialità, pur preservando integro il mio serioso profilo...

"La più coraggiosa decisione che prendi ogni giorno è di essere di buon umore"

Messo ormai alle spalle il mio slancio iniziale, paragonabile a quello di un pittore alla sua prima tela, eccomi qui ai giorni nostri con la sufficienza di un imbianchino che ha sempre meno risorse a disposizione...

"Si hanno due vite. La seconda comincia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una"

Dopo aver più volte sfiorato il "via", ancora in modo infruttuoso per mia fortuna, un giorno, improrogabile ed improgrammabile, potrebbe giungere anche al sottoscritto l’avviso di sfratto, con invito ad attraversare il cosidetto “Ponte dell’Arcobaleno”, a cui prima potrei oppormi invano con questa domanda senza risposta...

"Mi disturba la morte, è vero. Credo che sia un errore del padreterno. Non mi ritengo per niente indispensabile, ma immaginare il mondo senza di me: che farete da soli?"

Anche se con qualche malinconia, potrei avviarmi volentieri verso quella nuova dimensione, conscio che quel “Ponte”, in base ad una Leggenda degli Indiani d’America, mi porterebbe ad un livello soprastante, dedicato agli Umani ed Animali ormai passati “oltre”, che in vita hanno condiviso ogni sentimento e sofferenza, che è ricco di prati e verdi colline, cibo, acqua e sole, e dove chi è malato, e ferito, può ritornare sano e felice…

Ma cosa accidenti avete capito?

Rimettete pure al loro posto i vostri vestiti, cappellini e bei discorsi giusti per l’occasione, pronti all’evenienza per ogni “saluto finale”, perché questo al momento è stato solo un divertente tour virtuale, consapevole che ad ogni morte segue una rinascita, visto che a pagare e a morire c’è sempre tempo…

"Nun c’è niente de più bello de na persona in rinascita. Quanno s’ariarza dopo na caduta, dopo na tempesta e ritorna più forte e bella de prima. Con qualche cicatrice in più ner core sotto la pelle, ma co la voglia de stravorge er monno, anche solo co un sorriso"


N.B.: a chi può interessare, le citazioni di cui sopra sono di:
John Lennon, Voltaire, Confucio, Vittorio Gassman, Anna Magnani.

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editoriale di zaireeka

Questo è il mio primo editoriale scritto in diretta dall’estero (anche se trasmesso in differita).

Sono a Berlino.

Sono seduto nei pressi della fontana dell’amicizia dei popoli, in Alexanderplatz.

Un gruppetto colorato di tifosi francesi festeggia davanti ai miei occhi la vittoria di oggi sull’Uruguay, ai mondiali di Russia.

Vi devo confessare una cosa. A me i francesi stanno sulle palle.

Ma loro sono divertenti, anche quando cantano a squarciagola la marsigliese.

Che invidia. Per consolarmi penso a cosa dobbiamo aver combinato noi in quell’estate del 2006, qui a Berlino, dopo le vittorie sulla Germania e poi sulla Francia. Il massimo della goduria. Roba da far impallidire questo gruppetto di tifosi transalpini. Che sono divertenti però, anche quando cantano la marsigliese. Un’altra cosa vi devo confessare. Io ho uno spirito, o almeno una parte di esso, abbastanza nazionalista, direi quasi patriottico, sovranista, per usare un termine in voga di questi tempi. Lo ho ereditato da mia madre. Mi ricordo quando tifava con ardore dannunziano per il paesello italiano, qualunque fosse, in quel gioioso e scanzonato tentativo di contribuire al progetto di un’Europa unita che fu Giochi senza Frontiere. Ma una parte di me tifa per l’Europa. E anche questo sfottere provocatorio dei tifosi francesi mi diverte e mi fa sorridere come lo sfottò di un amico tifoso della juve, ed io (facciamo il caso) sono tifoso dell’Inter, ma davanti alla nazionale non possiamo che tifare tutti uniti dalla stessa parte, in quanto tutti italiani. Che fine farà l’Europa se le cose continueranno ad andare come negli ultimi tempi (e non è detto per colpa, o almeno non solo per colpa, dell’Italia)? Se vogliamo usare la bellissima metafora buddista nel quale la pace di un individuo con il resto del mondo e’ vista come un corpo umano nel quale, se il corpo non ha problemi, nessuna parte e nessun organo in particolare fa sentire la sua presenza, mi sa che il corpo dell’Europa sta messo davvero male. Spero solo che il cervello dell’Europa (chiunque sia), non ordini ad una delle gambe (chiunque sia), di prendersi a auto-calci nel culo (chiunque sia) così che il corpone litigioso dell’Europa unita non finisca definitivamente nel mondo dei sogni irrealizzati.

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editoriale di Hank Monk

È proprio vero che si nasce incendiari e si muore pompieri.

Ma magari anche no; cazzo.

Ultimamente sono molto confuso e non capisco se sto diventando uno sbirro o se, au contraire, gli autoproclamatisi "intellettuali progressisti de' sinistra" degli ultimi anni siano una massa di deficienti:

- Ho provato un fastidio vero, un misto di latte alle ginocchia\cascamento di palle\Fremdschämen l'altro giorno entrando in edicola e vedendo questa copertina

A mio discapito, mi dico:

- dai suvvia, è Rolling Stone Italia...ha sempre fatto schifo

Più in generale però mi viene da riflettere sul vuoto ideologico e, probabilmente anche, culturale di questa "intellighenzia" progressista che pur di sentirsi in qualche modo "antifascio" non si accorge di stare difendendo da anni gli organi più classisti di tutti, del suo disprezzo verso laggente, di come questa presunta superiorità intellettuale che manifesta sia un qualcosa di così fastidiosamente fasullo da fare venire rabbia.

Qualche esempio:

- la genialità della classe dirigente di un partito nell'usare "sovranista" come sinonimo di "fascio".

- l'avere come paladini dei Bocconiani di ferro che militano per il liberismo finanziario più spinto

- il predicare lo sterminio delle piccole e medie imprese e delle piccole medio banche

- Fazio, Littizzetto, Gruber e Volo

Insomma ragazzi, la vedo grigia.

Torno ad appendere le croci al contrario e mettere a palla Reign In Blood.

Pregate per la mia anima

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editoriale di iside

E così dopo quarant'anni ci siamo reincontrati.
Tu a sedici anni avevi preso il tuo cane e te ne andasti definitivamente da casa, dimostrando d'avere più palle tu tra le tue gambe da "Olivia", che noi.
Noi che a sedici anni correvamo ancora dietro al pallone oppure ci masturbavamo fra un "Lando" o un "LeOre" sottratti dal comodino di tuo padre.
E dopo quarant'anni eccoci di nuovo tutti qua a parlare di quanto erano frequentati i sette bar in cinquecento metri del nostro quartiere, di come io non abbia mai visto mio padre ubriaco ed invece il tuo, parole tue, lo era due volte al giorno.
L'incontro l'hai voluto tu come se alla fine qualcosa ti mancasse, forse non la stamberga in cui sei cresciuta, sicuramente non il ricordo di un'infanzia infelice dove, a parte la mia famiglia, non avevi amici, forse è che ti eri dimenticata di salutare chi ti tirava le trecce.
PS "i miei genitori hanno avuto una figlia io non ho mai avuto genitori." cit. S.B.

una canzone https://youtu.be/oGCsOOm3tDs

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editoriale di Bubi

Sto abbandonato nel mio casino e penso. Illimitato è il numero dei miei sogni, sono giovane, ma lo spirito no, nella mente c'è energia, ma il corpo sta appassendo. Batti cuore mio, ho bisogno di sentimenti. Quante volte ho visto la mano tremare? Gli occhi palpitare? Il cuore fremere di paura? Mi sento inutile come un preservativo usato, superfluo come la spazzatura. Uno sputo sul muro. È la solitudine che mi alimenta, mi dà rifugio, ed é il solo stato dove reggo la vita. È la mia prigione, una condizione del non essere, un giogo. Ma la forza di mettermi a nudo e vivere, non c'è. L'anima vuole la pace, gli occhi, un sorriso di gioia, niente gioia e niente pace, tutto si perderà nel mio caos. Il cuore non batte, sono cosa inerte, imbalsamato, rinsecchisco al sole come uno stronzo.

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editoriale di Pinhead

Aveva proprio ragione Jeff Buckley, quando cantava "Maybe I was too young to keep good love from going wrong", forse ero troppo giovane per evitare che l'amore si corrompesse.

Mi sa che siamo sempre troppo giovani per non mandare in malora le cose belle.

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editoriale di ALFAMA

Camminavo con lo sguardo basso, dietro di me il cane ballava.

Vedo un scarabeo a pancia all'aria, un miriade di formiche danzava sul suo ventre divorandolo lentamente e lui si univa alla danza. Guardo quella piccola scena pensando.

Arriva il cane, fa la pipi, annega il tutto. La fine.

Accarezzo il cane, come un Dio.

Accendo la Televisione, immigrati, zingari, disoccupati, politici. opinionisti, giornalisti. Ballano sul corpo di uno scarabeo, come formiche lentamente lo divorano diventando sempre più gonfi. Prendono forma, una forma quasi umana.Crescono,braccia,telefonini e volti e frasi, frasi, frasi sempre più grandi.

Pronti a divorare e il cane li guarda ballando.

Ho visto il cane ballare. Mi guarda, mi prende a braccetto,balliamo su pagine di giornali ingiallite, balliamo sopra telecomandi a pancia all'aria. Divoriamo lentamente e balliamo.

Balliamo guardandoci, sempre più veloci, lo sfinimento.

Cadiamo a pancia all'aria.

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editoriale di lector

Mio padre amava il mare e sognava la Rivoluzione. Dalla sua stanza d’ospedale non si poteva vedere il mare, ma si vedeva – anche da lì – che la Rivoluzione era, ancora, solo un sogno.

Le stanze d’ospedale sono tutte uguali. Vuote, amorfe, inospitali. Minacciose.

Anche quando non sei lì per una “brutta” malattia, ma per una più banale, una di quelle per cui non si dovrebbe morire.

Così, mentre aspetti (questo si fa negli ospedali: si aspetta), magari ti immagini il mare e continui a sognare.

E quei sogni me li ha lasciati in eredità.

Sono il suo lascito.

Ma diventa sempre più difficile e, a parlare di queste cose, ci si sente sempre un po’ stupidi.

Si dovrebbe imparare dalle sconfitte, si dovrebbe capire che il mondo ha una scorza dura, che i sogni la semplificano la realtà, sono cose da ragazzini, che anche se ti sembra – anzi ne sei proprio convinto – di avere ragione, di essere nel giusto, ecco che poi non è proprio così.

Si dovrebbe imparare dai propri compromessi, dalle proprie meschinità, che le cose importanti sono altre, che bisogna tirare avanti, che si deve combattere la propria battaglia, che non si può vincere sempre, che bisogna perdonarsi, accettare le proprie mediocrità.

Insomma crescere.

Ed è questo quello che dovrebbe fare un padre: insegnarti a crescere.

Il padre si insinua nel rapporto madre-figlio, ne spezza la dinamica incestuosa ed impone il senso del limite, cioè stabilisce la Legge.

Almeno questo dicono i sacri testi.

Solo che non è più così. Il principio di autorità è crollato sotto i colpi delle spinte libertarie ed innovatrici, prima, ed edoniste poi. La famiglia patriarcale era già morta da tempo ed i modelli morali di riferimento hanno, ormai, perso ogni credibilità ed attrattiva. La Legge è diventata imposizione e i padri insegne da abbattere.

E così i padri sono scomparsi.

Nessuno vuole fare più il padre. Ed in effetti è dura accettare un ruolo che, se ben svolto, ha come senso finale la messa in scena simbolica della propria morte. Un ruolo che è testimonianza, farsi carico, assumersi la responsabilità di indicare un senso. Sognare un futuro.

Siamo immersi in una cultura dominata dal feticcio della madre. Dominata da parole d’ordine materne: accoglienza, comprensione, accudimento, protezione, sicurezza, soddisfazione.

Siamo tutti figli unici.

Ma lo sguardo della madre non arriva dappertutto e, negli anfratti bui, si annidano i lupi.

Ho ripensato a mio padre vedendo questi lupi mostrare le loro zanne in televisione, pronti a sbranare e sbranarsi per difendere il loro diritto di figli unici. Deridere ogni principio di Legge Morale per difendere il proprio boccone. Senza passato e senza futuro, perché il desiderio (che è il fondamento del rapporto figlio-madre) vive in un eterno presente.

Li ho visti lasciar buttare i cadaveri in mare, mettere bambini - soli – in una cella, lasciare naufraghi alla deriva e chiedere di schedare i diversi.

Senza pietà, senza memoria.

E cosa gli hanno detto altre anime belle?

Accoglienza, comprensione, accudimento, solidarietà……

Soluzioni provvisorie, pannicelli caldi, abbracci ipocriti, attesa.

Nel frattempo facciamo il possibile, gestiamo l’emergenza (ci sarà sempre un’emergenza da gestire), si deve essere realisti, non si possono cambiare le cose. Una soluzione arriverà.

Non arriverà.

La soluzione bisogna inventarla, costruirla, farsene carico, assumersi la responsabilità di deciderne il senso.

Sognarla.

E vorrei sapere cosa ne pensa mio padre di ciò che ne ho fatto della sua eredità, dell’uomo che sono. Vorrei sapere come ha fatto lui, se anche lui – come me – aveva paura.

Ma, in fondo, non è questo che mi manca, alla fine le risposte a quelle domande le conosco.

Quello che mi manca, veramente, è di non avere mai potuto offrirgli il mio braccio. Dirgli “appoggiati, riposati, ora ci penso io”. Solo a me è toccato il destino d’invecchiare.

Perché è questo che c’è di innaturale nel nostro rapporto: io diventerò il più vecchio, ma lui sarà sempre il più grande.

Qualche giorno fa, il mio pulcino ne ha fatta una delle sue. Una delle solite. Una delle tante.

L’ho punito. Ho dovuto.

Sono stato inflessibile. Sordo ai suoi pianti, alle sue recriminazioni, alle sue proteste, alla sua rabbia.

Poi ho aspettato che venisse sera, che andasse a letto, che scivolasse nel sonno.

Mi sono seduto vicino a lui.

E l’ho soffocato di baci.

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editoriale di Bromike

So che assolutamente non sarebbe da scrivere in un editoriale ma spero che sia possibile, secondo le grandi tavole che illustrano le leggi del mondo DeBaseriano, festeggiare i miei primi 100 giorni su DeBaser

Ringrazio chi mi ha aiutato ad abituarmi ai modi di fare e di condividere elementi e opinioni sul "sito più fiko dell'internette"

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editoriale di macaco

Uno spazio grande, contadino ma moderno, sembra un capannone industriale aperto dove penso sia il mio posto nei prossimi giorni. Sandro e Stefano stanno armeggiando con pezzi meccanici vecchi ma con pittura nuova di un verde intenso, ne ignoro lo scopo, sono quasi spettatore.

Mi ritrovo in compagnia di Adriana in un vecchio borgo di un qualsiasi paesino di montagna, il tempo é piovoso e cade un nevischio insidioso per la mia moto, non siamo i soli, ci sono parecchi motociclisti tra i quali qualcuno che conosco. Preoccupato con la nostra sicurezza, cerco rifugio e chiedo ospitalitá ad una coppia di anziani che vive in una casa a forma di L con la gamba piú piccola della lettera puntata verso il cielo. La casa non há pareti interne, un´unica stanza dove trova posto un vecchio sofá di legno, la credenza e un focolare dove il vecchio si trova in piedi. Subito ci rifiuta ospitalitá, ma finisce accettando sotto il compenso di due euro. Sistemo la moto nella parte della stanza dove ci sono oggetti vecchi e la loro camera da letto. Percepisco che le uniche pareti esistenti sono quelle del fondo, la casa si trova aperta sulla piazza.

Sono in una stanza sporca aperta al vento e alla luce, con foglie di albero e di plastica. In mezzo indivui di un certo passato. Arriva la polizia, la reazione é debole, ho in mano un sacchetto rotto con polpa di tamarindo, in mezzo ci sono due pezzi di hashish, uno secco e l´altro malleabile. Il polizziotto guarda dentro e trova il pezzo piú duro. Lo porta via. Io prendo il pezzo piú morbido e me lo metto nelle mutande. Forse me ne vado.

Arriviamo in auto nella casa dove siamo stati invitati a pranzo da una coppia di amici dei miei genitori, c´é anche mia sorella anche se interpretata da un´altro essere e naturalmente i miei. La casa é molto simile a quella in cui ho vissuto tanti anni, compresa l´area esterna, stessi alberi, le case degli zii. Vedo mio cugino, non so chi l´abbia invitato, gli do la mano. Ci avviciniamo agli amici dei miei, in quella casa uguale alla loro e lo stupore per questa incredibile coincidenza continua a pervadermi. Lei é fatta di sembianze che non si possono ricordare, lui é fatto tale che non ci si puó dimenticare; porta una deficenza che gli fa tremare la mano in modo convulsivo e si presenta con un nome che é un numero e una lettera. Ci fanno accomodare in una sala dove regna una grande tavola ed un divano a forma di u che completa il perimetro della stanza. Hanno due o tre figli che danno l´impressione di essere dementi o ritardati, dicono qualche parolaccia poi se ne vanno. Rimaniamo in cinque e regna un silenzio totale, nessuno dice niente. Mi annoio, mia sorella piú di me ed é gia in giardino a passeggiare. Tiro fuori una rivista che posso aver trovato li anche se potrei averla comprata, nella pagina che sto esaminando c´é la foto del retro di un sistema elettronico, che potrebbe essere un amplificatore, guardo i numeri della leggenda e segno il percorso dei fili. Non mi sembra educato e la chiudo. La signora mi chiede se voglio un succo d´arancia, io rispondo gentilmente che volentieri l´accetterei. La signora non mi da niente, come se si fosse dimenticata. Noto poi un bicchiere di succo mezzo pieno, non só se fosse giá li o qualcuno lo abbia posto adesso. Esco di casa, sembra non si mangi mai e che il tempo si stia fermando, incontro mia sorella e uno dei figli loro ci viene incontro, ci dice che lavora mezza giornata e che guadagna cinquantamila euro l´anno e ne é felice, anche i suoi genitori ne vanno fieri.

macaco 09/03/2008

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editoriale di luludia

“In quelle contrade la neve è diabolicamente pura”, così Sergej...

Ecco, l'ossimoro è la più conturbante tra le figure retoriche e ha in sé una specie di assoluto, se non una spiegazione poetica dell'essere...

“Dagli opposti bellissima armonia”, “il sole nella pioggia”...

Oppure l'immediatezza yin e yang di un gatto nero e uno bianco acciambellati in una scatola...

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Ma come può la purezza essere diabolica? Non può infatti. La purezza è solo il più splendente fiore per l'ape...

Scivolando dal paesaggio al viso, possiamo dire che nulla come l'innocenza di certi occhi attira a sé, attraverso lo sguardo, la frustrazione e l'invidia degli altri...

E' il fenomeno noto col nome di affascino. Ovvero una sorta di fastidio inconscio che si trasferisce in un attimo da chi guarda a chi è guardato. Ed ecco allora intorpidimenti improvvisi, immotivati e subitanei attacchi di stanchezza. Sintomi che nel sud Italia certe donne fan sparire abbastanza velocemente grazie all'uso di particolari formule segrete...

Ognuno di noi, ogni tanto, può esserne vittima, ma alle persone particolarmente pure capita quasi quotidianamente...

L'affascino è comunque, il più delle volte, roba di poco conto. Il problema è quando l'invidia diventa pensiero fisso...

E, credetemi, è pieno di anime nere in grado di distruggerti col sorriso sulle labbra...

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La purezza però non mi riguarda, io ne sono ben lontano...

Niente pericoli per me. Non per la mia psiche, almeno. Anche se poi io son di quelli che si portano sfiga da soli...

E, ok, ogni tanto, mi capita di esser felice, e quindi più esposto del solito all'invidia altrui...

Certo, la felicità tende a fuggirsene da sola, però è anche vero, come dice il poeta, che “i pastori (ovvero gli amanti) muoiono pressapoco a causa del mondo”. Ma non è necessario essere così letterari. Basta pensare al blues.

Date un'occhiata ai testi di Robert Johnson...

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Poi, certo, capita di essere esposti perché si è in rapporti intimi con una persona particolarmente pura e allora i fantasmi avviluppano anche te...

Chissà poi perché purezza si accompagna sempre a fragilità?...

Tutte quelle persone che sembrano su una nuvola è proprio su una nuvola che dovrebbero stare....

Il posto di Beatrice è in paradiso...

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Ma come proteggere un cuore delicato? Quale armatura per la purezza e per la felicita?...

La religione ci offre quella cosuccia chiamata fede. O, addirittura, la divina provvidenza....

Francesco, ad esempio, proibiva di pensare al giorno dopo. E infatti perché farlo se Dio vede e provvede?...

Io però non sono cattolico manco per niente...

“Voi portate una croce, io una piuma”, diceva quel tale...

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“Prudenzia, senor”

“Prudenzia?”

“Si, gli dei ci braccano...”

“Si, certo...”

“Non ci credi?"

“Mica tanto...”

“Sarà che con te gli dei non si sporcano le mani...”

“Dici?”

“Dico, tu ti porti sfiga da solo...”

“Beh, in quanto a sfiga non mi batte nessuno...”

“Ma sfiga tua essere pensamento...”

“Pensamento?”

“Si, si, el pensamento...cabeza...cabeza loca...devi svuotarla, devi far pulizia....”

“E che cazzo Prudencio, ti metti a fare il mistico da quattro soldi!!!!”

“Quattro soldi son troppi senor, ne bastano due....”

OK...

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Prudencio era un folle, un folle assoluto...

“La puta...la puta senor...che la cabeza non è l'unica cosa da svuotare...”

“Che puta e puta Prudencio!!!!...l'amore piuttosto”

“No l'amore, la puta...”

OK

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“Quanto tempo?”

“Venti minuti, mezz'ora...”

“Soltanto”

“E quanto vuoi metterci?”

“Ah, ok...”

“Come preferisci? Cinquanta normale o settanta con coccole?”

“Settanta con coccole...”

Poi inizia a spogliarsi...

“No, guarda, ti spoglio io...”

Solo che tergiverso e si spoglia lei...

Vi risparmio i particolari, in ogni caso meglio una sega. Le coccole poi ve le raccomando...

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“Sta minchia Prudencio, la puta mi ha deluso...”

“E' che non eri tranquillo...”

“Hai ragion, non lo ero...e che cazzo, persino andare a puttane è complicato”...

“No senor, quello complicato sei tu”...

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E comunque era matto...

Una volta si mise a urlare...

“L'urlo è l'eiaculazione del cervello” disse al medico. Mai, mai dire una cosa simile a un medico...Mai...

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Sarà che il mondo è impuro, ma tra prudenzia e urlo di gioia non c'è contraddizione...

La felicità, lo abbiamo visto, è un isolotto sotto perenne minaccia di flagello (assalto di invidiose anime nere, schegge vudù di umana stronzaggine)...

Cedete all'urlo, ma subito dopo state attenti...

Proteggetevi, come più vi aggrada, ma proteggetevi....

Pregate, cantate, sputate per terra. Fate gli scongiuri...

Oppure ascoltate Lee Scratch Perry, lui sostiene di essere un demons killer. E credo proprio che abbia ragione...

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“Prudenzia Senor...”

“Ok...”

“A meno che non si abbia fede”...

“Tu hai fede, Prudencio?”

“No, senor...ed è un peccato...”

“E perché mai?”

“Senza fede la purezza è un sintomo psichiatrico, una specie di grazia fuori posto ..”

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E se provassimo ad avercela anche noi un po' di fede?

Mica in Dio, ma nella vita...

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E mi viene da piangere se penso che non sono riuscito a proteggere quell'essere delicato...

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editoriale di splinter

I recenti accadimenti in Champions League a Madrid che hanno portato la Juve fuori dall’Europa mi hanno risvegliato i sensi su cosa sia effettivamente un calcio di rigore e quale significato abbia realmente. Pur essendo milanista rientro fra quelli che sostengono che quello concesso al Real Madrid a tempo ormai scaduto sia un regalo vero e proprio.

Non entro nel merito dell’episodio in questione (mi limito a dire che Benatia mette appena una mano sulla spalla e poi salta toccando peraltro il pallone) ma espando il discorso ad un contesto molto più generale. Vediamo sempre gli arbitri dare un rigore alla minima spinta, la minima trattenuta, il minimo contatto, il minimo incrocio di gambe; e si sentono gli opinionisti in TV dare ragione all’arbitro dicendo “il contatto c’era”, “la trattenuta c’era”, “il mani c’era”, magari sostenendo l’esistenza di un “danno procurato” (espressione che nemmeno esiste nel regolamento calcistico); o se il rigore non viene concesso si sente tirar fuori le stesse motivazioni per sostenere che doveva essere concesso il rigore. Questo atteggiamento fa dimenticare il vero spirito del gioco del calcio e allo stesso modo il vero significato di “calcio di rigore”.

Riguardo allo spirito del gioco ci si dimentica una cosa: il calcio è un gioco fisico e di contatto e in quanto tale prevede trattenute, spinte, gambe che si toccano e quant’altro… Basta soltanto vedere le mischie in area di rigore su punizioni e soprattutto calci d’angolo, quante maglie che si estendono ogni volta, quante cinture, quante mani sulle spalle; dovremmo dare 30 rigori ogni partita? Sarebbe logico se le partite finissero 10-9 solo perché ci sono state dieci trattenute in area per parte? L’abilità di chi gioca il pallone consiste proprio nel saper vincere il contrasto superando proprio quella trattenuta, quella spintarella, quell’incrocio di gambe e di mani; fischiare al minimo contatto a favore dell’attaccante toglierebbe il bello del gioco del calcio, del riuscire a vincere il contrasto con le proprie forze; semplificherebbe troppo la vita a chi attacca e il calcio perderebbe quel senso di sfida che lo contraddistingue.

E poi ci dimentichiamo del significato della parola “rigore”; i dizionari accostano la parola rigore alla disciplina, alla severità, alla durezza, a qualcosa di serio e deciso; se l’hanno chiamato “calcio di rigore” vuol dire che si prefigge di punire qualcosa di grave, di palesemente scorretto, probabilmente anche di cattivo, una trattenuta plateale, uno sgambetto vero e proprio, un tocco col braccio chiaramente largo, una spallata di quelle fatte apposta per buttare giù; questo è quello che dovrebbero sempre avere in mente gli arbitri prima di fischiarne uno ma anche chi scrive il regolamento per evitare che gli arbitri si sentano ogni volta giustificati a concederne uno. E anche il fatto che l’area si chiami “area di rigore” può voler dire che se questi falli fuori area possono anche essere fischiati lì dentro invece bisogna prestare molta più cautela. Esiste l’istituto della punizione a due in area, un’idea potrebbe essere quella di estenderla ai falli che non mostrano particolare cattiveria, i cosiddetti “falletti”, oltre che alle fattispecie già previste dal regolamento.

Ma anche voi che commentate in TV, nei bar, in ufficio e ovunque, pensateci prima di inveire contro l’arbitro!

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editoriale di Bubi

Mi piace il bello, ma è un'illusione, è incantevole vedere mille gigli che sbocciano, ma non c'è partecipazione, è solo forma, e tutta questa bellezza non vale quanto il bacio di una persona innamorata.

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editoriale di sfascia carrozze

Non so se c'avete fatto caso, ma ogni regione del nostro scalcagnato stivale ospita luoghi e località musicalmente insospettabilmente DeGenerose.

Sì, ma in che senzo direte voi?

Per offuscarVi per benino le idee già di per se sconfuse dal logorio della vita moderna fornirò qualche plateale nonché esaustivo esempio di ciò che i miei lunghi studi han portato alla luce.

Ordunque, per cercare di analizzare il fenomeno sarebbe opportuno che ciascun_ sondi per benino quella che conosce (o dovrebbe conoscere) meglio.
E allora ecco a Voi la DeGenerosa e proto-nuragica Sardigna.

Allora aiò!

Se vi dicessi che il paese Doom per antonomasia della regione non può che essere Bauladu? Lo capiscono tutti che con questo nome non può che essere così (per estensione: Bauladoom).

A Pérdasdefogu troviamo del puro e bollente Hard Rock settantiano.

In quel di Palmas Arbòrea ci troviamo chiaramente in territorio Techno-Ambient.

Lei e Uri si contendonono lo scettro del Punk.

Perfugas e Trenuraghes quello del Thrash Metal.

Noragugume ovviamente è un concentrato di puro Giappo-Noise.

Escalaplano è ovviamente un borgo di chiara matrice Prog-Metal.

La affollatissima (più che altro di pecore) Soddì è chiaramente una metropoli street-rock: anche perché di strada ce n'è effettivamente solo una.

Santa Maria Coghinas è chiaramente l'anfratto più Cristian Rock di tutti.

Putifigari si capisce subito che è prettamente Foxcore alla L7.

Villanova Truschedu non può che essere un centro (centrino) dedito al desert-rock: anche perché ci vivono davvero in pochi (305).

E poi c'è Scano di Montiferro: puro Power Metal figlio di Thor, Odino o Megaloman.

Assolo non può che essere la patria per antonomasia degli sbrodolosi Guitar-Heroes: dicono che il sindaco sia Yingwie J. Malmsteen sotto mentite spoglie.

Non ultimo Urzulei che fa un po' genere a sè: son tutti seguaci di Orzowei o di Sampei a seconda dello schieramento politico.


Ecco:
la sfida è quella di scovare in quelle vostre inutili altre regioni in cui cercate di sopravvivere, i paeselli più FreeJazzPunkInglesi e farli metaforicamente incontrare in un epico incontro/scontro musico-geopolitico che ne lascerà in piedi solo uno e (si spera) ci farà sorridere tutti quanti.

Se però non vi piace il gioco perché sapete che avete già perso in partenza, ridatemi il supertele che me ne vado a casa.
E voi continuate a giocare con le pietre.
Rotolanti.

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editoriale di lupo92

Come fanno a vendere musica in Inghilterra? Prendono un qualsiasi gruppo di ragazzi nella classica formazione rock che non hanno ancora firmato per nessuna etichetta e lo fanno conoscere come la nuova speranza del rock britannico/oltremanica. Poco importa se sia originale e genuino finché sia bravo a mettersi in scena. E funziona davvero: Col bel viso e i look da “bad boy“, i ragazzi sembrano usciti da una rivista di moda e fanno impazzire le ragazzine. The Vaccines, The Kooks ed i Courteeners ne sono la miglior prova.

Nel caso di “The Sherlocks“ basta dire che sono una delle tante band a inseguire i gusti e trend del mercato. I quattro ragazzi sono cresciuti a Bolton, una piccola città deserta, si sono formati nel proprio garage e sono già vagati di pub in pub per farsi conoscere, seguendo sempre il sonno di fare il salto. E hanno proprio dei bei brani: La ballad “Turn the clock” si fa apprezzare per gli archi sullo sfondo e la sua melodia orecchiabile e facile da ricordare. Anche “Candlelight” ha degli archi e gira intorno al tema dell'amore perduto. Il tema onnipresente nell'album.

“Live for the moment”, la title-track del disco d'esordio, venne pubblicata già nel 2014, ma non ha perso niente dalla sua freschezza. “Escapades” va sul sicuro e ha una struttura da rock ballabile allo stile dei primi Arctic Monkeys. Anche “Blue” ricorda la band di Alex Turner in termine di tonalità e struttura.

Con “Was It Really Worth It?” invece ci troviamo di nuovo sulla pista ballabile. Questo pezzo vivace e rockeggiante mette la chitarra in primo piano

“Motions” comincia in modo promettente come ballad acustica, ma dopo mezzo minuto la band torna alla solita struttura pop radiofonica con dei fischi allo stile country rockabilly. Anche “Heart of Gold” è solamente un'altra versione del pastiche di sempre. Uno dei pochi brani riusciti è “Will You Be There” grazie alla sua sonorità cruda e avvolgente. Pur avenda la chitarra troppo dominante/intensa/forte, l'insieme della traccia è convincente e rende l'ascolto piacevole.

Ma il problema sono proprio le influenze. Ci sono tante referenze, l'una allineata all'altra, senza approfondire e mettersi al servizio delle canzoni.

Quindi tutto sembra troppo pulito, eclettico ed a tratti anche sterile. Sarà difficile per loro lasciare un'impronta più di superficiale nella scena rock. Non si può certamente negare il loro potenziale, gli serve ancora trovare una propria identità.

Tirando le somme, fanno bene a prendere sul serio il titolo dell'esordio, “Vive il momento”. La loro carriera sarà breve, quindi bisogna godersene ogni secondo invece di inseguire dei piani più ambiziosi, ciò che corrisponderebbe, a detta della band, a “Chasing Shadows” (correre dietro le ombre).

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editoriale di De...Marga...

Venerdì con la compilazione dell'atto notarile ho chiuso la vendita della casa dei miei genitori a Pieve Vergonte.

Perchè da diciotto anni risiedo sulle alture di Domodossola, ma in cuor mio resterò un Pievese per sempre.

Quella casa popolare che mio padre aveva comprato a prezzo irrisorio nei primi anni ottanta e che mi ha visto crescere.

Un capitolo importante della mia vita che si conclude; tristezza e felicità si sono per settimane rincorse.

E' stata dura, durissima vendere quel piccolo appartemento; ma troppe le spese da sostenere, troppi oneri, troppe incombenze.

E visto i miei ancora purtroppo persistenti problemi con il lavoro sono stato in qualche modo costretto a vendere, anzi a svendere alla fine.

Mercoledì ho portato via le ultime cose e per l'ultima volta sono salito, da solo, in casa. Sedendomi per l'ultima volta nel letto dei miei cari genitori; ed ho pianto a lungo.

Poi sono sceso in cantina, svuotandola dal numero incredibile di "cianfrusaglie" che mia madre ha conservato nell'arco di una vita.

Ed ho ritrovato una vecchia scatola in legno che odorava di vecchio, di antico. Conteneva centinaia di foto della mia gioventù; i miei parenti, le mie nonne, i cugini dell'Abruzzo. Gli amici, i compleanni, i pranzi per la Comunione e la Cresima. Quanti brividi, quante risate, quante emozioni mi sono passate davanti.

Poi mi è capitata la foto più bella...ed è stato devastante emotivamente parlando. Mamma e papà ritratti nei primi anni settanta; abbracciati, sorridenti, bellissimi ed ancora lontani dai dolori, dalle tribulazioni degli ultimi anni.

Ho portato la foto con me dal notaio, tenendola nel taschino della camicia vicino al cuore, mentre firmavo la cessione della casa di Pieve Vergonte. Mi ha dato forza.

Ed infine, rientrato a casa nella mia borgata, ho mostrato la foto a mia figlia Elisa che più o meno ha detto così: "Caspita papà assomigli tantissimo al nonno". Ed è verissimo caro il mio Diamante Grezzo.

Ho scritto queste poche righe con sottofondo musicale "Making Movies" dei Dire Straits; il mio primo amore musicale che così tante volte avevo ascoltato in quella piccola casa popolare.

La mia vita, la mia Musica.

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editoriale di 666cosasei

Quando penso alla versione più bella che posso immaginare di me stessa penso alla trasposizione esteriore di quello che ho dentro. La cesura fra quello che vedo e quello che sento viene colmata, e la mia apparenza è uno specchio che mostra. Cosa mostra? Dolore. Un dolore come quello che si può provare davanti ad un quadro o un film, che ti fa piangere tanto per la tristezza che ti trasmette quanto per la sua innegabile bellezza. Per me non c’è bellezza senza tristezza, ma il problema è che la tristezza non è sempre collegata alla bellezza. Il fatto è che io sono la prima vittima di questo stereotipo e quando cerco di comunicare la tristezza, e il dolore, penso a delle categorie predefinite perché la forma di comunicazione che mi affascina di più è quella delle immagini, e le immagini si scontrano con la loro stessa natura per poter comunicare qualcosa che vada oltre l’apparenza. Mi chiedo come possa il mio aspetto esteriore trasmettere quello che provo, e far sì che il mio dolore sia la mia bellezza, e perché un corpo brutto sia condannato a non poter esprimere quel che prova e renderlo bello, poetico. Un corpo brutto è una tavolozza senza colori, un urlo muto, libro chiuso, una forza di gravità inesorabile che ti ributta a terra, nella terra, nella merda, nella consapevolezza di quello che sei e se c’è altro non lo vedi, perché quello che vedi ti ingloba, quello che vedi fa schifo, quello che vedi è lontano da quello che immagini, lo specchio che volevi essere funziona al contrario, e quello che vedi dentro di te è solo il riflesso di quello che sei fuori.

Probabilmente il mio desiderio di essere bella è la causa dello stereotipo secondo cui il dolore può essere comunicato solo attraverso una forma esteticamente adeguata. E per giustificare il mio banale desiderio cerco di mascherare la bellezza da qualcosa di più, una forma di comunicazione estetica, un mezzo per comunicare me stessa, quando magari alla fine non c’è niente da dire. C’è dolore senza bellezza e bellezza senza dolore. E il dolore è banale, la tristezza è banale. E’ la protagonista di tutte le opere d’arte, i libri, le poesie, e affascina sempre come se ogni volta fosse nuova e comunicata con parole diverse: proviamo tutti un dolore diverso o alla fine quel dolore è sempre lo stesso? Tendiamo tutti a poeticizzare il dolore, a unirlo a qualcosa di letterario, intenso, profondo, ma il dolore è banale come è banale essere tristi e infelici, e per di più è noioso. E nonostante questo chiede di essere riconosciuto, accettato, esternato: se non posso essere felice, allora almeno fa che io sia interessante. Fa che il mio dolore sia più bello di quello degli altri, che mi renda una persona più bella. Ma il dolore non rende nessuno migliore se lo usa come arma, aumenta solo la sensazione di rabbia e frustrazione, perché ti fa credere di meritare di più per il semplice fatto che lui è lì con te. Io penso sempre che meriterei di essere bella, ma questo probabilmente mi renderebbe meno triste, e non avrebbe giustificazione allora.

Bellezza e dolore hanno molte cose in comune: sono realmente incomunicabili, sono ingiustificati, tuttavia hanno bisogno di essere esternati e giustificati, e pensano di renderti una persona migliore. A livelli diversi sono fondamentali nell’immaginario collettivo ed hanno svariate forme di rappresentazione, che tendono spesso all'esagerazione, Sofferenza e bellezza sono delle ottime muse e, come delle muse, da sole non bastano per creare una poesia. (Sono una persona terribilmente triste e non sono nemmeno un artista, Dio devi proprio odiarmi vero?)

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editoriale di zaireeka

Immagino che molti abbiano letto sui giornali e visto in tv il racconto e le immagini di quanto successo nell’ormai famoso bar della Romanina, nella scorsa domenica di Pasqua.

Io sono fra quelli, e voglio dire quello che penso, per cui sarò, insolitamente, molto diretto, molto poco lirico e non poco prosaico.

Ecco quello che farei:

1) Leverei la cittadinanza italiana a tutti i responsabili del pestaggio nel bar (pare appartenenti al nobile clan dei Casamonica e Associati)
2) In quanto non più cittadini italiani li trasporterei con un elicottero in mezzo al mare giusto per buttarli sopra uno di quei barconi della speranza che navigano spesso in acque tempestose a metà strada fra la costa libica e quella italiana
3) Alla maniera di L’arancia Meccanica di Kubrick metterei loro degli apparecchi agli occhi in modo tale che li debbano tenere bene aperti per ben rendersi conto della drammaticità della situazione (per la musica di sottofondo fate voi..)
4) Dopo averli fatti ambientare, al loro posto sceglierei un ugual numero fra quei disperati, invalidi e bambini preferibilmente, da portare ed accogliere in Italia al posto loro
5) Alla fine, non meno importante, continuerei ad insistere nei confronti dell’Europa sulla necessità di condividere e continuare nelle operazioni di soccorso umanitario dei migranti nel mediterraneo e non solo.
6) Al contempo però metterei una clausola alla suddetta richiesta: se alle vostre coste o ai vostri confini doveste vedere arrivare dei tipi dalla carnagione meno scura degli altri e dall’accento non proprio africano, mandateli pure direttamente da Orbán.

Il prossimo governo, quando ci sarà, se ci sarà, tecnico o di qualunque colore politico sia, e’ avvisato.

Ne tenga per favore conto.

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editoriale di CosmicJocker

Voglio voglio voglio vorrei avere l' Erba Voglio ma non solo per me vorrei che tutti avessero l' Erba Voglio o in mancanza di questa vorrei dell'erba sì voglio dell' erba ma non solo per me la vorrei per tutti voglio voglio voglio non essere qui e non voglio esserlo ora vorrei piuttosto scopare stasera ma la vedo grama perché la mia donna non vuole e allora voglio almeno che questo dente mi lasci in pace cazzo voglio un' otturazione come si deve ma non voglio pagarla con troppo sangue voglio voglio voglio che sul DeB si parli di più di musica elettronica e dilatazioni esistenziali voglio che Buzz ritorni e voglio parlare di poesia violenza e pestilenza voglio voglio voglio bere e dimenticare che voglio e lo voglio troppo per cui un altro bicchiere per dimenticare che voglio voglio voglio ma in realtà voglio solo ricordare ricordare che voglio voglio e ancora voglio

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